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PIACENZA. Scontri Piacenza: 3 arresti. Gip, violenza gratuita

“Una violenza gratuita e immotivata nei confronti di un carabiniere inerme a terra, colpito con puro odio, senza umanità, nel contesto di una logica da branco”. Sono le parole contenute nell’ordinanza di custodia cautelare per i 3 giovani responsabili del pestaggio di un carabiniere a raccontare cosa è accaduto sabato scorso a Piacenza in occasione della manifestazione antifascista.
Nelle ultime 24 ore la Procura della Repubblica di Piacenza ha chiuso il cerchio su tre delle principali figure, ma trapela che le indagini sono ancora serrate per individuare gli altri esecutori e coautori del pestaggio, pare almeno altri cinque manifestanti. Oggi pomeriggio si è costituito Lorenzo Canti, 23enne di Modena: si è presentato con l’avvocato in caserma a Bologna dove gli è stato notificato il provvedimento firmato dal gip di Piacenza ed è stato trasferito nel carcere piacentino delle Novate. Qui si trovavano già anche Giorgio Battagliola, attivista piemontese No Tav di 29 anni, e Moustafa Elshennawi, l’egiziano 23enne fermato a Pavia, attivista del sindacato Si Cobas. Tutti e tre “incastrati” dalle ricostruzioni foto e video in mano a polizia e carabinieri di Piacenza che stanno lavorando, coordinati dal pm Roberto Fontana, con la collaborazione dei colleghi di Torino. In particolare, l’egiziano sarebbe quello che ha colpito con il suo stesso scudo il brigadiere a terra, mentre Battagliola sarebbe quello che gli ha fatto lo sgambetto da dietro facendolo cadere mentre scappava insieme agli altri militari per poi colpirlo con l’asta di una bandiera. Canti avrebbe invece rincarato la dose con calci e pugni.
Le indagini mirano però a individuare anche gli altri ‘del branco’ che hanno colpito il carabiniere “con puro odio e in assenza di freni inibitori e umanità”, recita l’ordinanza. Per il gip è tutto ancora più grave perché in quel momento non vi era alcuna necessità di prendersela con il carabiniere del battaglione Bologna: “Manca ogni coerenza rispetto allo scopo perseguito” che in quel momento era di procedere oltre con la manifestazione verso la piazza centrale di Piacenza, mettendo così in atto – scrive ancora il giudice – “un’azione incongrua nei confronti di quel carabiniere che stava arretrando e non costituiva alcun impedimento”. Insomma, se la sono presa con uno che stava                 scappando: se il loro scopo era di andare avanti, che bisogno c’era di accanirsi in quel modo su un uomo immobile a terra? Lo dovranno spiegare entro breve, quando verranno interrogati per la convalida.

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