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NOVARA. Bimbo morto a Novara, compagno madre tenta il suicidio

Ha tentato di impiccarsi con un lenzuolo alle sbarre della sua cella e solo l’intervento della polizia penitenziaria lo ha salvato. Voleva suicidarsi Nicholas Musi, il 23enne recluso da venerdì nel carcere di Novara. Omicidio volontario pluriaggravato l’accusa nei suoi confronti per la morte del piccolo Leonardo, 20 mesi, figlio della compagna Gaia Russo, ai domiciliari con la stessa accusa in una struttura protetta perché incinta. Un gesto, quello del 23enne con precedenti alle spalle e problemi di droga, che aggiunge altro dolore ad una tragedia senza un perché. L’uomo, che agli inquirenti aveva detto di avere “la coscienza pulita”, si è legato al collo una striscia di lenzuolo nella notte tra lunedì e martedì, a poche ore dai funerali in Duomo del piccolo Leo, che ieri pomeriggio hanno raccolto attorno alla bara bianca centinaia di persone. Si sarebbe trattato di un atto dimostrativo: il giovane è stato fermato dagli agenti, che lo sorvegliano a vista 24 ore su 24, prima ancora di poter mettere in pratica le sue intenzioni. Non commenta Barbara Grazioli, l’avvocato di Musi, vittima di minacce e insulti sui social come la collega Annalisa Gibin, che difende Gaia Russo. Contro la ‘gogna’ del web nei confronti dei due legali d’ufficio, nel mirino degli haters per il solo fatto di avere accettato di difendere la coppia, si schiera l’Ordine degli Avvocati del Foro di Novara. “E’ l’ennesima offesa alla nobiltà della funzione difensiva, essenziale per il corretto funzionamento dello stato di diritto – sostiene – e per la garanzia del diritto di difesa garantito dalla Costituzione, del quale l’avvocato è insostituibile baluardo anche, e soprattutto, quando assiste persone accusate dei reati più gravi”. Al fianco dei due professionisti anche l’Associazione italiana giovani avvocati, che esprime “il più totale appoggio e la più convinta solidarietà”. In cella, Nicholas Musi continua a tacere. E tace anche la nonna materna della piccola vittima, Tiziana Saliva. “Solo silenziosa preghiera. Il diritto di parola è solo di Nostro Signore Gesù Cristo Misericordioso”, scrive la donna su Facebook, dove nei giorni scorsi aveva espresso tutta la sua disperazione per il suo “Leonardino adorato”. Un “angelo puro e delicato – ha scritto – Nessuno merita il tuo perdono”.

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Blogger: Maria Di Poppa

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