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Quando l’arte serve a riqualificare le città

Siamo nella fase finale. In questi giorni è possibile votare per esprimere la preferenza tra i cinque finalisti del bando “Io Partecipo” indetto dal comune. Permettetemi ancora una riflessione sulle esperienze che sono state già svolte in altre città e che sono state un nostro riferimento nell’elaborare la nostra proposta.

Favara è una piccola cittadina di trentamila abitanti nel cuore della Sicilia. Due cittadini, una coppia di notai, quindi beninteso persone decisamente benestanti, decidono di fondare Farm Cultural Park in risposta ad un evento tragico avvenuto nel centro della città, il crollo di una palazzina in cui perdono la vita due bambine (14 e 4 anni). L’idea di fondo è semplice: recuperare un pezzo della città (noto come i 7 cortili) coinvolgendo artisti chiamati da tutto il mondo a realizzare li le loro opere d’arte. Siamo nel 2010. Nei dieci anni trascorsi si sono susseguiti decine di artisti, progetti, opere d’arte e iniziative, tutte con l’obbiettivo comune di promuovere l’arte contemporanea e al tempo stesso fare di Favara un centro culturale di fama internazionale.

Due anni dopo già il Guardian citava Favara come uno dei luoghi più “cool” della Sicilia. Favara diventa un luogo conosciuto a livello internazionale e in soli 10 anni passa dall’essere un anonimo paese siciliano a una delle mete privilegiate del turismo culturale internazionale.

Il caso di Favara è forse il caso più eclatante e il più noto, anche perché più di tutti mette in difficoltà le persone che di solito tendono a vedere queste iniziative con pessimismo.  Quando mi trovo a raccontare esperienze di questo tipo, spesso interventi pubblici fatti nel nordeuropa, la risposta che mi sento fare più spesso è: “ah ma qui da noi non si può fare….”.

C’è sempre infatti un motivo in più per essere fatalisti sul destino di una città, siamo ricchi di fatalismo. In genere però chi manifesta fatalismo lo fa per malcelare una sua personale indolenza di fronte a qualsiasi tentativo di cambiare il verso delle cose. Il che, nel paese con il maggior numero di opere d’arte al mondo è decisamente un paradosso.

Vale sempre.

Succede anche per delle banali isole pedonali, figuriamoci per chi si mette in testa di proporre Musei d’arte.

Invece le città che proliferano sono quelle che sono in grado di reinventarsi, quelle che riescono a vedere oltre il ruolo che gli viene assegnato dall’opinione generale. E se vuoi cambiare il verso di un destino non c’è niente di meglio dell’arte.

Vale per i piccoli borghi che hanno seguito questa strada come Peccioli o Aielli Celano, vale per le esperienze in citta che hanno sfruttato la street art come veicolo per riqualificare anche solo un quartiere come a Tor Marancia a Roma. Certo queste esperienze hanno spesso avuto fortune alterne.

L’arte è un veicolo, uno strumento, ma da sola non basta. Deve essere accompagnata da una visione organica della gestione del territorio. Da una parte le amministrazioni devono creare le condizioni per consentire la nascita e la crescita di queste esperienze. Dall’altra nulla può essere fatto, nulla può nascere e crescere veramente senza una forte partecipazione dei cittadini. Iniziative calate dall’alto senza un reale coinvolgimento della gente, finiscono per essere esperienze sterili, prive di significato. Iniziative che non hanno il supporto istituzionale concreto e continuativo allo stesso modo possono andare avanti finché ci sono persone che spingono per tenerle in vita (e non tutti hanno nella loro città un mecenate disposto a investire tempo e denaro).

La partecipazione è la chiave. Dove partecipazione non significa che le persone comuni si debbano sostituire agli artisti (può capitare, ma non è questo il punto); partecipazione significa coinvolgimento e condivisione da parte dei cittadini all’intero processo.

Quando una città partecipa ad un evento l’evento di per se acquista un significato superiore.

A Locarno, in occasione dell’omonimo festival; tutti gli abitanti partecipano rivestendosi di trame leopardate in onore al Pardo d’oro, il premi che assegna il festival. Lo stesso fenomeno avviene a Milano durante il Salone del Mobile, e le iniziative “Fuori salone“, quelle che nascono indipendentemente dalla programmazione ufficiale, sono ormai considerate da molti le cose più interessanti da vedere durante la settimana del Salone.

Qualche anno fa a Settimo, una iniziativa del Sindaco, che invitava i cittadini ad esporre delle bandiere per esprimere il loro orgoglio di settimesi, ebbe un enorme successo. Sono convinto che quello spirito, quell’orgoglio possa essere recuperato e incanalato per un futuro migliore.

Questo è il link per votare.

https://e-vote.comune.settimo-torinese.to.it/Accesso.php

Credits:

La foto di copertina è relativa a Favara ed è di Emmanuele Logiudice

La seconda foto è sempre relativa a Favara, scattata da Centro Studi Arti Visive, ed è tratta da https://www.sicilianpost.it/il-caso-farm-di-favara-utopia-reale-di-bartoli-il-segreto-ho-agito/

La terza foto è relativa a Aielli Celano è tratta da https://siviaggia.it/borghi/aielli-borgo-abruzzo-natura-street-art/236577/

L’ultima foto è relativa al progetto Big City Life a Roma Tor Marancia ed è tratta da https://www.romecentral.com/street-art-district-a-roma-ostiense-garbatella-e-tor-marancia/

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Blogger: Giulio Pascali

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