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Ricordi e utopie. Giornata della memoria il 27 gennaio a Ivrea

La Memoria è potente, raccoglie e rinforza la Storia. Fra poco sarà il 27 gennaio, Giornata dedicata alle vittime dei lager, poi il 29, col ricordo dei Caduti di Lace, infine il 25 Aprile, Festa della Liberazione. Sono giorni lievi, tuttavia pesanti per le tante incombenze. S’aggiungono sempre più problemi: avanzata delle destre, razzismo, xenofobia, disastri ambientali, guerre, sofferenze. Ciascuno è una pietra da portare…

Talvolta, la stanchezza pesa sulle spalle, ed ancor più nell’animo. Ti domandi se le memorie che tu conservi gelosamente nello scrigno dei ricordi, abbiano significato e valenze durature, se possano essere comprese e fatte proprie dagli altri, o se non siano vaghe ombre che il tempo cancellerà.

Te le ricordi, le serate estive, serate d’altri tempi, nei paesi pigri, sulle strade ancor calde di sole, in cui si consumava il rito delle chiacchiere. Giovani che a te, bambino, sembravano irrimediabilmente adulti, vecchi, e che invece lo erano soltanto nel cuore, nelle esperienze vissute, pur nell’età in cui si avrebbe diritto, ancora, ai sogni ed al futuro.

Ti sembra di riascoltare, quelle parole sussurrate, che correvano fra i vicoli, sino alle vecchie mura del castello, dove si aprivano i vigneti. Parole quasi incomprensibili ad un bambino. Racconti di guerra, violenze, morti date e ricevute. Parole a tratti lievi, che di colpo cedevano alla dolorosa consapevolezza dell’esserne stati protagonisti, e di colpo diventavano pesanti, e s’incupivano nella notte. Solo un fioco lampione ne era testimone, ed un bimbo nascosto oltre l’angolo di mattoni.

E ci ripensi, e ti rendi conto che quelle frasi a mezza voce, interrotte da lunghi silenzi, si sono addensate in te, e ne hanno formato una prima, grezza coscienza.

Passerà del tempo, prima di elaborare il concetto. Lunghi anni, e poi il quadro si delinea, finalmente chiaro: tu sei loro, ne hai preso in consegna il testimone, sei un passaggio consequenziale, testimone dei Testimoni. Ne hai ereditato le storie ed assunto il dovere morale: ti tocca ricordare. Come una fontana che ritrova una nuova sorgente, pur se l’acqua era già lì molto prima di te, ecco un nuovo sgorgare, ancora limpido e fresco, perché non è il tempo a darne sostanza, ma la cristallina trasparenza dell’acqua.

Ti domandi se altri ne berranno, ne dubiti. Faticoso diventa portare in giro vecchie storie.

Somigliano tanto ai miti eterni, quei racconti di giovani che scelsero e ne pagarono le conseguenze: mitra in spalla, zaino logoro, scarponi, e via, per le mulattiere impervie, armati di buone gambe, soprattutto, ché quella era la Resistenza: scarponi, qualche castagna in tasca e l’incoscienza dell’età. Un buon soldato deve essere giovane, valeva per gli oplìti di Alessandro, per i legionari romani, vale ancor oggi. Cambia soltanto, di volta in volta, lo scopo, l’ideale.

E certo, ciò che muoveva quei giovani che chiamarono Partigiani, era il più nobile che si potesse immaginare: non soltanto liberare la propria terra da uno straniero odioso, da un fratello che aveva perso ogni senso di umanità, ma soprattutto combattere per una libertà mai provata prima, per una democrazia di cui non si aveva esperienza. E poi… per una giustizia ed una solidarietà che si era fatta carne e sangue e lacrime sulle trincee della Prima Guerra mondiale, sulle pianure e sierre di Spagna, sulle steppe russe.

Giovani e belli, perché gli Eroi non possono essere diversamente, e le ragazze li amano, e “Ciao, bella, ciao” anche se riposano in un fazzoletto di terra. I fiori non gli mancheranno, e nemmeno i sogni.

Così pensi, e ti domandi che ne sarà di tutto ciò alle generazioni successive. Ti rianimi e commuovi alle cerimonie della memoria, nell’ascoltare vecchie canzoni, poi torni a domandartelo…

E’ così ogni volta: rammenti una Festa della Liberazione di qualche anno fa, ed il Teatro Giacosa colmo che applaude a lungo D’Artagnan; i canti sapienti del Coro Bajolese e di quello Salese; quelli estemporanei delle piazze; l’arte di Fabrizio; la chitarra di Luciano; gli amici che sono con te in quest’avventura; il rinnovarsi degli entusiasmi dei giovani … e capisci che l’acqua della sorgente non termina alla fontana. Prende sue vie misteriose, riappare come un fiume carsico dove meno te l’aspetti.

Capisci che la Resistenza non è mai stata così viva. Fenice che rinasce da sé stessa e si rinnova continuamente. Il testimone trova sempre nuove voci.

Scorre il fiume… Fischia il vento e Bella ciao e l’impegno che continua. Le utopie possono diventare realtà.

Mario Beiletti

IL 27 GENNAIO

Nel 1945 i superstiti dei lager trovavano forti ostilità perché nessuno voleva sentire i loro angoscianti racconti. Ma, anche se è difficile ascoltare e immedesimarsi, occorre trovare motivi di impegno affinché quel che è stato non succeda più. Ieri come oggi non dobbiamo voltare la testa. A chi era dietro i reticolati nazisti, a chi lo è oggi nelle frontiere chiuse, dobbiamo dare solidarietà.   Il 27 gennaio 2020, fra le tante ricorrenze della Memoria in Ivrea, l’Anpi ha scelto di ritrovarsi nuovamente nella propria sede in via Dora Baltea 1. Anche quest’anno, nella data precisa in cui le truppe sovietiche liberarono il lager di Auschwitz-Birkenau 75 anni fa, rifletteremo su quanto successe e offriremo una restituzione del nostro viaggio ad Auschwitz -Birkenau e Cracovia (Museo Schindler) con la…

• Proiezione di un video inedito realizzato appositamente per questa serata.
• Seguiranno letture e la musica di Luciano Cesca.
• Concluderemo con un rinfresco che, seppure rustico, “alla partigiana”, sostituirà benissimo la cena, condividendo in amicizia lo spirito di una data fra le più simboliche del Novecento.

Occorre infatti dare un significato non vuoto a questa giornata, per assumersi ciascuno la propria responsabilità oggi e per il futuro, affinché quanto successe non abbia a ripetersi mai.

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Mario Beiletti
Oh bella ciao

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