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PONT CANAVESE. Aiuto, il lupo è tornato e sbrana una pecora!

Ancora problemi coi lupi in Valle Soana. Ancora un’incursione contro le pecore. E’ accaduto nella bassa valle, in un allevamento che durante la notte rimane incustodito. Il predatore (probabilmente un esemplare solitario) è entrato all’interno del recinto ed ha dato l’assalto alle 4 pecore che ospitava. Ne ha uccisa una (con i due agnellini che portava in grembo) mentre le altre, gravide anch’esse, si sono salvate ma hanno perso i piccoli  e rischiato a loro volta la morte: occorrerà attendere qualche altro giorno per considerarle fuori pericolo.

Il fatto risale a due settimane fa, alla notte tra martedì 9 e mercoledì 10 febbraio.

Cos’è accaduto esattamente?

L’allevamento si compone di due recinti adiacenti alla strada comunale ed alla casa dei proprietari (che non vi risiedono stabilmente ma che si recano sul posto più volte al giorno per accudire gli animali), in un nucleo di edifici anch’essi privi di residenti fissi. Durante la notte le pecore venivano ricoverate in due diverse stalle: in una, insieme al cane maremmano, quelle che avevano già dato alla luce i piccoli; nell’altra quelle che avrebbero dovuto partorire a metà marzo. Trattandosi di una razza nordica, che soffre il caldo, la porta della seconda stalla veniva lasciata aperta per consentire alle bestie di uscire a rinfrescarsi. Il cane non era con loro perché  – spiegano gli allevatori – “essendo un cucciolo giocherellone, temevamo che potesse farle stancare”.

Di fronte al lupo le povere bestie hanno tentato la fuga  ma una è rimasta impigliata con il capo nella rete:  lì il predatore l’ha raggiunta e sbranata. Anche le pecore non coinvolte direttamente nell’assalto ne hanno  risentito : “Erano visibilmente spaventate e non si lasciavano avvicinare. Abbiamo dovuto spostarle altrove per farle sentire più al sicuro”.

IL DOLORE DEI

DUE ALLEVATORI

Com’è naturale, di fronte a spettacoli tanto cruenti, negli allevatori colpiti si scatenano insieme dolore e rabbia. Queste le parole di colui che per primo si è reso conto di quant’era accaduto: “Si è notato il terreno cosparso di brandelli di carne e lana, il corpo di uno di questi docilissimi ed indifesi animali sventrato, con parte della carne mancante ed i due agnellini che portava in grembo morti. Questa è l’immagine che si presenta ai nostri occhi a seguito dell’attacco di un lupo ed esprime tutta la  ferocia e l’aggressività di questo animale quando effettua un attacco”.

E prosegue polemico: “Vorremmo far riflettere coloro che ritengono utile la presenza di questi particolari canidi in un territorio già devastato da vari eventi naturali e destinato sempre più al declino ad all’abbandono. Se si vuole invertire la tendenza  bisogna che certe decisioni per l’introduzione di animali che distruggono l’ambiente naturale (cervi, cinghiali…) e portano crudelissimi attacchi ad animali nei vari pascoli siano veramente ben ponderate e vengano prese in seria considerazione le eventuali conseguenze di tali azioni.”

A mente più fredda, l’altro allevatore spiega le sue paure:  “In questa valle i lupi c’erano sempre stati  – soprattutto nella zona sopra Ronco che, a quanto pare, risulta particolarmente ospitale – e sono tornati. Alla loro presenza ci siamo ormai abituati. Mi è capitato più volte d’incontrarli: lo scorso anno, durante una nevicata, ne ho incrociato uno lungo la Provinciale ed era mezzogiorno! Mi ha guardato e se n’è andato per la sua strada.  Sulla Comunale qui accanto transitano ad intervalli regolari: ce ne accorgiamo dalle tracce  sulla neve (quando ce n’è) e dalla presenza delle feci ma anche perché, dopo il loro passaggio, per una quindicina di giorni non si vedono in giro né cinghiali né caprioli. Quello che è accaduto mi preoccupa:  gli attacchi alle greggi di cui ero finora a conoscenza riguardavano le pecore allo stato brado. Le nostre erano in  condizioni di sicurezza, dentro un recinto di altezza compresa fra il metro e mezzo (sul lato confinante con la strada comunale) ed i due metri; erano dotate di collare con campana e custodite da un cane maremmano”.

Si chiede ancora: “Perché questo assalto? I lupi sono aumentati e le prede (cinghiali, caprioli, cervi) diminuite: magari sono affamati e diventano più audaci. Non ce l’ho con loro, fanno quello che è naturale (e si tratta di begli animali, non vi è dubbio)  ma sono demoralizzato e preoccupato: a questo punto ci dobbiamo aspettare rischi anche per le persone?”

Conclude tristemente:  “Uno dei motivi per cui piantiamo alberi ed alleviamo animali in questo luogo (e lo facciamo a livello amatoriale)è quello di mantenere una presenza e non  lasciare tutto nell’abbandono ma  sembra un impegno destinato al fallimento. Avevamo piantato i castagni ed è arrivata la malattia del castagno; allora siamo passati ai meli ed abbiamo scelto le pecore di razza Suffolk( molto più costose delle nostre) perché tengono pulito il terreno ma non mangiano le foglie dei meli: prima avevamo le Biellesi ed era un problema.  Però le Suffolk patiscono il caldo e non  possiamo chiuderle nella stalla… Gli animali, se li si vuole tenere, devono essere trattati bene e le loro esigenze rispettate”.

IL DIRETTORE DEL

PARCO NAZIONALE

Il sanguinoso attacco di cui abbiamo parlato non è avvenuto all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso ma più in basso, in zona non protetta. Tuttavia il Parco viene sempre chiamato in causa in queste situazioni in quanto soggetto fondamentale nel governo del territorio e nello studio delle dinamiche ambientali.

E’ pertanto all’Ente Parco che si pensa automaticamente per porre dei quesiti ed ottenere risposte qualificate. Il direttore Michele Ottino conferma che le misure prese dagli allevatori danneggiati erano corrette: “Un recinto di un metro e mezzo di altezza è considerato sufficiente, anche se più alte sono le reti e meglio è. Gli animali, se protetti, possono rimanere all’aperto: non è indispensabile che vengano chiusi nelle stalle. Può darsi che ci fosse una falla nella recinzione e che il lupo l’abbia individuata”.

All’Ente Parco non risulta che il numero  dei lupi sia aumentato più del previsto. In ogni caso – spiega Ottino – “non ci può essere un problema di approvvigionamento alimentare: quando il cibo scarseggia in un territorio si spostano altrove e cercano nuove aree da colonizzare. All’interno del Parco vi è una ricca fauna selvatica:  se venissero  a mancare del tutto i cinghiali ed i caprioli, i lupi riverserebbero le  attenzioni  sui camosci e finora non abbiamo notato una loro diminuzione”.

Quanto alla sicurezza delle persone, Ottino ricorda come gli attacchi storicamente documentati  siano pochissimi e legati a situazioni specifiche.

Resta il problema degli ovini: non c’è dubbio che rappresentino una  facile preda. Lo avevano detto gli esperti del Parco nell’incontro svoltosi due anni fa  a Valprato: “Le pecore non sono uno dei cibi preferiti dai lupi ma non sanno difendersi:  è questo il motivo principale per cui le attaccano volentieri”.

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