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Vigili del fuoco

RIVA PRESSO CHIERI. Brucia azienda famiglia, vendetta per ruolo sminuito

Voleva vendicarsi di matrigna e fratellastro che, a suo dire, dopo la morte del padre l’avevano estromesso dall’attività di famiglia. E’ questa l’ipotesi fatta dagli investigatori per il gesto di Alessandro Vittone, 39 anni, che, nel cuore della scorsa notte si è intrufolato nel capanno della Vittone Srl, una ditta di riparazione di macchine agricole a Riva presso Chieri, nel torinese, e ha appiccato un incendio. L’episodio a pochissimi giorni di distanza dall’esplosione in una cascina di Quargnento, in provincia di Alessandria, in cui hanno perso la vita tre vigili del fuoco, Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo. Per quella tragedia è stato fermato Giovanni Vincenti, il proprietario del podere che ha confessato di aver provocato lo scoppio per frodare l’assicurazione. Vittone, invece, al momento si è chiuso nel silenzio, senza fornire agli investigatori nessuna spiegazione. Ma agli inquirenti il movente appare chiaro. I carabinieri l’hanno arrestato questa mattina all’alba: a incastrarlo sono state le telecamere di sorveglianza dell’attività. Nei filmati, analizzati dagli investigatori dell’Arma, lo si vede entrare ed uscire dal capanno in via San Giovanni 19/b, dove poco dopo sono divampate le fiamme. Il rogo è stato domato dai vigili del fuoco e il calcolo dei danni è ancora in corso. Parte dell’edificio è andata distrutta e quattro veicoli che i familiari avevano posteggiato nella tenuta, una Opel, una Golf, una Mitsubishi e un macchinario per l’edilizia, sono andati in fumo. Il capanno è stato sottoposto a sequestro e le indagini, coordinate dal magistrato Patrizia Gambardella, proseguono per capire come Vittone ha provocato l’incendio. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è che l’uomo abbia appiccato il fuoco utilizzando un accendino e alcuni solventi che erano custoditi nella ditta. Nelle prossime ore, il 39enne, assistito dall’avvocato Francesco Gambino, comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo. Già noto alle forze dell’ordine per maltrattamenti in famiglia, Vittone non faceva mistero dei suoi dissapori coi familiari. Dopo la morte del padre, il 13 settembre scorso, si sentiva messo da parte dalla matrigna e dal fratellastro, con i quali gestiva la ditta. Raccontava di dissidi di natura patrimoniale con gli altri soci. Dissidi che, secondo i carabinieri, l’avrebbero portato a maturare un desiderio di vendetta tale da dare alle fiamme l’attività.

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