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Giuseppe Conte

Nuovo DPCM. Feste vietate, cinema chiusi, stop a palestre, scuole al 75% e al ristorante fino alle 18

Ristoranti chiusi alle 18 e la domenica, stop a cinema e teatri, congressi e concorsi, palestre e piscine, sale giochi e casinò, feste dopo matrimoni e comunioni, piazze della movida interdette alle 21. Con l’incremento dei contagi che per il secondo giorno consecutivo sfiorano quota 20mila, arriva la nuova stretta del governo.

Nel Dpcm che il presidente del Consiglio potrebbe firmare nelle prossime ore sono inserite anche due “forti raccomandazioni” ai cittadini: evitate di spostarsi dal proprio comune e di ricevere persone non conviventi in casa. Ma le misure annunciate non convincono le Regioni che chiedono provvedimenti più “equi” e ristori immediati per le categorie penalizzate e premono per spostare la chiusura alle 23 con servizio al tavolo e alle 20 al banco. Mentre il governatore della Campania Vincenzo De Luca sfida apertamente l’esecutivo: i locali rimarranno aperti fino alle 23 e la didattica a distanza sarà al 100% per tutte le scuole e non al 75 per le sole superiori come indicato nella bozza del decreto. Consapevole di non poter più attendere e pressato da buona parte della maggioranza, dagli scienziati e dalle fughe in avanti dei governatori, il premier Giuseppe Conte già di prima mattina riunisce i capi delegazione e alcuni ministri per mettere nero su bianco i provvedimenti. Con due punti fermi. Il primo è che non ci sarà un lockdown nazionale e vanno garantiti scuola e lavoro: tutto il resto può dunque essere sacrificato. Il secondo è che bisogna muoversi in fretta: “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute dei cittadini non proteggiamo l’economia”.

La stessa linea che il ministro della Salute Roberto Speranza illustra nella riunione con le Regioni. Servono “misure rigorose, robuste e serie” per “governare la curva e raffreddare la situazione” evitando di arrivare a “misure più drastiche”. I numeri, d’altronde, non consentono disattenzioni: altri 19mila contagiati che portano il totale a oltre 500mila, 151 morti in 24 ore – non era così dal 21 maggio – altri 79 pazienti in terapia intensiva dove ora ci sono 1.128 persone, e 738 ricoverati nei reparti ordinari. La bozza del Dpcm che il governo consegna agli enti locali va però oltre le misure ipotizzate nei giorni scorsi. E, di fatto, sancisce la fine della vita sociale, almeno per un mese. La chiusura di palestre e piscine era ampiamente attesa, meno quella di cinema e teatri così come l’impossibilità di festeggiare un matrimonio o una comunione: fino ad oggi si potevano invitare fino a 30 persone, da lunedì sarà vietato qualsiasi evento.

Sui trasporti pubblici locali la bozza prevede che i presidenti di regione rivedano la programmazione delle corse “finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi…sulla base delle esigenze effettive e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali”. Non è invece entrato nel Dpcm il divieto di spostamento tra le regioni. “Valutiamo insieme” ha detto il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ai governatori, con il testo che si limita a chiedere “di non spostarsi dal comune di residenza salvo per comprovate esigenze lavorative, di studio e per motivi di salute”.

Anche l’anticipo dell’orario di chiusura dei locali era previsto, ma il governo ha scelto la formula più rigorosa: stop alle attività di bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie dalle 18 e al tavolo si potrà stare in non più di quattro. Dopo quell’ora sarà vietato il consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici e aperti al pubblico, con i sindaci che potranno chiudere le piazze alle 21. Ed è proprio su questo punto che è ancora in corso la discussione, a tratti anche accesa. All’interno dello stesso governo e, soprattutto con le Regioni e i comuni.

A sfidare apertamente l’esecutivo è Vincenzo De Luca: il governatore della Campania, secondo il quale Napoli deve diventare tutta “zona rossa”, conferma di voler mantenere aperti i locali fino alle 23 e di portare la didattica a distanza al 100% in tutte le scuole. Due misure in aperto contrasto con il Dpcm che, se mantenute, potrebbero portare il governo ad impugnare il provvedimento. Più morbido il presidente dell’Anci Antonio Decaro, che ha chiesto comunque di “valutare” le chiusure sottolineando le “differenze oggettive” da comune a comune. E diversi presidenti da Zaia a Cirio fino Toti e Fedriga hanno insistito sulla necessità di rivedere le scelte fatte con misure più “eque e razionali”. I governatori all’unisono chiedono piuttosto un potenziamento della medicina territoriale, con il coinvolgimento diretto dei medici di base per lo screening dei positivi e, soprattutto, compensazioni economiche per le attività che dovranno fermarsi.

“Vanno garantiti ristori – dice il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini – perché ci sono settori che difficilmente riapriranno”. Su questo il governo sta lavorando ad un decreto che dovrebbe arrivare già la prossima settimana, con Boccia che ha garantito che i soldi ci saranno. “Le attività devono essere tassativamente ristorate e in tempi brevi”. Sull’orario di apertura di bar e ristoranti le valutazioni nel governo sono comunque ancora in corso e potrebbero esserci degli aggiustamenti, anche per cercare di evitare quanto più possibile di acuire le tensioni sociali che montano nel paese, come dimostrano gli scontri di Napoli seppur quanto avvenuto ieri sera non è direttamente collegabile al disagio dei cittadini.

Il giro di vite

Arriva un giro di vite per molte attività legate al tempo libero, dalle uscite per andare nei locali alla nuotata in piscina: il nuovo dpcm contiene diverse restrizioni in questo senso per lasciare spazio alle attività essenziali. Un mini-lockdown, dunque, con alcune “raccomandazioni”, come quella di spostarsi dalla propria città il meno possibile o di rinunciare ad invitare amici e parenti a casa. Confermate tutte le altre misure già in vigore, dalle mascherine al fermo delle fiere locali, dalla sospensione delle gare (fatta eccezione per quelle regionali, nazionali e internazionali) all’obbligo di restare a casa con 37,5 di febbre. Le misure previste dalle ordinanze regionali restano solo se più restrittive rispetto alle misure del Dpcm; per esempio resta il ‘coprifuoco’ dalle 24 nelle Regioni in cui è stato deciso anche se la misura non c’è a livello nazionale; verrà rimosso solo se i Governatori decidono in tal senso. Ecco tutte le novità.

CHIUDONO PALESTRE E CINEMA. Stop anche per piscine, terme, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, casinò. Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, cinema e in altri spazi “anche all’aperto”. Chiudono anche i parchi tematici, restano aperti invece i parchi e le aree giochi per i bambini ma resta obbligatorio il distanziamento.

BAR E RISTORANTI, SERRANDE CHIUSE ALLE 18. Da lunedì 26 ottobre le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono sospese la domenica e i giorni festivi; negli altri giorni sono consentite dalle ore 5.00 fino alle 18.00. Sempre dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico mentre è consentita la ristorazione con consegna a domicilio e quella da asporto.

SCUOLA, DAD AL 75% ALLE SUPERIORI. Le scuole superiori adotteranno una Dad pari al 75% delle attività e dunque un 25% in presenza su tutto il territorio nazionale, uniformando le ordinanze regionali. Resta in presenza l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione, materna, elementari e medie.

VIETATE LE FESTE, SI RACCOMANDA ‘STOP OSPITI A CASA’. “Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi”.

SOSPESI I CONCORSI PUBBLICI E PRIVATI. Dalla sospensione sono esclusi quelli per il personale sanitario e per quello della protezione civile. Salve, inoltre, “le procedure in corso”.

NIENTE CONVEGNI E CONGRESSI. Si potranno tenere solo con modalità a distanza.

MANIFESTAZIONI SOLO ‘STATICHE’. E nel rispetto delle distanze e delle altre misure di contenimento.

RACCOMANDATO DI RESTARE NEL PROPRIO COMUNE. “È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”.

POSSIBILE CHIUSURA DI PIAZZE ALLE 21. “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”. Lo prevede la prima bozza del Dpcm a cui sta lavorando il governo.

QUI, IL TESTO DEL NUOVO DPCM

In aula fino alle medie, Dad al 75% per i più grandi

La scuola resiste anche al nuovo Dpcm e alle pressioni di chi chiedeva, per gli istituti superiori, solo la Didattica a distanza. La percentuale si alza, arriverà al 75% ma stavolta, in barba alla babele di regolamenti e fughe in avanti, varrà per tutta Italia. A decidere quali classi seguiranno le lezioni a distanza, se i primi o tutti e cinque gli anni, saranno i dirigenti d’istituto.

Resta invariata la didattica al primo ciclo, dalle materne alle medie, che sarà totalmente in presenza. Vengono modulati ulteriormente gli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9, come avviene oggi. La bozza del nuovo Dpcm, in via di definizione mette ordine dunque nel mondo della scuola e obbligherà, se approvato in questa forma, i governatori che hanno messo le superiori in Dad al 100% ad adeguarsi. . Anche se i governatori ancora insistono sulla didattica a distanza completa, primo fra tutti De Luca. E malumore c’è far i presidi che rivendicano l’autonomia degli istituti.

Critico il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli: “Le soluzioni rigide non sono funzionali.L’autonomia delle scuole deve essere salvaguardata e i singoli istituti devono poter decidere. Mi auguro che la scuola possa far salvi gli insegnamenti laboratoriali che devono essere lasciati in presenza. Non si può imporre dall’esterno una percentuale rigida come il 75% in Dad perchè questo non corrisponde alle esigenze dei singoli bacini di utenza. La situazione di una grande città è immensamente diversa da quella di un’area rurale”. Intanto oggi la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina torna a difendere la scuola e il rischio contagi al suo interno: “Il monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità dice che la trasmissione del virus dentro le scuole è ancora limitata. I focolai a scuola nella settimana dal 12 al 18 ottobre sono solo il 3,5% di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese. Ma il dato più sorprendente è un altro: la settimana precedente (5-11 ottobre) erano il 3,8%. Quindi il numero di focolai dentro le scuole è addirittura sceso, in proporzione al totale”. E ribadisce: “L’Iss conferma che dentro le scuole il rischio di trasmissione del virus continua ad essere molto molto basso. E’ tuttavia chiaro che le attività extra e peri scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di misure di prevenzione previste”.

E a dare man forte alla visione di una scuola abbastanza sicura ha contribuito anche l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco: “È indubbio che nelle ultime settimane nella fascia d’età scolastica c’è stato un aumento dei contagi, che però probabilmente sono avvenuti fuori dalle aule. All’interno delle aule c’è controllo e distanziamento, quindi non c’è un grosso rischio di contagio. In questo momento ci sono davvero pochi casi di focolai all’interno delle scuole. Sembra che nelle strutture scolastiche i contagi non si stiano verificando, ma quello che si teme è ciò che succede fuori dalla scuola, all’ingresso, all’uscita e sui trasporti”.

Arriva a conclusioni diverse l’analisi condotta da Enrico Bucci e Antonella Viola del Patto Trasversale per la scienza, secondo cui le scuole non rappresentano un “moltiplicatore di infezioni” ma “non sono più protette del resto della comunità e il tasso di infezione scolastica appare seguire quello della comunità circostante”. Pertanto, “la probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso. Al momento non esistono motivi per evocare la chiusura delle scuole più di quanto non ve ne siano per un lockdown dell’intera società” ma è “urgente intervenire su regole e procedure”. La proposta del Patto Trasversale per la scienza è quella di “introdurre test rapidi antigenici e la procedura di pooling, in modo da evitare di affaticare ulteriormente il sistema diagnostico nazionale, già sotto stress per la ripresa epidemica in atto”. 

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Un commento

  1. Avatar

    Questo decreto è un’insulto alla libertà dei cittadini di poter fare impresa e vivere.Siete cari Conte e company la feccia della dignità, il contagio si contiene con le mascherine ed igiene se proprio serve,siccome molti medici onesti dicono il contrario voi farete fallire molte attività e sulla coscienza avrete i morti suicidi di piccole realtà imprenditoriali e l’Italia intera allo sfascio altro che Covid.

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