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Pandemie da polmonite e da sovranità

Pandemie da polmonite e da sovranità
Oggi sui media sentiamo sempre di più parlare di nuove epidemie, le pandemie che deriva da una parola greca, composta da pan tutto e demos popolo, ed era l’appellativo di Eros e di Afrodite, in quanto divinità dell’appetito e dell’amore sessuale. Si diceva infatti Venere pandemia, prostituta dal greco pandémios, e casa pandemia, bordello. Ma che legame c’è fra il pandèmio e le pandemìe di cui parlano spesso i giornali? La pandemìa è un’epidemia pervasiva, una malattia che si diffonde su amplissima scala, magari globale; e perfino in questo senso è una cosa di tutti e non ha niente a che vedere con pandemonio, a dispetto della somiglianza. L’ultima pandemia in ordine di tempo è quella che ha per focolaio la Cina e sta già sta già mietendo dei morti. Cento anni fa abbiamo avuto dopo la Grande Guerra l’influenza Spagnola, che si diffuse in Europa nel 1918-1920 a seguito dello sbarco delle truppe americane. Fu denominata spagnola perché inizialmente furono solo i giornali spagnoli a parlarne. A provocarla fu un ceppo del virus dell’influenza. Il numero delle vittime è ancora incerto, a causa della sovrapposizione dell’epidemia con la Prima Guerra Mondiale, ma si stimano almeno venti milioni di morti. Nel mondo da quando esiste una società umana organizzata, ci sono state parecchie epidemie, iniziando dalla Peste di Giustiniano negli anni 541-542 d.C. che pare uccideva secondo i cronisti del tempo dai 5000 ai 10000 abitanti al giorno nella sola città di Costantinopoli, spopolando l’impero bizantino. Questa epidemia influenzò anche la Guerra Gotica, dando agli Ostrogoti la possibilità di rinforzarsi. Il totale delle vittime fu di 100.000.000 morti, numero che rende questa epidemia la peggiore nella storia. Famosa e anche la famigerata Peste Nera che in Europa e in parte dell’Asia fu causa della morte di ben 75 milioni di vittime ovvero un terzo della popolazione dell’epoca. Durò all’incirca cinque anni dal1348 al 1353 d.C.. La scarsa igiene, le guerre ed i roditori favorirono la diffusione del batterio. Fu soprannominata “nera” a causa della sua virulenza. Poi nel Ottocento in Europa si diffuse il colera a seguito degli intensi scambi commerciali tra l’Inghilterra e l’India con pandemie cicliche e milioni di morti E poi l’A. I. D. S., epidemia più diffusa ai giorni nostri. Il virus HIV interferisce con il sistema immunitario della persona abbattendone le difese: in tal modo si è molto più suscettibili alle infezioni. La malattia ha provocato fino ad ora ben 39.000.000 di morti ed è, per lo più, diffusa nelle nazioni in via di sviluppo e tra gli indigenti di tutto il pianeta. Oltre a queste epidemie ecco la pandemia sovranista che abbiano iniziato a scorgere in lontananza, come oltre la collina, esseri umani con rigurgiti di populismo, che cercavano unendosi timidamente, molto timidamente, di far tornare a galla ceppi di sovranismo, convinti di star perdendo la propria sovranità. Oggi questa pandemia dell’animo è in stato avanzato in tutta Europa e ben oltre. Circolano tra di noi una nuova ondata di sentimenti che portano intere nazioni alla chiusura, all’involuzione totale o a questo aspirerebbero. Una pandemia alimentata dal malcontento generale che viene incanalato ad uso e consumo di qualcuno e rigorosamente a scapito di qualcun altro. Oggi gli esponenti di questa pandemia vengono detti sovranisti ma sono molto simili ai nazionalisti del secolo scorso con tratti comuni costituiti da una mentalità giustizialista, uno stile tribunizio, un concetto populista dell’economia ed una vena autoritaria. Dicono di essere in guerra contro i poteri forti e considerano l’immigrato un potenziale nemico. L’individuazione di un nemico è alla base di tutto e della pandemia e poi in caso di confronto questo argomento sta bene su tutto, come il cacio sui maccheroni. Personalmente se penso all’immediato futuro non posso fare a meno di pensare al Riccardo III di Shakespeare perché nella società mi trovo sempre di fronte a personaggi emuli della sua azione e noi tutti, nonostante, siamo inorriditi dalle azioni dei novelli Riccardo III, i loro brillanti e significativi monologhi li fanno apprezzare da una parte del popolo che addirittura spera che che riescano nei loro piani a dispetto della loro evidente malizia. O tempora o mores! Ma da ottimista dico “Tempus omnia medetur”, il tempo è galantuomo!
Favria, 28.01.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno la speranza mette radici anche nella roccia.

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