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Una fase della lavorazione delle mascherine

PALAZZOLO. L’azienda di maglieria Alessandrosimoni ha iniziato a produrre mascherine lavabili

Per far fronte alle richieste di soluzioni per coprire bocca e naso, spinto da una vicenda personale che avrebbe scosso chiunque, il proprietario dell’azienda di maglieria Alessandrosimoni ha deciso di impiegare parte della produzione nella realizzazione di mascherine. «Le nostre mascherine sono capi di abbigliamento, non abbiamo ancora la certificazione, ma stiamo lavorando in questo senso», spiega l’imprenditore Simone Bodo; «già alla fine di febbraio la nostra azienda ha adottato un protocollo interno che prevede l’uso di mascherine e disinfettanti per mani, io ero tra i partecipanti alla corsa di Portofino, la stessa a cui ha partecipato il ragazzo di Codogno, il “paziente uno”; quando è scoppiato il caso coronavirus il Servizio Igiene ha tempestivamente controllato la mia condizione, fortunatamente non sono stato contagiato, come d’altronde nessun altro in occasione di quella gara, ma questa esperienza mi ha messo in allarme, mi ha fatto capire che non si trattava di una semplice influenza come qualcuno ancora sosteneva in quei giorni: se vieni contattato dal Servizio Igiene significa che ci troviamo davanti a qualcosa di davvero pericoloso. Quando i numeri del contagio hanno iniziato ad aumentare mi sono chiesto come io e le persone che lavorano con me potevamo essere utili in questa emergenza, mettendo in campo le nostre competenze, e poiché le protezioni continuano a scarseggiare abbiamo iniziato a cucire mascherine».

Nelle ultime settimane l’azienda palazzolese ha iniziato a lavorare ad un processo di perfezionamento del prodotto; le mascherine sono realizzate con nylon idrorepellente, cotone e filtro ma Simone Bodo è in attesa di un altro filtro che potrebbe costituire la base da cui partire per ottenere la certificazione.

Il Decreto del Presidente del Consiglio emanato domenica scorsa ha previsto il blocco temporaneo delle attività di produzione e di campionario delle aziende tessili, ma la Alessandrosimoni è pronta a continuare a produrre le mascherine se sarà richiesto dalle autorità competenti.

Le mascherine made in Palazzolo per ora non costituiscono strumenti di protezione personale ma rispondono alla richiesta di coloro che chiedono indumenti comodi per coprire bocca e naso. «Con il nostro lavoro speriamo di potere dare una risposta concreta alla richiesta di protezioni», aggiunge Bodo; «inoltre non dobbiamo dimenticare l’impatto che il materiale di scarto ha sull’ambiente perché quando questa emergenza sarà finita altre sfide ci attenderanno e tra queste vi è lo smaltimento dei rifiuti prodotto durante l’emergenza sanitaria. Queste riflessioni ci hanno portato a realizzare un prodotto non usa-e-getta: le nostre mascherine sono lavabili e sono pensate per essere utilizzate almeno dieci volte prima di essere smaltite».

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Blogger: Sara Mazzola

Sara Mazzola
Investigando. La regola delle 5 W.

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