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PONT CANAVESE. L’ultimo saluto a Giuseppina Tepatti. E’ stata insegnante e consigliere comunale

E’ facile dir bene delle persone quando vengono a mancare,  e facile anche esagerare nel descriverne le caratteristiche positive. Un rischio che non si corre parlando di Giuseppina Tepatti, insegnante di scuola media ed a lungo consigliera comunale  a Pont: merita di essere ricordata per la sua vita pubblica ma ancor più per le sue doti umane.  Era una donna intelligente ed istruita ma ciò che più colpiva era la sua bontà: la si percepiva immediatamente entrando in contatto con lei. Non è un caso che, malgrado non avesse più parenti stretti e si fosse ancora in periodo di ferie, al suo funerale abbiano partecipato in molti.  Da lungo tempo abitava a Borgiallo, nella frazione Bastiglia, ma è stata seppellita a Pont: lì – nella popolosa e vivace borgata di Oltresoana – era nata e vissuta fino al momento del matrimonio e lì si erano  svolte la sua attività politica e la maggior parte della sua carriera scolastica.

Nata nel 1942, insegnava Applicazioni Tecniche, una delle due materie che ragazzi e ragazze studiavano separatamente anche dopo l’introduzione delle classi miste: i maschi si recavano in laboratorio, con un insegnante uomo; le ragazze rimanevano nella propria aula, con un’insegnante donna. 

Con l’imporsi del Movimento Femminista la materia divenne un po’ demodé ( il cucito ed il ricamo non allettavano più le allieve… ) però le ore di Applicazioni Tecniche avevano un pregio: proprio perché era presente solo metà della classe e le lezioni erano in parte dedicate ad attività manuali, c’era la possibilità di instaurare un rapporto meno formale e di maggior confidenza fra insegnanti ed allievi, si chiacchierava e ci si scambiavano idee. Per un’impostazione del genere  Giuseppina Tepatti era perfetta con i suoi modi dolci ed il suo atteggiamento materno, comprensivo, indulgente; atteggiamento che non mutò allorché assunse il ruolo di vicepreside.

Come accade agli insegnanti nei primi anni di carriera, all’inizio dovette affrontare spostamenti lunghi e faticosi verso destinazioni scomode e non collegate con Pont dai mezzi pubblici; poi ottenne l’incarico nel suo paese ma dovette nuovamente cambiare sede allorché, diversi anni dopo che l’insegnamento della sua materia era stata unificato per maschi e femmine,  venne dimezzato il numero dei docenti e molti di essi si ritrovarono senza cattedra. Per un po’ lavorò a Valperga come insegnante di sostegno.

Se insegnare era considerato un lavoro adatto ad una donna, un po’ meno lo era il fare politica nei tempi in cui sedette in consiglio comunale: vi rimase per quasi vent’anni, dal gennaio 1965 al giugno ’83, con  la sola interruzione del periodo commissariale (novembre 1971-novembre ’72).

Visse a più riprese l’esperienza della maggioranza e quella dell’opposizione: le alleanze fra i partiti si facevano  e disfacevano frequentemente, con relativi cambi di giunta. 

La sua militanza aveva radici familiari – il padre era stato presidente della società Operaia di Mutuo Soccorso – e venne candidata ed eletta ad appena 22 anni: era davvero molto giovane se si considera che il diritto di voto lo si otteneva a 21 e che si trattava di una ragazza. La sua presenza in consiglio fu spesso solitaria: non ebbe mai più di una collega, che fosse del medesimo schieramento o  di quello opposto, e per quindici anni fu l’unica donna in un consiglio di 20 persone.

Un aspetto interessante di questa militanza era il contrasto apparente fra la sua immagine di persona mite e dolce (“umile  e paziente” la definiscono quanti l’hanno conosciuta bene) e la fede comunista: secondo i cliché della Prima Repubblica, le donne di sinistra erano viste nell’immaginario collettivo come  “pasionarie” spavalde, dure di carattere, perennemente sulle barricate. Un bell’esempio, il suo, di come i pregiudizi siano spesso basati sul nulla.

Con le Elezioni dell’83 ebbe termine la sua presenza in consiglio: due anni prima si era sposata ed era andata a vivere a casa del marito, a Borgiallo.

Aveva iniziato una seconda vita, più solitaria della precedente e lontana dall’impegno pubblico. Località Bastiglia è un bel posto, immerso nel verde della collina sulle prime pendici della Valle Sacra, ma è un po’ fuori mano ed in particolare lo era la sua abitazione. Col passare del tempo e con il pensionamento aveva progressivamente perso i contatti con i vecchi colleghi e con le vecchie amicizie e si era dedicata alla vita di campagna, aiutando nel lavoro dei campi. La sua gentilezza ed affabilità erano però  rimaste le stesse e quando le capitava di incontrare qualcuna delle sue ex-allieve era evidente la sua gioia di rivederle. Era rimasta vedova pochi anni fa ed aveva sofferto molto la condizione di solitudine ma era poi sembrata riprendersi  abbastanza bene: è mancata all’improvviso, nel sonno, nella notte fra il 28 ed il 29 agosto. Avrebbe compiuto 76 anni nel prossimo mese di novembre.

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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