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PRATO. Frode ‘carosello’, 60 milioni tra Iva evasa e omessi tributi

“Secondo quanto ricostruito abbiamo verificato circa 40 milioni di euro di Iva evasa e omessi tributi di imposta per 20 milioni di euro”, per un volume d’affari fittizi ricostruito di circa 200 milioni di euro: “Ma dagli accertamenti che stiamo continuando a fare si vedrà salire di molto questa cifra”. E’ quanto spiegato dal procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi e dal colonnello Massimo Ricciardello, comandante della guardia di finanza pratese, nella conferenza stampa per l’inchiesta che ha portato alla scoperta di una presunto sodalizio illecito operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedito da circa sei anni a reiterate ‘frodi carosello’ nel settore del commercio di materie plastiche. L’operazione, coordinata dal pm Laura Canovai, è stata denominata ‘Gagaro’, titolo mutuato dall’appellativo ‘gagari’ (dal francese gagà), con cui i principali indagati si sarebbero chiamati fra loro: avrebbero tra l’altro condotto un elevato tenore di vita, ostentando l’immagine di imprenditori rampanti. Le indagini oggi hanno portato all’esecuzione di 17 misure di custodia cautelare, una in carcere, il resto ai domiciliari tra Prato (7), Livorno (3), Pistoia (3), Milano (2) e Alessandria (1), e a 57 perquisizioni eseguite da 160 finanzieri che stanno provvedendo anche al sequestro preventivo di beni, per equivalente, per oltre 26 milioni di euro. In totale sono 39 gli indagati.

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di Iva e l’indebita compensazione, l’ipotesi di reato contestata. Figura predominante del sodalizio illecito, per la Gdf, un 43enne, Mirko Bellucci, originario di Prato dove è domiciliato anche se residente in Slovenia, l’unico finito in carcere oggi: sarebbe stato ideatore e capo dell’associazione. Gli altri 16 finiti ai domiciliari sarebbero suoi collaboratori nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle ‘società cartiere’ e di quelle ‘filtro’, altri quali amministratori o gestori di fatto delle ‘rivenditrici’. Tra gli altri indagati alcuni consulenti fiscali ed amministrativi. L’indagine è partita da una verifica fiscale a una società di Prato operante nel settore del commercio di polimeri in granuli ricavati dal petrolio: pur non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature, nel suo primo anno di attività risultava aver realizzato un volume d’affari pari a quasi 20 milioni di euro, omettendo di versare 4,3 milioni di Iva. Le indagini si sono poi incrociate con accertamenti già avviati dalla Gdf livornese su una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni. Complessivamente le imprese risultate coinvolte sono 24, di cui 6 ‘fornitrici’ con sede all’estero, 12 ‘cartiere’, 3 ‘filtro’ e 3 ‘rivenditrici’.

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