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Quale è la nostra lingua madre?

Quale è la nostra lingua madre?
Il 21 febbraio cade la Giornata Internazionale della Lingua Madre proclamata dall’UNESCO per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. La data ricorda la tragedia avvenuta nel 1952 quando diversi studenti bengalesi dell’Università di Dacca rimasero uccisi mentre protestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale, allora parte del Pakistan. In un’epoca guidata dalla globalizzazione e dal multilinguismo il valore alla lingua madre appare forse meno chiaro. Oggi la lingua madre ha un valore sia individuale sia sociale, individuale perché, come dice il nome stesso, è la lingua che il bambino o la bambina sentono parlare dalla mamma, anzi sente ancor prima di nascere, quando nell’utero ne percepisce il ritmo e l’intonazione, e poi è la lingua che ognuno sviluppa spontaneamente nei primi anni di vita, dentro la famiglia, sino a raggiungere una competenza che gli permette di capire e di esprimersi senza sforzo. Il valore sociale è dato dalla ricchezza della diversità linguistica. Oggi nel mondo si contano circa 7000 lingue, ma purtroppo ogni due settimane una cessa di esistere e più del 50% è in pericolo. Oggi per comunicare è richiesto in molte situazioni la conoscenza di più di una lingua. Il multilinguismo non solo è conciliabile, ma addirittura è reso possibile dal mantenimento della lingua madre. Infatti è dimostrato che nessuna lingua può essere appresa pienamente se non poggia sulla solida competenza della lingua acquisita dalla nascita. Le lingue non sono palloncini, non si fanno concorrenza nel cervello dei bambini, sottraendosi reciprocamente spazio. Al contrario, mantenere la lingua madre nell’infanzia e affiancarle un’altra lingua fa sì che i bambini e le bambine bilingui godano di provati vantaggi cognitivi. In Italia abbiamo la ricchezza del dialetto che fino a cinquant’anni fa erano la lingua madre di molti parlanti, che apprendevano l’italiano a scuola. Oggi la situazione è assai diversa e i dialetti non sono mai l’unica lingua parlata in famiglia. Anche nelle aree dove i dialetti mantengono una forte vitalità, i parlanti sono bilingui, italiano-dialetto. Si è provato a creare una lingua unica l’esperanto nato da una idea di uguaglianza sociale, ma assai poco realistica. Sebbene oggi circa 1.600.000 persone in 120 paesi parlino questa lingua, la sua diffusione universale pare difficilmente realizzabile, anche a causa della sua natura linguistica totalmente pianificata, perciò priva di trasmissione familiare, pare infatti che solo poche centinaia di persone secondo studi la parlano come madrelingua. Parlando della nostra lingua madre, l’italiano, oggi secondo gli esperti assistiamo ad una rivoluzione di portata storica. Pensate che nei tre millenni di storia nota delle popolazioni che hanno abitato questo Paese che oggi chiamiamo Italia da duemila anni mai vi era stato un pari grado di convergenza verso una stessa lingua. Quello che Foscolo, Cattaneo, Manzoni avevano sognato, che l’italiano un giorno diventasse davvero la lingua comune degli italiani, è oggi una realtà nell’Italia della Repubblica democratica. Quello che è straordinario è che, sempre secondo studi recenti quasi tutti gli scrittori africani e magrebini, che vivevano in Paesi già dominati dalla Francia, soprattutto culturalmente, adottavano la lingua di Sartre e di Camus, di Apollinaire e Valéry ed oggi scelgono l’italiano perché malgrado l’aspra concorrenza dell’inglese è ancora una lingua ricca, leggera, complessa, nobile, musicale. Oggi che parliamo di lingua madre, questo è il paradosso del nostro tempo, dell’italiano nato come lingua scritta, sta sopravvivendo principalmente come lingua parlata. Nell’Italico Stivale si è in qualche modo unificato il parlare di noi italiani, ma si frammenta la lingua scritta per una pluralità di ragioni, l’ingressodi parole straniere, lo strano italiano che scrivono oggi i giovanissimi che hanno trasformato in lingua in sms e le comunicazioni in rete ed allora evviva l’italiano fattore portante dell’identità nazionale.
Favria, 21.02.2020 Giorgio Cortese

Penso che ci è stata data la lingua per parlare, ma anche i denti per tenere a volte la bocca chiusa, ma con le mani scrivo!

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