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Referendum: vince il Sì ovunque, tranne che a Vidracco e Casalborgone

È andata a finire così com’era logico andasse a finire. Schiacciante la vittoria del “Sì” al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari che ha visto un italiano su due – affluenza al 53,84% –  recarsi alle urne nelle giornate di domenica e lunedì. Il popolo conferma quanto deciso dai parlamentari che con un’operazione da mannaia più che da bisturi hanno scelto di decapitare 115 teste al Senato e 230 alla Camera. Tocca quasi il 70% il fronte del Sì (69,6%), mentre i “No” si fermano ad un misero 30,4%. In Piemonte i sostenitori del taglio dei parlamentari sono sotto la media nazionale al 68,41%, a Torino e provincia ancora meno, con il 67,15%. 

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Nel nostro territorio il “Sì” trionfa con la più larga maggioranza nel Comune di Frassinetto: 88,8%. Sopra la soglia degli 8 elettori su 10 desiderosi di tagliare deputati e senatori ci sono anche Carema (85,35%), Monastero di Lanzo (82,24%) e Lemie (81,69%).

Il “No” ha vinto solamente in due comuni due. Nettamente a Vidracco, (67,23% contrari alla riforma) e un po’ meno a Casalborgone, roccaforte dell’ex assessore regionale Gianna Pentenero (accanita sostenitrice del “No”), dove i favorevoli si sono fermati al 47,42%. 

Quello di oggi è stato il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica. Gli appuntamenti precedenti sono stati quello del 2001, dedicato alla riforma del Titolo V e che vide prevalere il ‘sì’; quello del 2006, sulla cosiddetta ‘devolution’, quando invece prevalse il ‘no’; quello del 2016, per un progetto di riforma della seconda parte della costituzione targato Renzi, e ancora una volta si impose il ‘no’. In media con gli altri appuntamenti costituzionali l’affluenza registrata. La percentuale di partecipazione, non vincolante per il raggiungimento del quorum, è stata come detto del 53,8%, con i picchi massimi registrati nel Nord, come confermano gli esiti della Valle d’Aosta (73,5%), Trentino Alto Adige (70,9%) e Veneto (67,5%); affluenza più contenuta al Sud, nonostante il 61% della Campania, confermata però dal 35,7% della Sardegna e dal 45,2% della Calabria. 

Soddisfatta la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che a urne chiuse ha sottolineato “la particolare complessità di queste elezioni”, evidenziando però come “la macchina dello Stato abbia fatto fronte a tutte le difficoltà nonostante il Covid e le elezioni si sono svolte in tutta sicurezza. E’ stata una prova molto impegnativa e ringrazio – ha aggiunto – tutte le istituzioni, le prefetture, i Comuni, gli scrutatori, le forze di polizia e la parte del volontariato e della Protezione civile che ci ha aiutato per la parte sul voto da accogliere in casa”. 

Lamorgese ha poi ricordato che “sono 375 i comuni che hanno trovato seggi alternativi alle sedi scolastiche è stato avviato un tavolo perché quanto prima si vada avanti su questa strada per evitare che si debba votare nelle strutture scolastiche”. Tra le regioni ‘monitorate’ dal Viminale l’affluenza maggiore l’ha fatta registrare il Veneto, con un’affluenza del 61,1% (contro il precedente 57,7), seguito dalla Puglia con il 56,4% (51,1%), dalla Campania con il 55,5% (51,9) e dalla Liguria con il 53,4% (50,6). Nelle comunali svetta per affluenza l’Umbria, che ha archiviato un 76% (73,4) anche se le urne hanno interessato soltanto 6 piccoli centri, ma anche la Campania con un ragguardevole 70,7% (72,1), raccolto in 85 comuni. Fanalino di coda il Molise con il 53,3% (56,2). Il governo ha valutato “con soddisfazione” i dati sull’affluenza: “Gli italiani hanno offerto una grande testimonianza di partecipazione democratica sia per quel che riguarda il quesito referendario sia per le competizioni elettorali territoriali. L’Italia – hanno sottolineato fonti della Presidenza del Consiglio – ha dato concreta prova di efficienza e gli italiani hanno dimostrato un forte attaccamento alla democrazia”.

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