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PAVONE. Prgc: due di picche a Ivrea

Un tempo tutta la zona del quartiere Bellavista era sotto il Comune di Pavone Canavese. Poi, con l’arrivo o lo sviluppo della Olivetti, venne ceduta ad Ivrea, perché vi si potessero costruire le abitazioni degli operai. Ma, tra i due paesi, esiste tutt’oggi ancora una porzione di terreni un po’ di un Comune e un po’ dell’altro: stanno nella territorialità di Pavone ma sono di proprietà di Ivrea. Con il risultato che Pavone impone le norme urbanistiche ed Ivrea deve attenersi. Un po’ come fosse un privato qualunque. Ed è proprio su questa “isola” che è posta l’attenzione della sesta variante parziale al Piano Regolatore, abbozzata sotto il mandato dell’ex Sindaco Maria Aprile, allora in accordo con gli eporediesi, e rivista, oggi, dalla nuova maggioranza, eletta nel maggio 2014 e guidata da Alessandro Perenchio. In quattro e quattr’otto i “nuovi” han dato un colpo al cerchio ed uno alla botte e han dimezzato i terreni su cui veniva concessa l’edificazione: si potrà costruire soltanto su uno, il più piccolo, mentre il lotto più grosso sarà destinato a servizi. Resta l’obbligo della costruzione di un marciapiede, per la sicurezza dei pedoni.

Chiaro che, sotto le rosse torri, Carlo Della Pepa ha storto un po’ il naso e, con gli uffici, ha fatto pervenire alcune osservazioni, seguendo l’iter procedurale, al progetto preliminare di variante. In buona sostanza ha fatto capire che “se ci diminuite le aree edificabili, avremo più difficoltà a trovare un acquirente e meno introiti derivanti dagli oneri”. A farsi portavoce delle ragioni eporediesi ci ha pensato Pino Andriolo, dai banchi della minoranza: “si costringe a far condomini su tre piani – ha accusato Andriolo -. A me sembra di notare un piglio polemico. Ribadisco la necessità di trovare un accordo tra i due Comuni. Mi sembra di vedere una forzatura politica che non potrà non avere delle ripercussioni e che non giova a Pavone: non è necessario un braccio di ferro perché risponde ad una logica di chiusura, ma guardate che i progetti di architettura olivettiana non danneggiano Pavone… Vedrete, sarà il mercato a dimostrare chi ha ragione e chi no”.

La maggioranza, dal canto suo, ha fatto orecchie da mercante e ad Ivrea ha risposto picche. L’Architetto Giancarlo Paglia, estensore del primo progetto ed anche di questa ultima modifica, ha rassicurato: “Ivrea critica la rdiuzione di capacità edificatoria ma invece godrà di una maggiore cubatura. La scelta della nuova Amministrazione è nell’ottica di preservare un’area a Bellavista in modo da destinarla a servizio pubblico”.

Altre osservazioni, di natura tecnica, sono pervenute dalla Città Metropolitana. Mentre un gruppo di quindici cittadini ha presentato richiesta affinché i loro appezzamenti siano stralciati dall’area commerciale-artigianale e tornino agricoli. Si capisce: di questi tempi son costi, tra le tasse da pagare e la difficoltà, per lo stallo del mercato, di vendere o edificare.

“L’animo – ha alzato tuttavia le spalle l’architetto Paglia – sarebbe stato di accogliere questa richiesta, anche nell’ottica di un risparmio sul consumo di suolo, ma non è stato possibile in questa fase di passaggio dal progetto preliminare a quello definitivo. Vedremo di considerarle più avanti, ma in intensa con altri vicini. Ne consegue – ha concluso – che non sono state apportate modifiche, tranne un piccolo ritocco cartografico e piccole precisazioni in merito alle norme di attuazione”.

Il punto all’ordine del giorni (“controdeduzioni alle osservazioni”) è stato quindi votato con i voti favorevoli della maggioranza (salvo l’uscita dall’aula del Vicesindaco Gianfranco Cobetto per conflitto d’interessi, essendo coinvolti alcuni suoi parenti) ed i voti contrari di Andriolo e Di Nunno (erano assenti gli altri due giovani esponenti dell’opposizione Bolzanello e Adda).

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