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POLEMICA. Ciriè non è un paese per giovani. “Ecco perché fuggiamo a Torino”

L’Italia non è un paese per giovani. Ma anche Ciriè non scherza. “Anzi, la città è afflitta dalla fuga verso Torino”. I ragazzi di Potere al Popolo Ciriè-Valli di Lanzo tornano a farsi sentire sulle esigenze dei giovani della Città dei D’Oria. Da un lato denunciano le difficoltà affrontate dai gestori dei pochi luoghi di ritrovo a loro dedicati, dall’altro criticano le scelte dell’Amministrazione in merito al futuro del Taurus di Ciriè 2000.  Gli spazi in città sono stati quasi azzerati e i pochi rimasti devono affrontare quotidiane difficoltà – scrivono i militanti in una nota stampa -. Ad esempio negli ultimi mesi si è constatato che il livello di controllo, preposto dagli organi competenti, di una delle poche realtà resistenti in città, con una peculiare attenzione ai giovani, “La Soce” sia al di là di una semplice opera di prevenzione, ma che vada a inibire in senso più ampio la libertà di aggregazione e di promozione culturale per i giovani (e i cittadini in generale) del territorio, attraverso controlli sempre più stringenti a gestori e utenti”.  E poi c’è il Taurus. La struttura che in periodi più floridi ha accolto migliaia di giovani   mentre ad oggi è chiusa in attesa di un gestore che chissà se arriverà, e chissà quando. “Il Comune garantisce chea breve favorirà l’incontro di giovani e adolescenti, ma noi ci permettiamo di esprimere alcune perplessità – spiegano gli esponenti di Potere al Popolo -. Il Capitolato del futuro bando disegna la costruzione di un luogo commerciale. I potenziali gestori “no profit” sembrano tagliati fuori in partenza. Le spese di gestione, interamente a carico dei concessionari, sono molto rilevanti e non ci stupirebbe se – anche tra soggetti privati – nessuno manifestasse interesse per la gara”. Per rientrare nelle spese tutti i servizi proposti dovranno essere a pagamento, dal doposcuola pomeridiano alle attività serali. La sola attività gratuita sarà l’aula studio (con orario giornaliero di apertura di un’ora e mezza, in giorni non meglio specificati). “Ad ora non è specificato nessun regime di tutela per le fasce sociali meno abbienti o in difficoltà, nessun limite ai costi per il pubblico pagante, nessuna raccomandazione o nessun accorgimento per garantire l’accessibilità economica delle attività – concludono -. Inoltre riteniamo che questa modalità di gestione privatistica metta a rischio l’inclusione delle realtà giovanili nella futura gestione dello spazio. Anche se nel documento viene specificato che “l’intento prioritario è quello di incentivare il coinvolgimento ed il protagonismo giovanile”, il progetto gestionale sarà di fatto concordato solo fra il concessionario e il comune. Ma i bisogni, le idee e la creatività dei giovani possono emergere solo attraverso la partecipazione giovanile. Se i giovani non vengono coinvolti, se non gli vengono offerte delle opportunità di espressione e aggregazione come possono “vivere” il loro territorio? Cosa li tratterrà dall’allontanarsi dal territorio in cui sono nati per un rinnovato processo di depauperamento della città? Auspichiamo che una seria riflessione su questi temi nasca al più presto nella città e che si costruiscano futuri momenti di incontro”.

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Blogger: Manuel Giacometto

Manuel Giacometto
La sfumatura

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