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Puck!

Puck!
Visto che l’estate sta per finire, prima di iniziare a prepararci per l’inverno voglio sognare di essere ancora a “mezza estate”! Oggi parlo di Puck, uno dei personaggi più irriverenti, mattacchioni e affascinanti che possiamo trovare nell’opera di William Shakespeare. Perché Puck? Perché questo personaggio è il vero protagonista di tutta la vicenda. È colui che con i suoi comportamenti e la sua indole scherzosa di fatto muove, a volte anche senza volerlo, le fila della trama e a incasinare la vita degli altri personaggi. Puck è vitalità e caos, è gioco e divertimento. Puck è il bambino irruente e scherzoso che è dentro ognuno di noi. Puck non è un essere umano, ma un folletto, lo spiritello che smuove le fila della storia, rendendo intricate ancor di più le vicende degli altri personaggi. Non lo fa per cattiveria. Agisce così per sbaglio, ma è anche vero che è divertito dalle schermaglie amorose dei quattro giovani amanti e si burla dei loro affanni. Il suo padrone però non è dello stesso avviso, ed è infatti solo per suo ordine che Puck diventa quindi risolutore del caso che egli stesso ha creato. Puck si trasforma quindi in una sorta di Deus ex machina che attraverso il sonno e il sogno, leit motiv di tutta la commedia, riesce a riportare tutto alla normalità e a risolvere anche la spinosa questione di Ermia e Lisandro. Attraverso questa commedia Shakespeare ci fa intuire quanto noi esseri umani siamo insignificanti di fronte a cose che non possiamo in alcun modo controllare. Ci fa capire come il caos possa essere artefice del nostro destino, e che nulla possiamo fare per contrastarlo. Per capire chi sia Puck, è bene accennare qualcosa circa la trama di Sogno di una notte di mezza estate che è particolarmente intricata. Durante i cinque atti, si intrecciano tra loro tre vicende differenti, ambientate in due mondi diversi, sebbene coesistenti nello stesso luogo: la realtà, razionale, degli uomini e la realtà, passionale, degli spiritelli. La storia inizia con Teseo, Duca d’Atene, e Ippolita, Regina delle Amazzoni, che annunciano pubblicamente il loro matrimonio. C’è però una questione che il Duca è chiamato a risolvere. Egeo, il padre di una giovane aristocratica di nome Ermia, chiede consiglio a Teseo circa la difficile questione che vede protagonista sua figlia. Ermia è promessa sposa a Demetrio, un giovane di buona famiglia, ma lei ama ed è riamata da un altro giovane aristocratico, Lisandro. Egeo è deciso a contrastare l’amore della figlia con ogni mezzo, ed è disposto anche ad ucciderla se non consentirà a sposare Demetrio, come egli desidera. Il duca dapprima cerca di convincere la giovane a sposare l’uomo che il padre ha designato per lei. Poi, in un secondo momento, le chiede di riflettere e di prendere una decisione per il giorno delle sue nozze e che, se non accetterà di sposare Demetrio, dovrà per forza prendere i voti, o in alternativa il padre avrà diritto ad ucciderla. Ad Ermia e Lisandro, rimasti soli in scena, non rimane altro che decidere di fuggire da Atene, per scampare a questo triste destino e convolare a nozze. Informano del loro piano Elena, l’amica di Ermia. Elena è, al contrario di Ermia, follemente innamorata di Demetrio, che però non la desidera e invece ama Ermia. Per un non ben precisato motivo, Elena decide di spifferare a Demetrio il piano di fuga dei due amanti. Demetrio quindi insegue Ermia e Lisandro nel bosco e Elena a sua volta insegue Demetrio. Nel bosco si avventura anche un gruppo di attoruncoli che quà vogliono provare lo spettacolo che porteranno in scena in occasione del matrimonio del Duca con Ippolita. Bottom, l’attore più egocentrico della compagnia, per capriccio di Oberon subirà una lenta metamorfosi in asino, spaventando tutti i compagni che fuggiranno via, lasciandolo solo. Il bosco è la dimora degli spiritelli, fate e folletti, che con le loro schermaglie e i loro comportamenti incidono sulla vita dei mortali. Il re dei folletti, Oberon, e la regina delle fate, Titania, sono immersi in una brutta lite a causa di un paggetto che Oberon vorrebbe per sè, ma che Titania non gli cede. E i loro litigi, come ci informa Titania, rendono incostanti le stagioni, incidendo negativamente sulla vita degli uomini. Anche Oberon è dello stesso parere ma non ha nessuna intenzione di accontentare la consorte, che è ancora più ostinata di lui. Ad Oberon non rimane quindi che ricorrere ad un inganno, servendosi del suo fidato Puck. Ed è proprio da questo momento che il folletto entra in gioco. Oberon chiede al proprio servitore di recuperare un miracoloso succo da un fiore che, se versato sugli occhi di un essere addormentato, porterà quest’ultimo a innamorarsi follemente del primo essere vivente che il suo sguardo incontra. Il suo piano è semplice: Puck deve far innamorare perdutamente Titania di un qualsaisi essere vivente, in modo che possa sottrarle il paggetto che, da quel momento non sarà più al centro dei suoi pensieri. Il servitore di Oberon quindi farà perdutamente innamorare Titania di Bottom, già sotto effetto della metamorfosi in asino. Senza volerlo, poi, Oberon assiste, senza essere visto, ad un violento litigio tra Demetrio ed Elena, dove il primo maltratta la povera ragazza. Ed è così che decide di aiutare la giovane, chiedendo a Puck di versare quel liquido miracoloso sugli occhi di Demetrio, una volta addormentato, in modo che risvegliandosi e posando lo sguardo su Elena, si innamori finalmente di quest’ultima. Purtroppo Puck non esegue in maniera esatta gli ordini e fa innamorare Lisandro di Elena. Puck è ovviamente divertito da tutto questo caos, Oberon un po’ meno e ordina al suo servitore di rimediare all’errore,. Puck fa quindi calare sul bosco una fitta nebbia, in modo che i quattro amanti si disperdano e si affatichino così tanto da cadere preda di un sonno profondo. Al loro risveglio, il sortilegio sarà svanito e Demetrio potrà amare Elena, mentre Lisandro e Ermia continueranno ad essere innamorati l’un con l’altro. Come si è potuto capire Puck è il caos. E il caos non è malvagio, ma è solo uno spiritello che ha voglia di giocare e che fa tutto questo senza, troppa, cattiveria. E che forse faremmo bene ad accettarla nella vita quotidiana, senza tentare ogni volta di contrastarlo, inutilmente. dove E poi bellissimo il mologo finale di Puck dove, forse consapevole che a volte chiedere di cedere al caos possa turbare, raccomanda agli spettatori di interpretare quello che hanno appena visto come se fosse solo un sogno, un miraggio e nulla più. Perché, si sa, i sogni che male possono mai fare? Il tutto viene concluso da Puck che invita il pubblico a far finta di nulla, di aver dormito se non ha apprezzato lo spettacolo poiché lui rimedierà ad ogni danno. “Se vana e sciocca sembrò la storia; Ne andrà dissolta ogni memoria; Se ci accordate vostra clemenza, Gentile pubblico, faremo ammenda…..”
Favria, 22.09.2020 Giorgio Cortese

Nella vita quotidiana sono i nostri pensieri che generano delle parole che contribuiscono a mettere in circolazione delle idee che possono creare dei ponti tra di noi o dei meschini muri.

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