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Il Tavolo sulla Trasparenza convocato dalla Regione

NUCLEARE. Città Metropolitana ribadisce il “No” al deposito nazionale

“I quattro comuni individuati nella provincia di Torino come siti idonei, non si candidano ad ospitare il deposito nucleare nazionale”. Il vicesindaco di città Metropolitana, Marco Marocco, l’ha detto chiaramente nel corso del primo incontro informativo organizzato dalla Regione Piemonte sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

Oggi, mercoledì 20 gennaio, la Regione ha riunito il Tavolo della Trasparenza e partecipazione nucleare. A condurre i lavori, l’assessore Matteo Marnati.

I primi ad intervenire sono stati Fabio Chiaravalli della Sogin e Mario Dionisi di Isin che hanno parlato del sito nazionale, dei modelli internazionali presi a riferimento, dei 150 ettari di terreno che lo ospiteranno e del parco tecnologico annesso. In particolar modo si sono soffermati sulla Cnapi, la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, il documento atteso da 5 anni e pubblicato lo scorso 5 gennaio. Ad essere analizzati nel dettaglio sono stati tutti i motivi di esclusione che hanno portato all’individuazione dei 67 siti, 8 dei quali si trovano in Pimonte.

La prima richiesta avanzata dai territori e fortemente perorata nel corso dell’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio, è stata quella di una proroga del termine di 60 giorni per presentare le osservazioni. Un tempo risicato, ma reso ancora più esiguo dal fatto di trovarsi in piena pandemia da Covid-19.

Il primo intervento a tal riguardo è stato proprio quello di Gianluca Colletti, sindaco di Castelletto Monferrato: “Molte aziende chiudono, noi sindaci di piccoli comuni ci troviamo ancora a dover portare da mangiare alle famiglie in quarantena, e ci chiedete di far fronte a quest’altra emergenza dandoci solo 60 giorni di tempo. Una carta disegnata su criteri scritti da voi – è intervenuto rivolgendosi alla Sogin – senza alcuna condivisione. Presentati e basta”.

Per Colletti, così come per gli altri sindaci, la revisione di questi criteri è necessario.

Per il Canavese è intervenuta la sindaca Maria Rosa Cena, che ha messo in luce l’inidoneità del sito di Caluso-Mazzè-Rondissone a causa della sua vocazione agricola, delle eccellenze di un territorio che ospita la Docg dell’Erbaluce e l’Igp delle nocciole: “La riconversione del Canavese – ha spiegato – è partita 40 anni fa, quando l’industria ha lasciato il territorio. Ora non può cancellarsi quanto fatto dalle amministrazioni in tanti anni di paziente lavoro”.

La Cena ha insistito chiedendo una proroga dei termini per le osservazioni.

Una proroga che – come ha evidenziato l’assessore Marnati in un suo intervento – il Governo sembrerebbe già intenzionato a concedere.

Circa il termine dei 60 giorni è anche intervenuto l’avvocato Maurizio Pernice, direttore dell’Isin, che ha spiegato che le osservazioni non dovranno essere presentate subito al termine dei famosi 60 giorni, ma solo al termine del Seminario Nazionale. Un tempo, quindi, ben più lungo a prescindere dall’eventuale concessione di una proroga.

Tra gli interventi anche quello di Gian Piero Godio di Legambiente che ha posto quesiti ben precisi circa la sicurezza degli attuali depositi temporanei: “Qual è il livello di sicurezza dei depositi temporanei in caso di eventi avversi?”. Poi ha parlato di “Collocazione impropria di questi depositi, tant’è che non compaiono nell’elenco dei siti idonei”. Poi ha posto un quesito sui tempi per il trasferimento delle varie tipologie di rifiuti e ha chiesto, attualmente, dove siano stoccati i rifiuti radiattivi di origine medica. Godio ha inoltre rilevato che nell’alessandrino due aree identificate si sovrappongono ad un’area di ricarica delle falde acquifere profonde chiedendo se questo macroscopico criterio di esclusione non sia stato preso in considerazione.

Tra gli ultimi interventi quello del vicesindaco metropolitano Marco Marocco: “Confermo che Città metropolitana sta lavorando per raccogliere tutti gli elementi tecnici necessari a dimostrare che né Carmagnola, né la zona compresa tra Caluso Mazzè e Rondissone sono adatti ad ospitare il deposito unico nazionale di scorie nucleari. Nella prossima riunione del tavolo regionale condivideremo la nostra documentazione in tal senso”.

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Blogger: Maria Di Poppa

Maria Di Poppa
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