Home / BLOG / PONT. Con i centri commerciali chiusi, più lavoro per tutti
DIEGO SIMONETTI 27 anni di Pont Canavese

PONT. Con i centri commerciali chiusi, più lavoro per tutti

Ora che i negozi hanno riaperto, quelli che non avevano mai cessato l’attività tirano le somme. Quasi tutti, nel periodo in cui le persone non potevano uscire dal comune di residenza, hanno incrementato le vendite: chi ha una lunga attività alle spalle ha rivissuto il tempo in cui avere un negozio richiedeva molto impegno ma dava soddisfazioni dal punto di vista economico; che è più giovane ha provato  l’esperienza di cosa vorrebbe dire lavorare con un certo margine di guadagno, senza essere sempre sospesi sul filo del rasoio. 
Diego Simonetti, 27 anni, è uno di questi. E’ titolare a Pont di un negozio di Alimentari, Frutta e Verdura, Salumi, Formaggi, che fino a due anni fa era stato gestito da suo padre e prima ancora dalla nonna materna: complessivamente sono trent’anni che la sua famiglia opera nel settore. “In questo periodo – dice – si è avuta la conferma che, se non ci fossero i centri commerciali, ci sarebbe lavoro per tutti i piccoli negozi. Non avevo mai visto Pont così piena di gente, ed era bello da osservare. Sono arrivati clienti nuovi, che poi sono rimasti. E’ anche vero che questa è un’attività “specializzata”, che punta soprattutto su determinati tipi di prodotto e quando c’è la qualità la gente se ne accorge”.
L’altro aspetto della medaglia è stata naturalmente la grande fatica, dovuta non solo all’incremento delle vendite ma soprattutto alle nuove norme da rispettare: utilizzo dei presidi sanitari ed operazioni di pulizia e disinfezione. “Uso le mascherine FFP2 ed al termine della mattinata, dopo cinque ore ininterrotte, si fa fatica  a respirare. Per i guanti non è un problema: li indossavo già prima. Il problema sono i costi: ne ho trovato un tipo riutilizzabile fino a 20 volte ma, tra una cosa e l’altra, la spesa si fa sentire”. Poi le  pulizie di fine giornata: “Mi serve una quarantina di minuti per lavare tutto: pavimento, superfici di appoggio, porte  e maniglie. Il frigo lo lavavo tutte le sere già prima ma ora le operazioni sono più accurate e richiedono un  tempo maggiore. Poi ci sono le borse da preparare per le consegne a domicilio”. 
Non ci sono invece stati problemi con i clienti: “Si sono sempre comportati bene, anche gli anziani. E’ vero che la maggior parte preferiva farsi portare la spesa a casa ma anche quelli che venivano di persona non hanno mai fatto storie”.
C’è stata paura? 
All’inizio non mi ero preoccupato più di tanto ma dopo l’introduzione del Lock-down il timore è stato forte: nella prima settimana pulivo e disinfettavo continuamente tutto quello che era  possibile pulire. Poi ci siamo abituati, sia io che i clienti: possono entrare due persone per volta e gli altri aspettano ordinatamente il proprio turno”. 
Detto questo, c’è il sollievo di essere tra coloro che hanno potuto lavorare. “Tenere chiuso  per due mesi sarebbe stato un disastro. Avrei dovuto buttare via tutta la merce e fra tasse, bollette, spese per vivere, i 600 euro non sarebbero potuti bastare. Per molti miei colleghi questi due mesi hanno rappresentato la rovina”. 
Vista l’età di Diego diventa inevitabile una domanda. Secondo la narrazione corrente (invero un po’ forzata ed ingenerosa) che presenta l’intero mondo giovanile come interessato unicamente  agli apericena ed alle varie movide, anch’egli avrebbe dovuto disperarsi per la forzata rinuncia. E’ andata così? 
Nel periodo in cui i locali erano chiusi non ho davvero avuto il tempo di dispiacermene: avendo continuato a lavorare, per me le cose non erano diverse dal solito nel corso della settimana, anzi ero molto stanco e non avrei avuto la forza di uscire. L’aperitivo il sabato ci sta, un aperitivo che nel mio caso viene posticipato alle 21 perché prima di quell’ora non riesco ad essere pronto: ho provato a  fare un giro ma non c’è ancora l’atmosfera giusta. Le serate ai Murazzi quelle sono roba di dieci anni fa. Ora si tratta di vedere gli amici, di stare un po’ con loro: quello che conta è fare le cose con la testa. Poi capisco che per chi vive in città sia stato più duro rimanere bloccati in casa: da noi ci si poteva muovere con maggior libertà”
Ti ha insegnato qualcosa l’esperienza della pandemia?
Sul piano personale non so ancora: lo capirò col tempo. Come commerciante non posso che ripetere quanto detto all’inizio: senza la concorrenza d

Commenti

Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

Leggi anche

Paola Gianotti è pronta per il Giro del Piemonte

CICLISMO. Il Giro del Piemonte di Paola Gianotti

Sabato 11 luglio Paola Gianotti tornerà in sella alla sua amata bicicletta per la prima …

Asl To 4: Ardissone presenta la dimissioni a Icardi

CHIVASSO. Asl To 4: Ardissone presenta le dimissioni all’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *