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PONT. Le giostre tornano in piazza

Finalmente le giostre tornano in Piazza Craveri! Già da quest’anno il luna park legato alla Fiera di San Matteo di Pont verrà rimontato nella sua sede tradizionale dopo il non dorato esilio (durato sei anni) nel piazzale del salone polivalente. Era ora…

Mentre la notizia diventava di pubblico dominio, si veniva  a conoscere un’altra novità: la breve scalinata che consentiva l’accesso al Monumento ai Caduti, collocato sul lato settentrionale della piazza,  sarebbe stata demolita per ricostruirla all’interno dell’area monumentale. E’ una buona idea: in effetti quegli scalini ingombravano ed erano d’intralcio per le auto in manovra.

Due novità positive, dunque? Sì ma il giudizio favorevole finisce qui. Positive sono le scelte effettuate,  meno le motivazioni  e  le modalità con  le quali vengono tradotte in pratica.

“Le solite critiche strumentali!”  – commenterà il sindaco di Pont se leggerà queste righe. D’altra parte i giornali esistono (o dovrebbero esistere) per evidenziare pregi e difetti delle scelte operate dalle pubbliche amministrazioni  e per metterne in luce gli aspetti poco chiari.

I lettori potrebbero invece legittimamente chiedersi perché si parli nel medesimo articolo di due cose così diverse: cosa c’entra il luna park con gli scalini del Monumento? C’entra. 

Per scoprire il nesso che li lega  basta leggere le ultime delibere di giunta, risalenti ai primi di agosto e pubblicate all’Albo Pretorio il 26 dello stesso mese.

Dato l’imminente inizio dei lavori per il Polo Scolastico, l’area del polivalente non potrà più ospitare le giostre: sarà infatti interessata dalle operazioni di spostamento del parco giochi nell’ormai ex area-camper.

Lo spazio verde accanto alla scuola media – dove il parco giochi è stato fino ad ora collocato – verrà infatti sacrificato a favore del nuovo edificio. Nulla di più ovvio che riportare il luna park nella piazza  centrale del paese. Ovvio sì ma non così facile, dal momento che da lì era stato sfrattato nel 2011, dopo il “restyling” della piazza, modificata in modo tale da non essere più in grado di contenerlo agevolmente. I problemi riguardavano in particolare l’Autoscontro, quello che richiede maggior spazio e che nella sede consueta, davanti al monumento, proprio non poteva essere montato a causa della scalinata sporgente. Visto che la necessità aguzza l’ingegno, il titolare ha avuto un’idea: demolirla e ricostruirla incassandola all’interno della recinzione. Lo farà lui, a sue spese, sotto la sua responsabilità ed accollandosi tutti gli adempimenti burocratici. L’amministrazione avrebbe potuto rifiutare un’offerta così vantaggiosa? Evidentemente no.

Il mecenate

La lettera con la quale il titolare dell’autoscontro avanzava la richiesta porta la data del 3 agosto 2017 e recitava: “Preciso, che la lunghezza della struttura è di metri 28, compresa la cassa e di 13 metri di larghezza, lasciando libera la corsia di marcia garantendo la circolazione pedonale e veicolare ed in parte la fermata dei bus di linea. L’autoscontro verrà posato a partire dal muretto del monumento e mi faccio carico dello spostamento della scalinata all’interno del monumento stesso, seguendo tutte le prescrizioni impartite dall’ufficio tecnico comunale.

Detti lavori verranno eseguiti nella massima correttezza per evitare cedimenti col tempo.

Mi faccio carico inoltre di mettere una barriera di protezione, lato strada, nello scalone pedana e di attenermi a qualsiasi disposizione impartita dall’amministrazione comunale”.

Il testo e la punteggiatura non sono da manuale ma il senso è chiaro.

Ponti d’oro

Con un periodare altrettanto approssimativo  ma con rapidità esemplare, l’amministrazione ha risposto cinque giorni più tardi. La giunta si è infatti riunita l’8 agosto e, insieme ad altri provvedimenti, ha esaminato la proposta e l’ha accolta con la seguente motivazione: “Considerato che la richiesta riveste un interesse per il richiedente ma anche un intervento di sicurezza per persone e veicoli in circolazione sulla viabilità pubblica ove è ubicato l’intervento di cui in premessa”.

La condizione è che “venga installata una barriera di protezione su scalone pedana per la parte prospiciente la viabilità pubblica”. La scalinata “dovrà essere incassata nell’area del monumento, secondo le indicazioni  e prescrizioni che verranno impartite in loco dal tecnico comunale incaricato; dovrà rispettare tipologia e dimensioni  dell’attuale ed essere rivestita in pietra”.

Inoltre  “dovrà essere realizzata adeguata recinzione dell’accesso all’area del monumento che segua il profilo della nuova scalinata” mentre “l’area precedentemente occupata dagli scalini dovrà essere ripristinata con un rattoppo in asfalto”.

Oltre a pagare tutto di tasca propria, il titolare dell’Autoscontro sarà responsabile “per ogni danno a persone, cose o animali che dovessero accadere durante o a seguito della realizzazione dei lavori” dato che “il Comune non si assume alcuna responsabilità”.

Poi ci sono le incombenze burocratiche: dovrà  “verificare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, chiedere alle imprese esecutrici una dichiarazione dell’organico medio annuo, distinto per qualifica, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti” ecc. ecc. e tutto questo senz’altra contropartita che collocare l’autoscontro in piazza. Infatti “nulla è dovuto dal Comune di Pont Canavese”.

Dolce burocrazia

La prima reazione, leggendo tutte questa prescrizioni, è di compassione per il malcapitato giostraio: chi glielo ha fatto fare di sobbarcarsi una simile incombenza?

Installare un autoscontro a Pont per meno di quindici giorni è così redditizio da indurre chi lo possiede a compiere qualunque passo per non farsi sfuggire l’affare?

Comunque gli sia venuta l’idea di spostare la scalinata, è stato tuttavia assai fortunato nei passaggi successivi. Una lettera spedita in agosto rischia di rimanere chiusa su una scrivania per settimane, invece la sua è stata letta subito; la risposta affermativa è arrivata dopo cinque giorni ed i lavori sono iniziati prima che il mese delle ferie finisse: quando uscirà il giornale forse saranno già conclusi. In pochi giorni la scalinata vecchia è stata demolita e quella nuova costruita, malgrado tutte le prescrizioni burocratiche e la difficoltà di trovare un’impresa disponibile in pieno agosto.

L’altra reazione istintiva è di sorpresa: come avrà fatto la macchina delle autorizzazioni ad essere così rapida?

Se si pensa che a Pont ci sono operatori commerciali che, per banalissime pratiche amministrative, sono costretti ad attendere settimane prima di ottenere una risposta,  si fa strada il sospetto  che i tempi più o meno lenti  degli enti pubblici siano forse solo questione di volontà politica.

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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