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PAVONE. Affitto troppo alto, la Pavonese se ne va.. “ma perché alla Strambinese il gestore ha fatto sconti?”

Il campo da calcio si conferma terreno di scontro in paese. Dopo gli attacchi dalla minoranza, focalizzati sul bando pubblico per la gestione (che darebbe al vincitore troppa discrezionalità e troppe risorse), oggi scava un ulteriore solco l’estromissione della squadra pavonese, costretta a migrare verso altri lidi.

Ebbene sì. L’Asd pavonese non giocherà sul campo di casa. Ma a Scarmagno dove, da qualche settimana, i ragazzi hanno cominciato gli allenamenti. Ritrovo il mercoledì sera e sabato pomeriggio. A Pavone giocherà, invece, un’altra società del circondario.

Perché questa girandola di campi e squadre? La decisione dei ragazzi di casa verte sui costi. Valerio Negri, gestore del campo, avrebbe chiesto una somma troppo elevata.

“Ci ha chiesto 200 euro a partita che, moltiplicati per 13 partite, fanno un costo per noi davvero spropositato – spiega Gabriele Radaelli, uno dei giocatori della Pavonese -. Ecco perché ci siamo recati a Scarmagno dove ci vengono chieste somme molto più basse. Non potremmo far altro: la nostra squadra si è formata nella primavera di quest’anno, dopo anni di assenza di una squadra nel nostro paese. Senza un presidente, senza una dirigenza, per volontà di noi ragazzi che, quindi, sosteniamo direttamente anche le spese. Le condizioni di Negri sono dunque, per noi, proibitive”.

Fosse solo questo. Il peggio è arrivato dopo quando, poche settimane fa, l’Asd Pavone ha appreso dello sconto riservato da Negri alla Strambinese, la quale cercava un campo di “ripiego” poiché nel proprio sono in corso alcuni lavori di sistemazione.

Negri non ci ha presentato contro proposte eppure ha fatto uno sconto ad un’altra. Questo non ci va giù – sottolinea Radaelli -. Eppure lui ha i numero di telefono di tutti noi, avrebbe potuto venirci incontro. Ci siamo rimasti male: ci aspettavamo di fondare una squadra per il paese e di giocare in paese invece ci siamo trovati a dover contrattare con persone non di Pavone per scoprire, per di più, che sul campo gioca un’altra squadra”. 

In questo frangente, che ha fatto il comune? “Noi – chiarisce Radaelli intratteniamo la trattativa con il gestore, è lui il nostro punto di riferimento”.

La questione potrebbe però presto piombare sul tavolo del consiglio comunale. A portarcela sarà il capogruppo della minoranza, Pino Andriolo, deciso a mettere in chiaro quali siano i rischi correlati al bando.

Chiederà un passo indietro. Una presa di posizione a difesa del gestore potrebbe dire, del resto, demoralizzare e disincentivare chi, in paese, ha voglia di darsi da fare. Il tessuto sportivo era morto da un pezzo. Tanti anni fa esisteva una squadra, giocava in Fgic. Poi si era fusa con il Samone. E’ rimasto il vuoto.

“Abbiamo pensato di fondare una squadra in società con la pavonese dei Veterani ed entrare nel Csi” sottolinea Radaelli. 

S’aggiunge che il campo da troppo tempo è un tasto dolente per l’Amministrazione dopo i vari progetti, naufragati, di farne un polo d’attrazione. Ai tempi dell’ex sindaco Catozzi si ventilava la costruzione di un pluriuso al primo piano. Oggi mancano ancora degli spogliatoi ad onor del mondo, il tetto è una copertura che va rattoppata e il campo necessita di una sistemazione definitiva. Nel passato mandato lo si era destinato anche al football americano, snaturandone l’ovvia destinazione. La partita politica e amministrativa sul campo, dunque, non è chiusa.

“Il caso segnalato dai calciatori della Pavonese non sorprende – commenta Andriolo a nome del gruppo consiliare Insieme per Pavone -. E’ il primo, ma temo non ultimo, effetto di una rapporto di concessione di pubblico servizio nel quale vi sono diverse lacune. Ne abbiamo rilevate diverse e le abbiamo esposte ai cittadini ed all’amministrazione. 

Il caso specifico è frutto dell’assenza nella concessione di alcun riferimento alle tariffe praticate dal concessionario. In sostanza è libero di definirle come gli pare. 

Il bando non riportava il valore della gara, che è il termine a partire dal quale l’amministrazione determina eventuali contributi ad integrazione dei costi sostenuti o dei profitti bassi previsti. 

Detto questo il concessionario non è un affittuario dell’impianto. Egli è tenuto ad una politica tariffaria trasparente e soprattutto uniformemente applicata. Perché egli agisce per conto dell’ente pubblico. Mi è giunta voce di tariffe “speciali” applicate. Se così fosse ne chiederemo conto all’amministrazione. 

Ripeto, della vicenda della concessione degli impianti sportivi diverse cose non ci piacciono”.

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