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Angelino Alfano
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PISA. Rapinatore ucciso: Unal, Governo ordini controlli in istituti

Arriva sul tavolo del Governo la vicenda dell’ispezione a carico dell’istituto vigilanza privata ‘Guardie di città’ di Pisa in seguito al tentativo di rapina della settimana scorsa durante la quale il rapinatore, una guardia giurata fuori servizio, è stato ucciso da un collega che stava lavorando senza le necessarie licenze per il porto di pistola e per il tipo di mansione da portavalori. Il sindacato nazionale dei vigilantes Unal ha chiesto al ministro dell’ Interno, Angelino Alfano, di avviare verifiche in tutta Italia.
“E’ mai possibile – scrive in una lettera il segretario generale Francesco Pellegrino – che gli organi preposti, che sono suoi diretti dipendenti, al controllo degli istituti di vigilanza non si siano mai accorti delle gravi inadempienze dell’istituto pisano? E’ mai possibile che giri gente in divisa e armata senza alcuna autorizzazione? Tutto questo è venuto fuori solo ora perché vi è stato un fatto cosi grave. Ma simili situazioni sono all’ordine del giorno in tutta Italia e sarebbe ora che le questure facessero i controlli presso gli istituti di vigilanza senza guardare in faccia nessuno, e che quando la guardia particolare giurata ha i titoli di polizia scaduti ed è in attesa di rinnovo o è in congedo per un lungo arco di tempo come nel caso della vittima della rapina, le armi in loro possesso devono essere ritirate in modo da evitare sia probabili atti delinquenziali che l’utilizzo illegittimo di personale da parte di istituti di vigilanza privi di scrupoli”.
Infine, l’Unal chiede ad Alfano di promuovere “una seria indagine per accertare se vi sono figli o parenti di funzionari delle prefetture e delle questure che siano stati assunti da istituti di vigilanza privata, in quanto non è possibile che non si riescano a debellare quei tanti fenomeni di malagestione delle guardie giurate impiegandole ben oltre l’orario di lavoro anche raddoppiando il turno giornaliero, con straordinario retribuito in nero a pochi euro l’ora, costrette in alcuni casi a comprarsi le divise, ferie non concesse, stipendi pagati con enorme ritardo, servizi svolti che non risultano sulle comunicazioni inviate alle questure”.

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Blogger: Sergiu Sabau

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