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RIVAROLO. Canavese in visibilio per Padre Pio

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È indescrivibile l’aria che si respira negli ultimi giorni nell’Alto Canavese. Un fermento inimmaginabile, la gioia di una comunità di fedeli, l’orgoglio dell’appartenenza. In provincia di Benevento, a Ginestra degli Schiavoni al civico 23 di via Roma, su di una porta di legno è comparso il volto di Padre Pio. A 1000 chilometri da noi, almeno sulla cartina, ma ad un centimetro dal cuore. Proprio nell’Alto Canavese, tra Rivarolo, San Giusto e Ozegna, vive una folta comunità ginestrese. Così come tanti altri meridionali,  Una comunità che non può far altro che festeggiare, festeggiare e festeggiare.

A San Giusto

Ciò che colpisce è che la casa del miracolo appartiene ad una famiglia che oggi vive a San Giusto, la famiglia Resce-Boffa. L’abitazione fu costruita tra la fine dell’800 e i primi del ‘800 da Giuseppe Riccio. Una delle figlie, Rosaria, sposò Giovanni Resce. Dal matrimonio nacque Rosa Resce, attuale proprietaria insieme ai restanti eredi. Proprio Rosa vive a San Giusto da decenni, così come il figlio Retano Boffa. “Abbiamo appreso la notizia da un cugino rientrato dall’estero, che torna a Ginestra tutti gli anni – racconta -. Alcuni cugini che abitano ancora lì ci hanno confermato tutto”. La famiglia non può che credere al miracolo. “Non abbiamo elementi da valutare – prosegue – ma qualcosa c’è, è oggettivo, evidente”. Così evidente che l’emozione è grande. “Mia mamma vorrebbe tornare a Ginestra dopo un po’ di anni – aggiunge -. Ormai quella casa è diventata una sorta di luogo di culto, sembra un vero e proprio pellegrinaggio. Siamo tutti orgogliosi, per noi ginestresi è un segno”. Anche perché la comunità è strettamente legata alla figura del santo con le stimmate. Un gruppo di fedeli devoti, appena una decina di anni fa, ha realizzato una stata in suo onore. C’è anche un’associazione culturale e religiosa. “In fondo Ginestra è a 30 km da Pietrelcina, così come San Giovanni Rotondo – sottolinea Boffa -. Ma ci sono tutta una serie di coincidenze. Ad esempio il 23, numero civico della casa, è proprio il giorno della morte di Padre Pio”.

A Ozegna

Sembra incredibile ma un altro canavesano è coinvolto nella vicenda, anche se indirettamente. Il sindaco di Ozegna, Sergio Bartoli, è un ginestrese doc. La sua casa è situata proprio di fianco a quella del miracolo. Non riesce proprio a trattenere la gioia incontenibile. “Sono decisamente impressionato – commenta stupito -. Appena vista l’immagine di Santo Pio sulla porta accanto a quella di casa mia, non ho potuto trattenere un fremito. Noi ginestresi siamo molto devoti a Padre Pio. Combinazione proprio a ferragosto mi ero recato su invito ufficiale del sindaco (nonché mio amico d’infanzia) Zaccaria Spina a presenziare alla celebrazione della Madonna dell’Assunta e nulla lasciava presagire che un evento di questa portata si sarebbe verificato ad un mese di distanza. Appena avuto notizia dell’accaduto ho chiamato il sindaco che mi ha raccontato lo stupore di tutto il paese nel trovarsi l’immagine del nostro amato Santo sul portone di una casa. Anche qui nel Canavese abbiamo una comunità di ginestresi trasferitasi diversi anni or sono e a loro si deve la bellissima statua di Santo Pio fatta erigere a Rivarolo. Sicuramente è un segno importantissimo per noi fedeli e so che il mio amico e collega Spina ha già avviato tutte le procedure con la Curia per seguire l’iter che si segue appunto in casi fenomenali come questo”.

Rivarolo

Non c’è solo la statua di Padre Pio, a Rivarolo. C’è una folta comunità di ginestresi che ha anche dato vita, nel 1991, all’Associazione Ginestrese. Sono circa 300 persone che organizzano eventi e manifestazioni per stare insieme e ricordare, in momenti anche un po’ amarcord, la bella Ginestra.

Si vede proprio che c’è il volto di Padre Pio, è chiarissimo – commenta stupito Romano Sangiorgi, del direttivo -. Abbiamo parlato con i ginestresi, abbiamo visto filmati su internet, sappiamo che arrivano ogni giorno centinaia di visitatori”. Se la curia dovesse “ufficializzare” il miracolo, potrebbe scattare quasi in modo automatico il via all’organizzazione di un vero e proprio pellegrinaggio. “Per adesso è prematuro, non abbiamo in mente nulla, aspettiamo come si evolvano le cose e poi vediamo – conclude Sangiorgi -. Noi ci crediamo e siamo orgogliosi, per noi è un dono. Il paese stava quasi morendo e questo miracolo contribuirà ad attirare tanta gente”.

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