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Parlare con gli occhi.

Parlare con gli occhi.
Al 14 di ottobre sono stato all’inaugurazione dell’UNITRE di Cuorgnè e riflettevo che l’imperversare dell’epidemia ci costringe ad indossare la mascherina sia negli ambienti chiusi che all’aperto. E allora invece del viso possiamo leggere le emozioni di una persona che incontriamo solo nei suoi occhi? Se ci pensiamo bene, lo sguardo è la parte di noi esseri umani più comunicativa, più trasmissiva e che consente una più intensa connessione. Cogliere tutti gli indizi non verbali presenti negli occhi altrui ci permetterà di intuire, ad esempio, la falsità, la sincerità o la magia dell’attrazione. Un poeta spagnolo dell’Ottocento Gustavo Adolfo Bècquer diceva che chi può parlare con lo sguardo, si può persino baciare con gli occhi. Ritengo che gli occhi sono un affascinante organo del nostro corpo e forse solo adesso con le mascherine che coprono parzialmente il viso iniziamo ad intuirne le potenzialità nel comunicare, anche solo con un semplice sguardo degli occhi. Gli occhi esprimono un linguaggio che direi sincero, perché non sempre possiamo controllarli a differenza delle parole ed azioni che sono filtrati dalla nostra volontà, gli occhi no! L’occhio di noi esseri umani è il punto in cui si mescolano anima e corpo. Pensate solo alla pupilla che si dilata istintivamente se siamo attratti da qualcosa, o siamo sorpresi. Avete notato che quando le persone che abbiamo di fronte provano a ricordare qualcosa, lo sguardo si rivolge verso una direzione, oppure si abbassa se la persona resta sospesa alcuni istanti in uno stato di introspezione. Sono tante e sottili le sfumature che caratterizzano il comportamento dei nostri occhi. Non dobbiamo dimenticare le palpebre, dicono gli esperti che le persone nervose o in difficoltà sbattono le palpebre con maggiore intensità, pare dovuto ad un meccanico del cervello che si attiva in quei momenti. Il maggior movimento delle palpebre che riflette l’attivazione emotiva, ad esempio anche quando qualcosa ci sorprende, ci indegna o ci fa arrabbiare. Ma sbattiamo molto le palpebre, anche quando interagiamo con qualcuno che ci aggrada o quando pensiamo a più cose al contempo. Quando incontriamo qualcuno dietro la maschera possiamo intuire il suo imbarazzo o insicurezza quando evita il nostro contatto visivo diretto, guardando di lato. Possiamo intuire le sue bugie dagli occhi schivi, che non sono di timidezza e, dicono gli esperti, per dissimulare il suo inganno di solito e allora, non sostiene per molto tempo il nostro sguardo. Ho notato che certe persone se vogliono ricordare spostano di occhi a destra ed invece a sinistra se cercano di inventarsi una storia. Adesso con le mascherine già da un metro di distanza ci si può guardare negli occhi per capirsi, perché a qualsiasi distanza uno sguardo non mente mai. Purtroppo oggi con i messaggi sui cellulari composti da tante faccine cambiano anche il nostro stile comunicativo. Anche prima della pandemia molti non avevano più il bisogno di trovarsi davanti a una persona per dire qualcosa, ma trasmettevano allegria, amore o rabbia tramite emoticon. Con questa pandemia, siamo in astinenza da contatti umani e allora incrociare dei conoscenti o dei perfetti sconosciuti fa nascere la voglia di gustare anche per poco questo piacere, di questo mistero che è svelare, a base di piccolissimi gesti e magiche sfumature, la qualità o complessità delle nostre relazioni e magari di riprenderle con maggior frequenza per evitare che la comunicazione tecnologica ci faccia perdere il potere di leggere le emozioni altrui nel loro sguardo. A volte solo rimanendo in silenzio facendo la coda a debita distanza per entrare in un negozio. Prima la vita scorreva e noi insieme a lei, senza fermarci a guardarla con i giusti occhi. Occhi che oggi guardano con profondità. Occhi che brillano di una luce diversa. Occhi che sapranno vedere e non solo guardare. Occhi che sapranno amare e godere pienamente del dono prezioso della vita. In questi tempi bui di isolamento e di paura a causa dell’emergenza coronavirus, bardati come siamo con mascherine, guanti e protezioni varie, solo gli occhi sono in grado di esprimere ciò che veramente sentiamo ed io nonostante tutto rimango ottimista perché tutto ciò che mi circonda parla di speranza e lo leggo dagli occhi dei bambini che irradia di luce il mio animo.
Favria, 27.10.2020 Giorgio Cortese

Quando leggo le pagine di un libro con occhi d’incanto posso sfiorare l’infinito viaggiando su nuvole di parole.

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