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Re Arduino

Arduino è stata l’unica persona negli ultimi mille anni che sia venuta a Ivrea senza andare a lavorare all’Olivetti.

Egli nacque a Pombia nel 955, quando lo zoo safari non c’era ancora. Suo padre era Dadone, una grossa figura geometrica, e sua madre era figlia di Arduino detto il Glabro, da cui si presume che il futuro re d’Italia doveva essere una specie di Lucio Dalla. Fu sposato con Berta degli Obertenghi, figlia di Oberto II, antenato dei Malaspina e degli Estensi.

Insomma, mica pizza e fichi. Ma soprattutto, vi prego, sedetevi: Oberto II, oltre a tutte queste belle cose, era pure Margravio di Milano!!! Vi rendete conto? Non è che Margravi di Milano ne nascano tutti giorni. Se non sapete cosa sia un Margravio, fate come me, andatevelo a cercare.

Fatto sta che intorno al 990 il Marchese di Ivrea, il mitico Corrado Conone, famoso per la sua partecipazione al Grande Fratello Vip, trovandosi senza eredi, consegnò il titolo, col consenso dell’Imperatore Ottone III (dal nome facile fosse leghista, l’ottone è una lega). Tenete conto che la Marca di Ivrea a quel tempo era un feudo coi controcazzi, che comprendeva gran parte del Piemonte e anche un pezzetto di Lombardia, la Lomellina.

Ora, si dà il caso che, su tale territorio, il dominio del Marchese era temperato da un ruolo potente dei vescovi. Ecco, Arduino non era esattamente soddisfatto da questa condivisione, forse perché non era ancora abituato ai social. Quindi entrò presto in conflitto con prelati di Ivrea, Vercelli e Novara. La cose arrise meno che a tutti all’Episcopo della città dei Bicciolani, che vi rimase decisamente secco, nell’incendio del Duomo; un po’ come i Bicciolani, appunto.

Il Vescovo di Ivrea, Warmondo, non accolse troppo bene questo evento. E rispose con due Scomuniche al Marchese. Nel 999 il nuovo Papa, Silvestro II (solo il primo era un gatto, questo no), già che c’era lo scomunicò direttamente a Roma senza passare dal via. L’Imperatore Ottone da par suo fece ulteriori dispetti togliendo il feudo a Arduino e a tutta la palazzina sua. Solo che pure il boss non era immune dal vizio di morire, e raggiunse il picco di tale perdizione nel 1002, quando appunto morì. Arduino non perse l’occasione, e si fece nominare re d’Italia a Pavia. Un vero sborone. Si mise in testa la Corona Ferrea, chiamata così non perché fosse da pezzenti, ma perché si diceva contenesse un chiodo della Croce.

E con quella ne avevano battuti, di chiodi.

Da quel momento iniziò a difendere il titolo (pesi gallo) dall’altro pretendente, il nuovo imperatore Enrico II. Mai una

gioia. Da principio le cose sembravano mettersi per il meglio, dopo una vittoria in Veneto e la conquista della Marca di Verona.

Ma presto i crucchi fecero il loro solito 8 settembre, invadendo l’Italia. Arduino per un po’ cercò di fare finta di niente, continuò a governare, a battere moneta, finché fu costretto a rifugiarsi nel castello di Sparone, dove iniziò il lockdown. Tenne duro a lungo, perché l’assedio lo comandava solo il nuovo Vescovo di Vercelli, Leone, che malgrado il nome non era più forte di Silvestro.

Però il tempo passava, e si diventava vecchi e malati (il lockdown all’epoca non funzionava). Quindi si arrese, si fece monaco e si ritirò nella bellissima Abbazia di Fruttuaria. Ma sì, in fondo aveva solo ammazzato un Vescovo e si era beccato tre scomuniche; a parte quello, era un frate fatto e finito.

Visse là solo un annetto. Quindi spirò.

Neanche da morto, però, ebbe vita tranquilla. Le sue spoglie furono sballottate da destra a manca, finché non venne tumulato definitivamente nel Castello di Masino.

Intorno alla figura di Re Arduino ruotarono numerosi personaggi degni di nota.

Per esempio, c’era un certo Gigno Vinia che era un vassallo fedelissimo. Lo seguì anche durante l’assedio di Sparone. Però dopo qualche anno iniziò a stufarsi, e venne convinto dall’Arcivescovo di Milano, Salvino, a prendere un’ampolla di acqua dell’Orco e andare a portarla a Venezia.

Un altro personaggio interessante fu una donna, tale Georgia Popolo, anche costei molto fedele, anche nei momenti più difficili alle pendici del Gran Paradiso. Ella aveva l’abitudine di animare la corte organizzando degli splendidi presepi viventi nel castello di Sparone. Purtroppo ad un certo punto Arduino si stufò di dover fare sempre il bambinello, e decise di mandarla via.

Questo re medievale venne particolamente rivalutato nel periodo risorgimentale, essendo rappresentato come primo Re d’Italia, precursore dei Savoia. Eppure prima di lui tale titolo fu retto da sette precedecessori. Perché allora proprio lui? Io un’ideuzza ce l’avrei. Nel periodo del nazionalismo nostrano il potere temporale della Chiesa veniva visto come un ostacolo concreto all’unificazione. E chi meglio di costui, che fece sputare sangue a così tanti vescovi??? Oppure no.

Per carità, a Ivrea la nebbia c’è piuttosto spesso, e spessa, ma io questa fosca ombra di Re Arduino mica l’ho mai vista.

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Blogger: Franco Kappa

Franco Kappa
Ivrea di palo in frasca

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