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PONT CANAVESE. Totem: ora ce li ha anche Pont

E finalmente sono arrivati… Gli automobilisti li attendevano con ansia, desiderosi di contribuire a rimpinguare le casse comunali. Erano stati promessi per l’inizio del 2017; invece che come dono sotto l’albero sono giunti appena in tempo per essere considerati  uova di Pasqua.

Con l’installazione di quei bei cilindri arancio fiammante lungo Via Roma, Pont esce dalla condizione di inferiorità in cui si era venuta a trovare rispetto ai tanti comuni del Canavese che se ne erano dotati ed i suoi cittadini possono finalmente esclamare: “Anche noi abbiamo i Totem!”. 

Già, i Totem. Gli ultimi nati della prolifica famiglia degli autovelox, che di buono hanno solo questo: sono fissi e quindi i percorritori abituali di una strada sanno della loro presenza. Per il resto, le modalità di utilizzo sono nebbiose e cambiano a seconda dei comuni e del loro maggiore o minor desiderio di fare soldi facilmente. Dovrebbero funzionare solo se brilla la luce blu; qualcuno dice che di sera e nei giorni festivi non sono attivi; in teoria ci dovrebbero essere i vigili appostati subito dopo perché le multe siano valide ma poi non si sa. Ci sono comuni in cui vengono effettivamente utilizzati come deterrenti ed altri in cui si è ben contenti che l’infrazione avvenga per poterla sanzionare. Cosa intenda fare Pont lo si vedrà col tempo ma, vista la necessità di trovare soldi per far fronte al vuoto che la costruzione del Polo Scolastico lascerà nelle casse del comune, c’è chi li ha già rinominati “Scuola-velox”. Quel che è certo è che almeno uno dei tre cilindri (per l’esattezza  il secondo) arrivando da Cuorgnè lo si vede all’ultimo momento perché occultato da arbusti e cespugli delle cancellate che lo precedono.  

Favorevoli e contrari

La scelta di dotarsi di autovelox (definita provvisoria ma prevedibilmente definitiva) non può tuttavia essere attribuita a priori alla sola amministrazione: durante il primo mandato di Coppo le minoranze avevano chiesto a gran voce la loro installazione, con la sola eccezione di Vincenzo Lechiara, che sosteneva: “Non mi pare giusto che un povero operaio si becchi una multa da 200 euro mentre va a lavorare”. 

I consiglieri si erano fatti  portavoce degli abitanti di Via Roma, che si lamentavano delle velocità eccessive e dei conseguenti pericoli per la propria incolumità.

Lamentele comprensibili quanto comprensibile è la replica degli automobilisti: rispettare i 50 chilometri  orari su un rettilineo vuoto è molto faticoso per chiunque trattandosi di limiti tarati su vetture come le “500” o le “850”. E’ il problema di tutte queste strade lunghe e diritte, che un tempo segnavano il passaggio verso la campagna e che poi si sono riempite di case: costruite lungo la strada perché la si riteneva una collocazione comoda salvo poi lamentarsi delle scomodità e dei pericoli derivanti proprio da quella posizione. 

Là dove esistono circonvallazioni utilizzabili il traffico veloce si sposta automaticamente  ma a Pont questa possibilità non c’è.  

Un rimedio definitivo non esiste ma si può scegliere fra migliorare la situazione e sanzionare: la prima soluzione è più complicata, più lenta, non dà risultati immediatamente visibili e per di più costa senza rendere nulla. Significherebbe realizzare marciapiedi decenti, collocare parapetti per impedire attraversamenti improvvisi soprattutto dei bambini,  magari installare segnalatori luminosi di pericolo. 

Siamo lontani da questo: per capire che non tira aria basta guardare le erbacce che invadono il bordo della via (là dove dovrebbero passare pedoni e ciclisti) nel tratto che precede il totem  centrale.

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