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Quirico: “I gas in mano ai ribelli”

Parole ‘rubate’ dietro una porta socchiusa, durante una dura prigionia di cinque mesi, isolati da tutto e da tutti. E poi scoprire che gli Usa si preparano a intervenire militarmente in Siria per ‘punire’ l’uso delle armi chimiche. Che valore dare allora a quella conversazione ascoltata per caso dai rapitori da cui emergerebbe che a usare i gas non è stato il regime di Assad ma i ribelli, per convincere l’Occidente a intervenire? E’ il dilemma che in queste prime ore di ritrovata libertà sta contrapponendo l’insegnante belga Pierre Piccinin e il giornalista de ‘La Stampa’ Domenico Quirico, compagni di prigionia nell’inferno siriano. Non ha dubbi il docente di storia del liceo ed esperto di Medio Oriente, che dichiara a RTL-TVi: ”E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas da combattimento nella periferia di Damasco. Noi ne siamo certi in seguito a una conversazione che abbiamo sorpreso”. E Piccinin aggiunge che ammetterlo ”mi costa perchè da maggio 2012 sostengo con decisione l’esercito di liberazione siriano nella sua giusta lotta per la democrazia”.

Anche se all’inizio della rivolta, nel 2011, Piccinin difendeva il regime, tanto da essere addirittura stato definito da ‘Le Monde’ come ”l’utile idiota” di Assad. Diversi soggiorni nel paese, e l’arresto da parte dei servizi di sicurezza del regime gli hanno fatto cambiare idea. Dall’altra parte c’è il giornalista, abituato a verificare i fatti, che ci va con i piedi di piombo. ”E’ folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”, mette subito in chiaro Quirico su ‘La Stampa’. E poi racconta: ”Un giorno, dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype” tra tre persone sconosciute, di cui uno si era presentato come un generale dell’Esercito di liberazione. ”In questa conversazione – prosegue Quirico – dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente”. Crederci o non crederci, con un intervento militare sempre più imminente? Per Domenico restano più dubbi che altro. ”Io non so se tutto questo sia vero”, anzi, ”non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali”. E anche il ministro degli esteri belga Didier Reynders ha preferito la via della prudenza: “Bisogna prendere queste dichiarazioni con molta prudenza e lasciare ai professionisti l’analisi delle informazioni”.

Quirico, appena sbarcato a Fiumicino, si dice comunque “estremamente sorpreso che gli Usa, che sono ben consapevoli di come la rivoluzione siriana è diventata Jihadismo internazionale, ovvero Al Qaida, possano pensare di intervenire. Bisogna riflettere a lungo”.

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