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PONT CANAVESE. Via Marconi o via Sandretto? Coda velenosa…

Giovedì 16 aprile il sindaco di Pont Paolo Coppo ha incontrato i due cittadini di Via Marconi che  si erano fatti carico di presentare un ricorso al TAR condiviso dagli altri abitanti della strada. L’invito era stato accolto con favore dai ricorrenti e l’incontro – al quale ha partecipato anche la segretaria comunale, dottoressa Mancino – è stato a loro giudizio “lungo e cordiale. Al di là dei risultati concreti, tutti da verificare, siamo stati accolti con il tappeto rosso e noi, con umiltà ed educazione, abbiamo spiegato come fossimo lì per portare la voce degli abitanti di Via Marconi, per esprimere l’amarezza, il disagio e la sofferenza di tutti: la nostra è una protesta del cuore, non una questione politica”.

Tanto che si scusano per la lettera inviata in precedenza al sindaco ed al nostro giornale (e che pubblichiamo a pagina 6 nelle “Lettere”).

I ricorrenti hanno richiamato l’attenzione del primo cittadino su quattro aspetti fondamentali. Il primo è quello psicologico: lo smarrimento e la sofferenza delle persone, che vivono il cambio di denominazione della propria via come una perdita d’identità. Il secondo riguarda l’esistenza di soluzioni alternative per onorare la memoria di Modesto Sandretto dato che – precisano  – non è la sua figura ma il suo cognome ad evocare nei pontesi emozioni negative: “Intitolargli il piazzale del Polivalente rappresenterebbe un’ottima soluzione ma anche la collocazione di un busto. In questo caso – se necessario – saremmo pronti a contribuire alla spesa”.

Il terzo punto riguarda le ricadute della controversia sulle casse comunali: “Sarebbe necessario intervenire sul Bilancio, distogliendo  fondi da opere più importanti”.

Infine c’è l’aspetto più propriamente politico: il ritorno d’immagine che otterrebbe l’amministrazione nel mostrarsi sensibile ai sentimenti ed alle emozioni dei cittadini. “Il sindaco – dicono  – afferma che non può  tornare su decisioni già prese perché creerebbe un precedente; in realtà l’annullamento di quella delibera rappresenterebbe un gesto di signorilità che verrebbe valutato positivamente. E se il Comune ritira l’Atto, ci impegniamo a fare altrettanto con il Ricorso”.

Queste le loro considerazioni conclusive: “L’invito del sindaco è stato molto lusinghiero, permettendo lo svolgimento del dialogo sull’aspetto psicologico di un’alternativa (anche con sacrifici economici da parte dei ricorrenti), di salvaguardia del Bilancio Comunale e di qualificata presentazione elettorale. Peccato! Quando si possiedono qualificate doti morali, quali il sindaco ha dimostrato nel dialogo avuto, chissà poi perché non si riesca a riversarle al fine di risollevare l’animo di coloro che sono stati legati per una vita ai propri affetti! E’ forse il Pensiero Politico più forte del Pensiero Morale? Ai posteri l’ardua sentenza!”

 

LA LETTERA

 

 

In seguito alla proposizione del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, facendo  l’analisi di quanto emerso da taluni organi di stampa, al di fuori di quello in indirizzo,  emerge, in maniera molto riduttiva, la problematica relativa alla variazione di toponomastica.

Si dà molto peso al numero dei firmatari del ricorso omettendo ogni altra considerazione o rilevazione, la più importante delle quali è la perenne manifestazione di protesta  che si manifesta in modo visivo attraverso i cartelli che continuano ad insistere sulla via, appiccicati alle cancellate delle abitazioni e che la politica cosiddetta “cieca” fa finta di non vedere o per i quali si sente particolarmente onorata.

Tanto per essere chiari, il ricorso è solo l’atto finale di una serie di manifestazioni, scritti e documenti allegati al ricorso stesso in prova documentale.

Il  mandato allo studio legale, sottoscritto dai due ricorrenti,  è semplicemente il frutto di una serie di corse e disagi affrontati  per tener testa ad un procedimento rivelatosi complesso nel corso del tempo.

Non bisogna dimenticare che la politica tutta gode di una struttura amministrativa molto ben fornita, in termini di dotazioni organiche e  strumentali,  a differenza dei cittadini che si sono dovuti arrabattare in mille maniere per trovare tempo, risorse ed energie da impiegare in questa causa, compatibilmente alle singole esigenze lavorative e familiari.

E’ sicuramente strumentale definire i ricorrenti come coloro costretti a subire un danno o perdita di immagine, o addirittura definirli “temerari” , a fronte di coloro ritenuti fautori della protesta e come tali rimasti dietro le quinte;  in realtà, è tutto falso, in considerazione del fatto che i ricorrenti, in particolare, hanno avuto piena consapevolezza della questione, unitamente agli altri che non si sono mai trincerati dietro i paraventi ma con la loro faccia hanno manifestato la loro protesta e a viso scoperto hanno interloquito con i cittadini e gli stessi  uffici comunali.

Non è un disonore, peraltro, affermare  che le spese per la proposizione del ricorso sono state affrontate in pari quote dall’insieme dei cittadini che già dall’inizio di questa storia si sono presi a cuore di difendere i diritti di tutti i residenti e sicuramente degli anziani, a cui non si sarebbe  mai chiesto una partecipazione economica.

In tutta questa storia la proposizione del ricorso è forse l’azione più pulita, legittima e non infangante prevedibile, a fronte di una  insensibile chiusura politica.

E’ apparsa  alquanto strumentale una certa discriminazione operata  tra i cittadini, sviluppando inopportune equazioni di anzianità di residenza e di provenienza rispetto alla natura stessa del problema, e senza mai  tenere  conto del fatto che tutti coloro che hanno aderito alla protesta risultano proprietari di immobili, acquistati con scelta e coscienza, e verso cui l’ Amministrazione avrebbe dovuto sentirsi fiera in quanto certa di poter contare su persone che non lascerebbero il paese con estrema facilità.

Purtroppo, gli atteggiamenti hanno dimostrato  il contrario.

Inoltre, poiché qualche organo di stampa ha preferito riconsiderare la posizione del Cav. Sandretto,  evidenziando      l’assenza di nesso tra i motivi dei ricorrenti e l’onorabilità dello stesso nel tempo, si afferma che ogni affermazione  al riguardo risulta strumentale in  quanto l’attenta e puntuale lettura di tutta la documentazione agli atti del ricorso, esso compreso,  dimostra e ribadisce l’assoluta estraneità della figura del Cav. Sandretto nella attualità della  problematica creatasi, semmai, di  ciò che le crisi  della omonima ditta ha rappresentato e continua a rappresentare per i residenti di oggi, i quali, già in sede di  “istanza di revoca dell’atto, in autotutela”, chiedevano all’ Amministrazione di onorare la memoria del benemerito, che fu, dedicando al medesimo altri siti, altrettanto importanti, e che sicuramente non avrebbero incontrato il dissenso provocato.

L’Amministrazione ha taciuto a tutto ciò.

In merito, poi, alla richiesta del Sindaco  di desistere dalla prosecuzione della via legale, i ricorrenti sottoscrittori, e non,  manifestano un notevole grado di stupore, in virtù del fatto che la cessazione del contendere, a ricorso presentato, si verifica allorchè l’Amministrazione annulli o comunque riformi il provvedimento amministrativo oggetto del ricorso e non in senso contrario, ad opera  del cittadino che si è già fatto carico di tutte le spese inerenti: come a voler dire  che “con le proprie stesse mani  ci si dà la zappa sui piedi”.  Rimane fermo il fatto che, a fronte di una clamorosa inascoltata protesta dei cittadini, il Sindaco, e parte della Giunta, ha preferito alzare mura virtuali, creando di fatto il vero scontro, che nel tempo ha perseguito, sminuendo e ridicolizzando le persone residenti nel tratto di Via G.Marconi interessato,  senza un minimo di considerazione verso i forti disagi psicologici creati.

L’Amministrazione non può evocare a Suo favore la circostanza che, ad oggi, la maggioranza dei cittadini e delle attività economiche presenti sul tratto di via hanno già provveduto ad effettuare le dovute variazioni di denominazione sui propri documenti, in quanto tale evenienza è giustificata dal fatto che, nella notifica delle certificazioni anagrafiche,  il Sindaco ha opportunamente provveduto ad evidenziare l’ incorrere delle sanzioni  di legge in caso di inottemperanza.

Né l’ Amministrazione può addurre la giustificazione che il ricorso possa comportare nuove spese a carico della cittadinanza stessa, poichè la costituzione in giudizio del Sindaco pro tempore contro i ricorrenti non è atto obbligatorio ma facoltativo, in presenza del quale si confermerebbe la volontà politica di voler a tutti i costi imporre le proprie azioni, senza lasciare a terzi, i giudici, la possibilità, non solo di valutare ma anche di richiedere al Sindaco stesso, eventualmente non costituito in giudizio, attraverso richiesta di chiarimenti,  elementi di fatto interessanti l’oggetto del giudizio stesso.

In conclusione, sono gli stessi cittadini che invitano l’Amministrazione a non infierire ulteriormente in questo procedimento, al fine di evitare  nuove spese a carico di tutta la cittadinanza pontese o depauperare le già scarse risorse di bilancio, impiegabili in tutti altri ambiti per una possibile crescita economica e produttiva del paese, lasciando di conseguenza che gli eventi facciano il loro corso, tenuto conto che il giudizio del Tribunale Amministrativo Regionale, adito per motivi di legittimità, non è mai di parte, neanche dei ricorrenti, ma dell’interesse pubblico rilevato, a garanzia di una corretta gestione dell’azione amministrativa.

I ricorrenti

Gli scriventi ci hanno successivamente inviato un Post Scriptum: “Ringraziamo il Signor Sindaco per l’invito rivoltoci ed al quale abbiamo aderito: ci scusiamo per non averlo citato nella lettera ma quando ci è pervenuto avevamo già provveduto a protocollarla.  A quest’incontro siamo andati portando il nostro cuore ed abbiamo pregato il sindaco di portare questa voce – che è la voce degli abitanti di Via Marconi – all’intera amministrazione comunale”.

 

 

 

 

L’OPINIONE DI MASSIMILIANO MOTTO

 

Che il sindaco abbia attaccato più volte gli abitanti di Via Marconi ed i firmatari del ricorso al TAR è spiacevole ma rientra in qualche modo nel gioco delle parti. Meno prevedibile l’ostilità   di Massimo Motto, capogruppo di ”Insieme si può”, che ha suscitato un vespaio di polemiche a causa delle affermazioni espresse su Facebook. L’interessato ha voluto ribadirle sul nostro giornale.

 

Siete favorevoli al cambio di nome da Via Marconi a Via Sandretto?

No. Se fossi stato al posto del sindaco non avrei agito così: non avrei cambiato né cambierei il nome di una via, per di più senza chiedere il parere dei cittadini coinvolti.

 

Qual è allora il motivo di tanta ostilità?

Le modalità della protesta: il ricorso lo hanno presentato due persone soltanto.

 

Però è stato deciso collettivamente e pagato dagli abitanti di via Marconi. Questo non conta?

Non ce l’ho con quelle due persone ma con gli altri, che le hanno mandate avanti.

 

Non sarebbe stato troppo complicato costringere decine di cittadini, fra cui molti anziani, a recarsi a Torino presso lo Studio Dal Piaz per sottoscrivere il ricorso?

Bastava costituire un Comitato. La verità è che buona parte di quelli che a parole si dicono favorevoli all’iniziativa si sarebbero tirati indietro se si fossero dovuti mettere in gioco. Del resto sono sicuro che il consenso verso la protesta in atto sia molto diminuito: ci sarà ancora un 40% di favorevoli.

 

I cartelli che continuano ad essere affissi su cancelli e portoni non significano nulla?

I due ricorrenti hanno tutta la mia stima per il coraggio, l’intraprendenza e la caparbietà dimostrati, però saranno loro a rispondere davanti al tribunale. Facciamo un’ipotesi: se li condannassero a sei mesi con la Condizionale, chi sconterebbe la pena? Non certo quelli che hanno contribuito alla spesa senza metterci la faccia. E cosa accadrebbe se il sindaco o il prefetto decidessero di chiedere il <danno d’immagine>? Mi pare che il ricorso sia anche contro il prefetto.

 

A questo riguardo Massimo Motto può stare tranquillo: nei ricorsi davanti al Tribunale Amministrativo non ci sono imputati, i ricorrenti non devono presentarsi in aula (a rappresentarli sono gli avvocati) e non rischiano condanne a pene detentive. Quanto alla Prefettura – che non ha titolo per intervenire sul merito ma può solo vigilare sulla correttezza delle procedure – ha ricevuto i ringraziamenti dei firmatari della petizione per l’attenzione loro dedicata.

Motto rimane però fermo sulle proprie posizioni: “Sono convinto che, quando si crede in una causa, sia giusto andare fino in fondo, però esponendosi in prima persona e non mandando avanti gli altri”.

 

E’ vero che su “Facebook” hai definito “vecchietti” i firmatari del ricorso e che hai fatto un paragone piuttosto volgare?

Ho parlato di “anziani” e  per me è un titolo di merito: significa che si è saggi. Ho 47 anni e mi considero un anziano anch’io. Ho poi citato un proverbio molto diffuso, che riprende il concetto dell’“Armatevi e partite!”. Ribadisco la mia stima per loro ma non per coloro che hanno mandato avanti due persone che non sono nemmeno di Pont.

 

Dopo quanti anni di residenza ritieni che si possa essere considerati dei “veri” pontesi, cui sia concesso di dire la loro?

Ripeto: il Signor A e la Signora B hanno tutta la mia stima; gli altri no.

 

Dal momento che siete contrari al metodo ma d’accordo su merito, perché non avete sostenuto la protesta in atto?

Perché siamo venuti a conoscenza della delibera di giunta quando era già tutto deciso e non si poteva fare più nulla. Ci tengo inoltre a sottolineare che il 90% di coloro che adesso si lamentano del sindaco, alle ultime elezioni aveva votato per lui: chi è causa del suo mal pianga sé stesso!

 

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