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Numeri!

Numeri!
Il mondo attuale e sorretto da i numeri ma misura il tutto a volte può essere uno sbaglio. I numeri sono giustamente al centro della nostra attuale società. Ma da strumento imprescindibile possono diventare una scorciatoia intellettuale, e persino una truffa. Oggigiorno ci mettono sul lavoro, nel volontariato, nella scuola ed in altre situazioni della vita quotidiana dei parametri numerici per misurare le performance di ogni organizzazione, e questo lo si fa con le migliori intenzioni, per esempio per riorganizzare sistemi nei quali l’assenza di misure precise può creare sprechi e inefficienze. Forse dobbiamo pensare che l’impulso a impulso a introdurre sempre di più parametri quantitativi nasce spesso con le migliori intenzioni, come una soluzione a problemi concreti. Un’inclinazione naturale che abbiamo come i esseri umani è quella di provare a semplificare i problemi concentrandosi sugli elementi che si misurano più facilmente. Ma ciò che è più facile misurare raramente è l’aspetto più importante e, anzi, a volte non è affatto importante. L’ossessione di misurare tutto provoca il paradosso che a volte si misurano aspetti semplici per ottenere risultati complessi. Quasi tutti i lavori implicano lo svolgimento di molte attività diverse e quasi tutte le organizzazioni hanno obiettivi molteplici. Raccogliere dati su una sola attività o su un solo obiettivo produce spesso risultati fuorvianti. A volte si misurano le risorse impiegate invece che i risultati, certo è più facile gli importi spesi o le risorse impiegate in un progetto, piuttosto che i suoi risultati. In questi casi le organizzazioni misurano quanto hanno speso, invece di ciò che hanno prodotto, ovvero misurano il processo anziché il prodotto. Ormai le performance con i loro numeri si abbattono su un numero sempre maggiore di attività e forse dovremmo pensare che a volte i numeri così come sono messi non sono tutto. La quantificazione ha un certo fascino, perché organizza e semplifica la conoscenza, offrendo dati numerici che permettono di paragonare facilmente individui e organizzazioni diversi tra loro. Ma questa semplificazione può provocare alterazioni, perché rendere paragonabili le cose significa spesso privarle del loro contesto, della loro storia e del loro significato. Di conseguenza, i dati sembrano più certi e affidabili di quanto siano in realtà e per noi esseri umani niente dà l’impressione della certezza quanto un dato espresso in forma numerica. Ma attenzione questi numeri possono essere manovrati scegliendo obiettivi più facili o preferendo clienti meno impegnativi, in modo da semplificare il raggiungimento dell’obiettivo escludendo i casi in cui è più difficile avere successo. Voglio spiegarmi meglio non voglio dire che quantificare con numeri sia un’attività inutile, anzi è necessaria, ma ci sono ambiti nei quali misurare tutto per performance può avere effetti perversi. Un’organizzazione può scegliersi determinati obiettivi solo perché essi possono essere raggiunti i numeri prefissati e non perché sono quelli giusti. Oggi dei numeri non possiamo farne a meno ma non dobbiamo diventare schiavi. Le misure della vita con i numeri possono essere più o meno utili e tutti hanno dei limiti, ma a farne una bandiera porta ad usarli male.
Favria, 18.09.2020 Giorgio Cortese

Chi crede nell’immortalità dell’anima si gode la sua felicità su questa terra in silenzio, e non ha nessun motivo di darsi delle arie. Lo diceva Gothe ed io la penso che Lui.

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