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Piloni votivi in un libro

C’era anche il vescovo di Ivrea, monsignor Cerrato, alla presentazione dell’ultimo libro di Elio Blessent, lo scrittore sparonese autore di diversi volumi dedicati alla storia del suo paese e dei suoi compaesani. L’argomento di “Un Segno dal Cielo” è del resto di indubbio interesse per un uomo di chiesa, oltre che per gli storici e per gli studiosi dell’arte popolare: si tratta, come recita il sottotitolo, di “Percorsi devozionali tra piloni votivi ed affreschi murali nel territorio della Parrocchia di Sparone”. Alternando i suoi interventi con quelli degli ospiti – Tiziana Re, docente di Storia dell’Arte e Giacomo Antoniono, presidente dell’Unitre di Rivarolo, che ha collaborato alla stesura del volume – l’autore ha raccontato, con la sorridente ironia che lo contraddistingue, l’impresa nella quale si è cimentato, girando per mesi e mesi in lungo ed in largo il territorio di Sparone e delle sue frazioni (spesso distanti l’una dall’altra) alla ricerca di questi particolari monumenti da schedare e fotografare: ha trovato in tutto 140 piloni e 38 affreschi. Le funzioni dei piloni, derivati dalle edicole romane, erano molteplici: erano luoghi di devozione, naturalmente, ma anche di sosta durante i faticosi trasferimenti lungo i sentieri, spesso percorsi portando un pesante carico sulle spalle; vi si fermava il singolo per pregare o riposarsi, vi facevano tappa le processioni. C’erano piloni devozionali, altri propiziatori; qualcuno li costruiva per “Grazia ricevuta”, altri in occasione di funerali o ricorrenze. Sorgevano nei centri abitati ma soprattutto lungo sentieri e mulattiere, dove rappresentavano importanti punti di riferimento per i viandanti. Raramente venivano dedicati al Cristo; la predilezione dei committenti andava ai santi, soprattutto a quelli venerati dai contadini perché proteggevano il bestiame ed i raccolti o perché salvaguardavano dalla peste. “La cosa sorprendente – ha sottolineato l’autore – è che tanti di questi santi sono quasi sconosciuti dalle nostre parti o addirittura inventati. Nella borgata di Bisdonio, ad esempio, vi è un pilone dedicato a San Beniamino martire, che non esiste (aveva però questo nome il figlio del committente…). E di San Cesare monaco, chi ha mai sentito parlare?”.

Si trova invece di frequente la figura di San Bernardo, sempre rappresentato mentre tiene legato alla catena un diavoletto che però, lungi dall’incutere timore, il più delle volte presenta un viso simpatico ed allegro. “Un signore mi ha raccontato che non di rado il diavoletto aveva le sembianze di persone in cattivi rapporti con chi faceva costruire il pilone. Ecco perché, in tanti affreschi, la sua faccia è irriconoscibile: evidentemente i chiamati in causa provvedevano a cancellare l’imbarazzante ritratto con una mano d’intonaco…” Sono tanti i piloni ma spesso in cattive condizioni: qualcuno è stato abbattuto senza riguardi durante la costruzione delle strade, altri cadono a pezzi sotto le ferite inferte dal trascorrere del tempo, dalle intemperie, dall’incuria. Un destino cui bisognerebbe sottrarli: Elio Blessent ne è convinto. “Ci riportano ad una religione di altri tempi, ingenua ma autentica, profonda – ha sostenuto – Per questo è importante salvaguardarli: ci dimostrano che la nostra cultura viene da lontano e che certe forme di devozione si trasformano senza cambiare in maniera radicale”.

Per presentare la sua opera, l’autore aveva scelto un luogo particolarmente suggestivo ed adatto al tema della serata: la piazzetta della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo, che è piccola, raccolta, delimitata da vecchie case ricche di particolari interessanti. Sui loro muri erano stati collocate ( e vi sono rimaste per settimane), le riproduzioni fotografiche di alcuni dei piloni citati nel libro. Peccato soltanto per l’assedio dei moscerini, che, complice la serata umida ed insolitamente calda di fine luglio, hanno letteralmente preso d’assalto i presenti.

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