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Pigeon fancier!

Pigeon fancier!
In inglese la parola fancier descrive una persona che ha una passione per un tipo particolare di animali o piante e li alleva o le coltiva. Pensate che ad Edimburgo sono noti con il nome di dooman, da doo, parola scozzese per piccione maschio, ma anche con coo, con il significato di tubare. I piccioni viaggiatori sono della razze domestiche del colombo selvatico Columba livia, sono stati per molto tempo il più veloce mezzo di comunicazione disponibile, grazie alla loro eccellente abilità nel trovare la via del ritorno al nido. Storicamente, l’uso dei piccioni viaggiatori è stato molto vario. Per esempio, ebbe un’importanza fondamentale durante i periodi di guerra nel Medioevo, quando era normale scambiarsi messaggi di posta per mezzo di questi animali, anche se la loro storia risale a molti anni prima. E’ dimostrata storicamente l’esistenza di uno scambio di messaggi tramite piccioni viaggiatori fino dal 2.800 a.C e risale agli egizi e ai persiani, e rimase un efficiente mezzo di comunicazione fino all’avvento del telegrafo, del telefono e, infine, della radio ed adesso degli smartphone. La loro importanza in ambito militare si estese invece anche al XX secolo: durante entrambe le guerre mondiali furono utilizzati migliaia di piccioni per spedire messaggi strategici, scritti su carta leggera o in microfilm e inseriti in un tubicino legato a una zampa. Dalla mitologia e dalla letteratura vengono tratte tante storie in cui viene apprezzato il loro compito: per esempio, ne “Le mille e una notte” si fa riferimento alla grande importanza di possedere questi animali. Come già precedentemente detto nel passato hanno rappresentato un simbolo significativo nel recapitare dei messaggi nella Bibbia ad esempio, una colomba che consegna a Noè un ramoscello di ulivo, segno che la terra era vicina ed era finito il Diluvio Universale. Pensate che presso gli antichi Greci i vincitori delle Olimpiadi erano soliti appendere alle gambe del colombo il messaggio della vittoria e le truppe romane disponevano di piccionaie portatili che trasportavano in diverse campagne militari e la comunicazione “via piccione” può funzionare in un senso solamente: il piccione, trasportato lontano dalla sua piccionaia, quando è liberato ritorna al luogo d’origine. Non è insomma possibile istruire il messaggero alato per indirizzarlo a una destinazione differente. Tuttavia, il loro utilizzo non è esclusivo della storia classica. Durante la Prima Guerra mondiale fu un vero privilegio avere a disposizione questi amici pennuti, e anche durante la Seconda Guerra Mondiale, sono stati usati per evitare che le conversazioni venissero intercettate. In entrambe le guerre, l’addestramento di diversi animali, come cani e gatti fu molto importante e si giunse persino a pensare alla possibilità di addestrare i pipistrelli. I piccioni non venivano solo usati esclusivamente per inviare messaggi, ma anche per piccoli oggetti di cui qualcuno aveva bisogno altrove con urgenza, per esempio, campioni di sangue provenienti da ospedali o laboratori. Nelle due Guerre mondiali alcuni si distinsero in battaglia per aver consegnato messaggi importanti, i colombigrammi , The Mocker avrebbe volato per 52 missioni, Cher Ami, una femmina, fu ferita nell’ultima settimana della Grande Guerra, ma il suo messaggio salvò parecchi americani. E poi Paddy che beffò i falchi di Hitler e per primo diede agli alleati notizie sullo sbarco in Normandia. Alcuni eserciti moderni continuano ad addestrare i piccioni viaggiatori, allo scopo di contare su di un piano di emergenza in caso di conflitto militare che provochi un collasso dei moderni sistemi di comunicazione. Si ritiene che i piccioni, per trovare la via di casa, sfruttino varie strategie: una sorta di bussola interna che percepisce il campo magnetico terrestre, un sistema di orientamento basato sulla posizione del sole, un meccanismo olfattivo per riconoscere gli odori del proprio nido d’origine e la capacità di individuare alcune caratteristiche del paesaggio. I piccioni viaggiatori sono diversi rispetto agli altri, perché hanno un ottimo senso dell’orientamento e una corporatura più robusta, riuscendo a percorrere fino a mille chilometri in un solo giorno, ad una velocità di 90 chilometri all’ora. Oggi, con i nostri sofisticati sistemi di comunicazione, che ci permettono di inviare istantaneamente messaggi in qualunque parte del mondo, è molto difficile pensare che, in passato, l’uso del piccione viaggiatore era uno dei metodi più veloci per comunicare. Tuttavia, dobbiamo molto all’abilità di questi uccelli che, per secoli, hanno viaggiato su lunghe distanze per trasportare messaggi che davano speranza. Nonostante la colombofilia (che è il nome con cui viene denominato l’allevamento e l’addestramento di piccioni viaggiatori) continui ad aumentare, i piccioni vengono utilizzati principalmente per modalità sportive, un’attività profondamente consolidata in Spagna. Esiste un numero importante di allevatori locali, al fine di mantenere la tradizione di addestrare i piccioni viaggiatori, così come di promuovere lo sport e la sana competizione. Alcune curiosità, in inglese c’è anche una locuzione piuttosto curiosa, pigeon on a stool, piccione su uno sgabello, che inizialmente indicava un piccione da richiamo, usato per catturare altri piccioni con una rete,e ora viene usata in senso figurato: è una persona che fa da esca o un infiltrato o informatore della polizia.
Favria, 20.01.2021 Giorgio Cortese

Ogni giorno c’è un solo modo di dimenticare il tempo, impiegarlo bene.

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