Home / Torino e Provincia / Rivara / RIVARA. Comunità rurali nel Basso medioevo Rivara, Forno e Busano
Il castello di Rivara, costruito sulla rupe che costeggia il Viana. Le comunità comprese nella castellata rivarese, elencate negli Statuti del 1382, sono tre: Ripparie, Furni Ripparie e Buzzani (Rivara, Forno e Busano)

RIVARA. Comunità rurali nel Basso medioevo Rivara, Forno e Busano

Per quanto riguarda la castellata di Rivara, i primi statuti risalgono al 1382. Già da una prima lettura risalta l’influenza esercitata su di essi dalla raccolta statutaria di Valperga, al punto che ci si trova quasi di fronte ad una copia degli statuti del 1350.

Più interessante è invece l’analisi delle franchige concesse nel 1390 agli abitanti di Rivara e del suo territorio dal marchese Teodoro di Monferrato che, al pari di quelle ottenute dagli uomini di Valperga nel 1387, testimoniano una parziale riduzione degli oneri a carico dei sudditi dei signori di Rivara; nel documento vediamo come gli abitanti delle varie comunità siano rappresentati da propri ufficiali.

Ma a differenza di Valperga, per la comunità di Rivara possiamo fare riferimento a documenti risalenti al XIII secolo, contenuti nel cartario di S. Maria di Belmonte e di San Tommaso di Busano.

In uno di questi, risalente al 1233 e riguardante la cessione fatta dal conte Guglielmo di Valperga alla chiesa di Belmonte dei diritti che egli deteneva su di una casa in Rivara, già possesso dell’ente ecclesiastico, viene disposto che tale abitazione “sit libera ab omni exactione et sordidis muneribus neque liceat aliqui consulum vel hominum Riparie predictam domum gravare aliqua occasione potestatis Canapitii seu consortum vel alicuius comunitatis comunis Riparie in fodris seu in taliis vel col[l]lectis seu aliquibus exationibus”.

Sempre in un documento dello stesso anno il “dominus Bertoldus comes Valpergie” stabilisce che la chiesa di Belmonte “sit libera de omni exactione potestatum” e ordina che gli uomini di Rivara e di Prascorsano “non audeant seu [presumant] taleam nec aliquam condicionem comunitatis vel potestatum exigere seu extorquere”.

Questi due importanti documenti mostrano come la comunità di Rivara nella prima metà del ‘200 si sia già organizzata a comune e sia dotata di una propria autonomia amministrativa che le consente di riscuotere delle imposte dagli abitanti del territorio comunale.

Altre notizie sulla comunità di Rivara le ricaviamo da un repertorio di atti rogati nel corso del Duecento e raccolti in una copia del 1354, autenticata dal vicario della chiesa d’Ivrea Giacomo di Pertusio.

In uno di questi documenti, risalenti al 1222, è riassunta la sentenza pronunciata contro “Petrum Magam et Guglielmum Rubeum”, consoli di Rivara, i quali pretendevano di assoggettare al pagamento del “fodrum potestarie comunis Canapisii” gli uomini di Busano e la chiesa di S. Maria di Belmonte per un’abitazione che essa possedeva nel territorio di Rivara.

Si tratta di una controversia sorta tra il comune di Rivara e l’abbazia della Fruttuaria, dalla quale dipendevano le chiese di San Tommaso di Busano e di Santa Maria di Belmonte.

In essa è evidente il tentativo dei consoli di Rivara di estendere la riscossione del fodro – destinato ad essere utilizzato per il salario del podestà del “comune del Canavese” – agli uomini di Busano, ricorrendo addirittura al pignoramento in caso di mancato pagamento. Alla loro pretesa si opponeva il sindicus della Fruttuaria, il quale sosteneva che tali uomini erano da “longissimo tempore” soggetti alla signoria della Fruttuaria.

La stessa questione si ripropone in un documento del 1233. Qui il conte Guglielmo di Valperga, a nome degli uomini di Rivara, dei quali era sindicus, sostiene che gli uomini di Busano in passato avevano sempre versato il fodro assieme agli uomini di Rivara.

Come ulteriore prova della comune dipendenza degli abitanti dei due villaggi dai conti di Valperga, adduce la partecipazione degli uomini di Busano, assieme a quelli di Rivara, alle spedizioni militari ordinate dai domini, nonché il contributo da essi offerto per la riscossione della taglia destinata al pagamento del salario del podestà del consortile.

Allo scopo di dimostrare l’appartenenza degli abitanti di Busano alla vianentia (ossia alla vicinantia) di Rivara, il conte Guglielmo sostiene che tali uomini riconoscevano l’autorità degli ufficiali della comunità di Rivara.

Tra questi sono menzionati i camparii e i consoli, quest’ultimi incaricati di stabilire il periodo in cui nel villaggio di Busano si possa dare inizio alla mietitura del grano. Alla sentenza favorevole alla Fruttuaria se ne aggiungerà un’altra del 1240, dove verrà confermato che il monastero della Fruttuaria e la chiesa di San Tommaso di Busano “a quadraginta annis citra et ultra tenerunt et possiderunt in pace et quiete totam villam Busani cum omnibus suis finibus et apertinensis et dictos homines ibi habitantes in fodro, banno et successiones”.

Si tratta di una lunga controversia, nella quale entrambe le parti cercano di presentare il maggior numero di prove per ottenere un favorevole pronunciamento del giudice, rappresentante ora del podestà del Canavese, ora del podestà imperiale.

Al possesso di beni e diritti nel villaggio di Busano per un periodo superiore a 40 anni, esibito dal sindicus della Fruttuaria, il comune di Rivara oppone l’inclusione nella propria vicinantia, ossia nel proprio territorio comunale, degli abitanti di Busano; questa dipendenza da Rivara è riscontrabile nell’elenco di servizi cui gli uomini di Busano sono tenuti nei confronti del comune di Rivara nonché nella presenza di alcune limitazioni a cui gli stessi abitanti sono sottoposti, quale il divieto di procedere alla mietitura del grano senza il permesso dei consoli di Rivara. Dall’analisi di questi importanti documenti possiamo formulare alcune considerazioni sull’organizzazione del comune di Rivara e sui suoi rapporti con i conti di Valperga nonché sulla sua estensione.

Per quanto riguarda il primo punto notiamo come i consoli, già menzionati nella documentazione edita dal Frola, rivestano un ruolo importante all’interno della comunità, dal momento che è a loro riservata la riscossione delle taglie, sia quelle destinate al pagamento del podestà sia quelle imposte per i fabbisogni della collettività.

Il peso esercitato dal potere signorile sugli abitanti del territorio lo si deduce dal fatto che la carica di sindicus di Rivara è esercitata da un membro della famiglia dei Valperga, che però non viene presentato come podestà.

Dato che il definitivo radicamento della suddetta stirpe comitale in questa area – con l’assunzione del titolo di domini Riparie – avverrà in un’età successiva, è possibile che solo allora abbia fatto la sua comparsa in Rivara, ora centro di un nuovo dominatus loci, la figura del podestà signorile; in tal caso si registrerebbe una consistente diminuzione dell’autonomia amministrativa del comune nel corso della seconda metà del Duecento. Benché questa rimanga una semplice supposizione, sembra strano che tale ufficiale, nel caso in cui sia già stato presente nella prima del Duecento, non sia stato menzionato all’interno della documentazione, dal momento che proprio a lui spetta solitamente la direzione della politica comunitaria.

Il contributo offerto dagli atti relativi alla lunga controversia tra i conti di Valperga e l’abbazia di Fruttuaria risulta fondamentale per delineare il territorio controllato dalla comunità di Rivara.

Al riguardo il Pola Falletti afferma che “il comune di Rivara in origine si estendeva su Busano e Forno”, sostenendo al riguardo che i paesi “si trovavano fin dai tempi di Emerico uniti al feudo di Rivara, e in seguito [furono] riuniti sotto il ramo dei Valperga-Rivara”; inoltre è significativo il fatto che “a Rivara dovevano tenersi le sedute consigliari sotto il podestà di Rivara”.

Lo stesso autore aggiunge poi che “solo molti secoli dopo Busano e Forno acquistarono a poco a poco la loro autonomia amministrativa da Rivara”.

Se per quanto riguarda Forno la dipendenza da Rivara pare già attestata agli inizi del Duecento, dal momento che non abbiamo traccia nella documentazione a noi pervenuta nè di tentativi degli uomini di questo villaggio di ritagliarsi una certa autonomia amministrativa né tantomeno della presenza di consoli (del resto le due località sono separate da una brevissima distanza), per quanto riguarda Busano la questione è più complessa.

Infatti, come abbiamo visto nel paragrafo introduttivo, i discendenti di Emerico, prima di essere definitivamente sopraffatti dai conti di Valperga, avevano consegnato nel 1114 il monastero di Busano nelle mani dell’abate della Fruttuaria.

Proprio tale concessione, cui fanno implicitamente riferimento le rimostranze dei sindici dell’abbazia nel corso del Duecento, farà sì che la penetrazione dei signori di Valperga nel territorio di Busano sia più lenta di quella verificatasi nelle altre aree facenti parte del dominio dell’antica aristocrazia.

La stessa abbazia dovette alla fine cedere e sul villaggio di Busano si estenderà l’egemonia dei signori di Rivara. Infatti nella parte conclusiva degli statuti del 1382 è riportato che la loro promulgazione è avvenuta “presente toto populo Ripparie, Furni Ripparie et Buzani”.

Per quanto riguarda questi stessi statuti, essi risultano quasi identici a quelli di Valperga; la ragione di questa forte somiglianza è da ricercare nell’appartenenza dei signori di Rivara alla famiglia dei conti di Valperga, alla cui codificazione essi fanno riferimento una trentina di anni dopo nella concessione degli statuti agli abitanti della castellata di Rivara.

* Tratto da Comunità rurali canavesane nel Basso Medioevo, Cumbe Edizioni, Castellamonte 2004

Articolo tratto dalla

Rivista Canavèis

Giovanni Riccabone

Commenti

Blogger: Redazione

Redazione

Leggi anche

VISCHE. La storica Cassa Rurale di Vische.Oltre un secolo di vita

Molteplici sono le peculiarità della comunità di Vische, ma quella che rappresenta forse al meglio …

RIVARA. Sfida tra start-up con il GAL

Una sfida entusiasmante per ideare e creare soluzioni innovative che incrementino il turismo nel nostro …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *