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Potagè!

Potagè!
Nelle fredde giornate invernali con le rigide temperature fa piacere già al mattino appena alzati “deje ‘n crèp ëd potagé”, dare un giro di stufa per riscaldare la cucina. Nelle campagne, il potagé era la cucina più popolare, pensata per provvedere sia al riscaldamento che alla cucina. La parola potagé deriva dal francese potage, minestra di ortaggi cucinare da pot, pentola, con il significato di tutto ciò che è contenuto nella pentola, poi minestra di verdura. Ma tale parola deriva all’origine dal latino volgare, pottum, pentola o vaso di origine preceltica. E per potage si intendono manicaretti, vivande e prelibate pietanze, cosicché potagé diventa anche il verbo che descrive chi sta cucinando. Da questa parola di origine francese deriva il lemma inglese porridge, piatto tipico della cucina inglese, consumato di solito durante la prima colazione, consistente in una zuppa molto densa a base di farina di avena fatta bollire nell’acqua o nel latte e condita con l’aggiunta di zucchero, panna, marmellate. E anche il potàggio, o potàcchio, pottàcchio, pottàggio piatto regionale di generica di pietanze di carne in umido, ed infine il bottaggio, pietanza lombarda, bottagìn nota più comunemente. con il nome di cassòla. Tornando al potagè inteso come stufa per cucinare sulla parte superiore sono posati una o più aperture di cerchi concentrici di diverso diametro per poggiare pentole e fujòt a diretto contatto con il fuoco. Questo anche per consentire corrette dilatazioni della ghisa sottoposta a notevoli sbalzi di temperatura. Un posto fisso sulla piastra rovente ce l’ha un bollitore pieno d’acqua che tiene in equilibrio l’umidità dell’ambiente e garantisce il conforto della bottiglia d’acqua calda per il letto dei freddolosi. L’acqua veniva travasata con un mestolo a forma di parallelepipedo, la càssa. Da un angolo della piastra parte un sistema di tubi incastrati uno nell’altro, i canon. Il primo fa da sostegno ad una raggiera di bacchette utili a far asciugare i canovacci da cucina, ma anche scaldare gli abiti dei bambini. Venivano anche stesi i pigiami indossati per la notte, prima di affrontare il gelo delle stanze, dove l’unico elemento tiepido era il fra, lo scaldaletto con brace ardente. E se ben caricato la sera, il potagé, al mattino è ancora tiepido, con braci sufficienti a ravvivare la fiamma. La parte laterale diffonde calore più modesto per evitare ustioni accidentali, così come un mancorrente di ottone, utile anche ad appendere i ferri per la gestione. Non parliamo poi di quel vano, usato come forno o come zona scalda-scarpe. Dopodiché l’avvento delle cucine a gas hanno messo in pensione in molte case il potagé, garanzia oggettiva per la qualità dei cibi sebbene con tempi di cottura più lunghi. Una curiosità, una donna dalle forme prosperose si diceva una volta in dialetto “bel potagè!”
Favria 3.03.2019 Giorgio Cortese

A Carnevale puoi! Vestiamoci di “cenci” e nutriamoci di “chiacchiere” e “bugie”… poi torniamo ai consueti abiti di ordinaria allegria.

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