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Rissa per un motorino. Condannata la famiglia Maglietto

Maxi rissa a Cuorgnè per un motorino rubato. Per questo sono finiti a processo, presso il Tribunale di Ivrea, i componenti della famiglia Maglietto di Castellamonte con contestazioni diverse che andavano da rissa, lesioni e danneggiamenti a ricettazione e riciclaggio. Per loro il Pm Ruggiero Crupi aveva chiesto severe condanne, da 1 anno e 4 mesi a 4 ani e tre mesi di reclusione.

Il collegio, presieduto dal giudice Carlomaria Garbellotto, ha invece derubricato alcune accuse e cocesso le geeriche, accogliendo in parte le richieste formulate dalla difesa. Luca Maglietto (avv. Alessandra Bazzaro) è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, il padre Piermario (avv. Valeria Basile) ad 1 anno e 4 mesi, la sorella Moica (avv. Anna Ronchetto) a 7 mesi con la condizionale. Inoltre per la madre Luigina Teresina Bria (avv. Leo Davoli) soltanto 300 euro di multa e per l’amico di famiglia Roberto Bugni Batte (avv. Raffaella Orselli) 3 mesi di reclusione.

I fatti risalenti all’ottobre del 2012. quando le persone offese, i fratelli Robert e Kola Fatos (costituiti parte civile con l’avvocato Fabrizio Bonfante e già giudicati per rissa in un processo parallelo con rito abbreviato), avvistano a Valperga un motorino Phantom Malaguti. Lo riconoscono come appartenente alla fidanzata del terzo fratello, precedentemente sparito nel nulla, ma su cui risulterà essere apposta la targa proveniente da un altro mezzo intestato ad un eritreo e a sua volta rubato, secondo le indagini, nel 2008. I due fratelli decidono quindi di darsi all’inseguimento finchè il guidatore del ciclomotore, Luca Maglietto, si ferma. I tre finiscono a casa degli imputati per chiarire la faccenda. Ma il confronto finisce in rissa. In quel frangente gli uomini vegono alle mani tra loro, riportando tutti 5 giorni di prognosi presso il Pronto Soccorso, tranne il Piermario, che non si fece visitare. Compaiono delle armi, una pistola e dei martelli da carpentiere poi sequestrati e finisce distrutta la vettura dei Kola. Nel frattempo la figlia Monica e il Bugni Batte si sarebbero occupati di far sparire il motorino.

I Carabinieri di Pont e Cuorgnè, che intervennero sul posto e svolsero le indagini, hanno ricordato durante le ultime udienza, che gli animi erno molto caldi ed hanno illustrato gli accertamenti relativi alle proprietà e ai ritrovamenti ricordando che era tra l’altra giunta una telefonata secondo cui il ciclomotore si trovava in una rimessa a Valperga, dove invece fu rinvenuta una bicicletta mentre l’oggetto del contendere venne individuato in Vicolo Scorso, vicino all’abitazione dei Maglietto.

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