Silvio Bertotto

Lo stiletto di Clio di: Silvio Bertotto

Home / BLOG / Quelli che andavano in vacanza a Settimo Torinese

Quelli che andavano in vacanza a Settimo Torinese

Chiare, fresche e dolci acque: l'attuale viale Piave
Chiare, fresche e dolci acque: l'attuale viale Piave

Ed è nuovamente tempo di vacanze estive… Un fenomeno sociale antico, ma moderno insieme. A lungo la villeggiatura in campagna o in collina fu una prerogativa di pochi fortunati. Di solito i torinesi si accontentavano di trascorrere i pomeriggi domenicali al Monte dei Cappuccini, all’Eremo, a San Vito o sui prati del Valentino e della Crocetta. Chi ne aveva la possibilità – afferma Alberto Viriglio, acuto osservatore della vita cittadina di fine Ottocento – si recava a gustare «le fragole dell’amena terricciuola di San Mauro».

 

Soltanto dopo la metà dell’Ottocento, i torinesi scoprirono il piacere delle scampagnate nel circondario e delle vacanze all’aria aperta, lontano dal campanile di San Giovanni. I paesi a breve distanza dalla capitale sabauda divennero le mete predilette dei cittadini. Favorite furono le località della collina, le stesse a cui già andavano le preferenze della nobiltà e dell’alta borghesia.

 

Ma anche Settimo, con le sue distese ininterrotte di boschi e prati, dove scorrevano acque limpidissime e pescose, seppe attrarre i villeggianti della città. Nell’ottavo volume delle sue notissime Passeggiate nel Canavese (1878), Antonino Bertolotti denuncia un fenomeno che cominciava ad assumere proporzioni non trascurabili. «Vi sarebbe molto selvaggiume – scrive – se l’accorrere dei torinesi, nei giorni di festa, a gite dilettevoli di caccia, non lo facesse diminuire continuamente».

 

A rendere meno disagevoli le scampagnate e le brevi vacanze dei torinesi contribuì la rete delle tranvie intercomunali a vapore. La linea per San Mauro, Gassino, Chivasso e Brusasco entrò in esercizio a partire dal 1881; quelle per Leinì-Volpiano e Settimo furono inaugurate nel 1884, in concomitanza con la grande Esposizione generale italiana di Torino. Osserva Viriglio: «Le facilitazioni tranviarie inocularono la lue dello sconfinamento; gli appetiti moltiplicati meravigliarono gli aborigeni del territorio che, non senza un secreto terrore, videro i “bogianen” grissinopolitani avventurarsi al largo per consumare sul luogo ogni specialità gastronomica di pianura o di collina». Fra queste, le lamprede a Chivasso, i canestrelli ad Altessano, le paste di meliga a Pianezza, gli asparagi a Cambiano, il cardo a Chieri, i tomini a Rivalta, i fagioli al forno, «suprema delizia degli intelligenti palati», a Volpiano e a Barbania.

 

A Settimo, specie in occasione della festa patronale che allora si teneva a fine agosto, i torinesi potevano gustare le cipolle ripiene (con carni lessate, uova e pepe) e le rinomate pesche farcite (con cacao, amaretti, uova, zucchero e burro). In paese non mancavano quelle che Antonino Bertolotti definiva «comodità»: l’ufficio di posta, il telegrafo, alcuni alberghi (Bertolotti cita la Rosa Rossa e l’Angelo), diversi caffè («ben tenuti l’Ognibene ed il Viora […] sulla via che tende alla stazione ferroviaria»), la farmacia, due medici, ecc.

 

Lo stesso Antonino Bertolotti menziona alcune facoltose persone che erano solite trascorrere le vacanze in Settimo: i signori Moncalvo e Perratone, «ricchi proprietari», e il cavalier Moriondo. Per quanto concerne quest’ultimo, lo studioso di corografia storica intendeva riferirsi al capitano (poi generale, comandante della divisione militare di Messina) Antonio Moriondo che acquisì l’area del distrutto castello di Settimo, con la torre superstite, per farne una sorta di residenza secondaria, adatta alle vacanze. Già il precedente proprietario, un certo Giuseppe Zino, aveva intrapreso lavori importanti attorno all’antico edificio, innalzando il palazzotto in stile gotico che tuttora esiste, costruendo un robusto muro di mattoni e sistemando l’area a giardino, con grandi alberi, alcuni presumibilmente secolari.

 

Nel 1912 l’erede del generale Moriondo venderà l’immobile al Comune, decretando la fine delle «vacanze in torre». I tempi e le mode, d’altro canto, stavano inesorabilmente evolvendosi.

 

Commenti

Leggi anche

quiche-lorraine

Quiche Lorraine

Questo delizioso piatto  di origine francese, può essere utilizzato come antipasto nelle vostre feste natalizie …

Chef Tonino de La Mangiatoia

SAN FRANCESCO. A “La Mangiatoia” c’è da leccarsi i baffi

Da Tonino chef de “La Mangiatoia” di San Francesco al Campo in via Collino 5, …