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Municipio di Pont Canavese

PONT CANAVESE. Claudio Barinotto decaduto: lo psicodramma

È fatta: la decadenza di Claudio Barinotto dalla carica di consigliere comunale è stata sancita ufficialmente. Nella seduta tenutasi lunedì 27 febbraio è passata la relativa delibera, diventata effettiva dal giorno successivo. 

In una sala gelida ed inaccogliente – tanto da suscitare fra il pubblico battute del tipo “Vogliono indurci ad andarcene in fretta!” – i presenti hanno potuto assistere alla terza puntata di questo psicodramma. Non  che fossero in tanti: forse una ventina tra giornalisti, ex-candidati non eletti e cittadini comuni.

Ciascun protagonista ha ribadito le proprie posizioni, poi si è votato per la decadenza. La maggioranza si è mossa come sempre all’unisono mentre  dall’opposizione è arrivata la sorpresa: il capogruppo di “Unione e Progresso”, ovvero il gruppo di cui Barinotto faceva parte, si è astenuto invece di esprimere voto contrario. Di conseguenza i “No” sono stati soltanto due: quello del terzo consigliere del gruppo Pier Mauro Rolando e quello dell’unica rappresentante di “Tempo di Cambiamento” Maria Grazia Trucano. Barinotto aveva abbandonato la seduta un momento prima. 

Quest’astensione colpisce anche se spesso Walter Portacolone vota insieme alla maggioranza o si astiene. La differenza è che questa volta si trattava di esprimersi su una persona e su una persona con la quale si sono condivisi due anni di amministrazione. La decisone, a quanto se ne sa – e com’era prevedibile – non è stata  accolta molto bene dai suoi compagni di schieramento. La motivazione fornita dall’interessato a chi glielo ha chiesto (compresa la sottoscritta) è stata: “Non si è trattato di una scelta di merito ma non  si può votare contro un  Decreto Legge…”. Facile per i suoi replicare che “In un consiglio comunale non si vota sui decreti legge! Il voto era sulla persona”. 

Gli scenari

Da una settimana Barinotto è decaduto ed a breve dovrà subentrare un sostituto, che pare sia stato trovato: il primo dei non eletti Mario Ambrosio sembra abbia detto di sì, anche se vive e lavora lontano da Pont.

 Quello della surroga non è un meccanismo particolarmente complesso e solitamente  il primo o il secondo tra gli esclusi accettano di subentrare. In questo caso, tuttavia, la situazione era differente e la sera del consiglio si era affacciata l’ipotesi di un rifiuto collettivo. L’aveva fatto intuire una domanda venuta dalle sedie del pubblico a seduta conclusa: “Se nessuno accettasse, cosa accadrebbe?”  Presa in contropiede, la segretaria comunale Antimina Mancino non  aveva saputo rispondere: “E’ un evento inconsueto. In quel caso credo che dovremmo chiedere alla Prefettura. Probabilmente si andrebbe avanti con un consigliere in meno”. Poco male per la maggioranza sul piano concreto ma uno schiaffo su quello politico. 

Il difficile era trovare concordi su quest’ipotesi tutti i papabili ed in effetti ci sono state delle voci fuori dal coro: a quel che si è saputo, sette dei non eletti di “Unione e Progresso” si sono detti favorevoli, gli altri tre (Mario Ambrosio, Daniela Recrosio ed Ezio Delaurenti) no. In settimana dovrebbe avvenire la sostituzione, durante una nuova seduta di consiglio, probabilmente convocata “ad hoc”. 

A questo punto è evidente che le minoranze si ritroveranno indebolite, con Portacolone sempre più vicino alla maggioranza; Rolando e la Trucano (unica rappresentante del gruppo “Tempo di Cambiamento”) a fare opposizione ed Ambrosio non si sa.

Con la spaccatura interna ad “Unione e Progresso” cade anche una delle ipotesi che qualche osservatore aveva ventilato: “Chissà che i consiglieri di minoranza non si dimettano tutti?”. Si sarebbe trattato di uno scenario inedito nella storia pontese: un consiglio comunale monocolore… 

Le ricadute

Claudio Barinotto, messo alle strette, per opporsi all’Ordinanza di abbattimento delle opere abusive ha scelto la strada più logica ma anche la più lunga  e la più costosa: quella del ricorso al TAR contro il Comune di Pont. Quanti masticano qualcosa di leggi e normative sostengono che avrebbe potuto tentare altre vie: ricorrere ad un escamotage, convincendo i nipoti suoi co-eredi a fare il ricorso a loro nome (ma l’interessato dice di non averli voluti coinvolgere in questa diatriba) oppure scavalcare l’amministrazione comunale ed i suoi uffici rivolgendosi direttamente agli Enti Superiori per chiedere lumi. Qualcun altro sostiene che non avrebbe dovuto muoversi, lasciando – come avviene nei casi di inadempienza – che fosse il Comune ad intervenire. In quel caso ogni responsabilità sarebbe ricaduta sull’amministrazione.   

Visto che la strada intrapresa è stata quella giudiziaria, il ricorso contro l’ordinanza di abbattimento seguirà il suo iter anche se Barinotto (come ha anticipato) probabilmente non presenterà analogo  ricorso contro la decadenza dalla carica di consigliere. Il risultato paradossale sarà che egli non siederà più in consiglio ma che il muro  e la tettoia rimarranno lì per altri quattro o cinque anni, in attesa che arrivi la sentenza: si sa che i tempi dei Tribunali Amministrativi non sono brevi. 

Chissà quali vantaggi ne trarrà la cittadinanza,  che nel frattempo vedrà spendere soldi suoi per la causa… Di questo danno per le casse comunali il sindaco Paolo Coppo accusa Barinotto ma altri se la prendono con lui.

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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