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PEROSA. Mestieri di una volta il Barbé di Perosa

Tra i tanti ho scelto Giulio Domenico di Perosa, classe 1896, contadino varsatile pieno di iniziativa che s’improvvisava anche elettricista e sarto ma l’opera sua più espletata era quella di barbiere.

Aveva imparato sotto le ami nella guerra del 15/18 ed ora esercitava in una stanzetta  attigua all’abitazione.

Con poca spesa tagliava i capelli, radeva la barba ed accorciava i baffi dei compaesani. Aveva attrezzato la stanzetta con una specchiera da comò assai vetusta, appesa al muro, e davanti aveva posto un tavolinetto che dimostrava tutti i suoi anni.

Sul ripiano vi erano alcune scodelline di terriglia smaltata , una piena di scaglie di sapone; una scatoletta di borotalco, una bottiglietta di essenza di lavanda ed una scatoletta di brillantina Linetti; due o tre pennelli con impugnatura in legno, due rasoi uno con manico in osso ed uno in madreperla ed appesa al muro vi era una carmela (striscia di corame che usava per affilare i rasoi).

Di fianco un portacatino di smalto bianco con relativa brocca per l’acqua, qualche paio di forbici e la macchinetta taglia peluria con dentini piccoli, squaleschi, luccicante di cromatura. Qualche panchetta e qualche sedia di legno accoglievano i clienti. Se per sfortua produceva qualche taglietto nessuna apprensione: un pezzetto di pera-fermasangh (allume di rocca) fungeva da miracoloso emostatico.

Dal barbiere gli uomini si recavano soltanto alla domenica prima di mèssa granda (messa solenne), per essere meglio sbarbati, con i capelli a sfumatura giusta ma soprattutto per fare quattro chiacchiere in santa pace. La spesa, come dicevo, era per tutte le borse e la “seduta” rilassante. Giulio Domenico nel periodo di luna nuova poteva dedicarsi ad altre incombenze, perchè era notorio che in quella fase di luna i capelli crescono particolarmente…

Dal libro “Echi del Passato”

di Angela Valle

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