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Nino Ventura Opere (Theatrum)

Dal dialogo tra l’arte e la sapienza nasce una riflessione su temi della contemporaneità quali la sospensione, l’attesa, il silenzio di fronte a un passato non ancora concluso e un futuro non ancora iniziato. Nino Ventura lavora sulla trasparente nebulosità della materia e su fasce cromatiche di stratificata profondità e si esprime con tutta la maestria e la concretezza della tradizione. Da questo incontro fra magistero creativo e competenza materiale nascono le sue opere dove metafora e realtà coesistono in un continuo scambio. La forza delle opere di Nino Ventura risiede nell’arte come sperimentazione che acquista il senso evidente e affascinante della ricerca di un equilibrio. Il valore plastico delle opere presentate nasce organicamente dalla capacità artigianale e assume le dimensioni dell’arte attraverso la sperimentazione. Quando un frammento di realtà è toccato da un artista vero, quel piccolo frammento appare trasfigurato, diventa un appello alla meraviglia e alla ricerca della verità. Le opere presentate sono estranianti e introducono lo spettatore in una dimensione di magica sospensione, mediante un linguaggio plastico originale, che abbina alla materia scultorea l’impiego di una sapienza produttiva davvero ammirabile. Ne risultano opere dove il realismo della materia è mitigato dall’antirealismo dell’impiego. Le opere sono “porte di luce” aperte sull’infinito, paesaggi simbolici, ibridi esplorati dagli autori in un’incessante ricerca formale ed espressiva. Soprattutto, catturano la nostra attenzione così da farci partecipi delle loro stesse emozioni, permettendoci, guardandole, di dare compimento alle loro opere d’arte, un’arte applicata. Nino Ventura predilige la ceramica trattata secondo le più antiche tecniche, esaltandone le forme significanti, i valori plastici, le superfici ora opache, ora lustre, le possibilità della luminosità cangiante e iridescente. Questo artista sa trasformare la terra lavorata in un piatto paesaggio di acque e di terre – di pieni e di vuoti che si alternano – in una striscia di laguna alla foce di un fiume che scorre verso il mare, nelle infinite deviazioni e incroci di un corso fluviale che frantuma la superficie nell’ancestrale simbiosi di acqua e terra. La sua ceramica è tramutata in ciottoli che assumono forme inedite, assecondando le forme circolari di un’onda o di un mulinello creato dal vento, a quelle frastagliate e pur geometriche di candidi cristalli di ghiaccio oppure a quelle sferiche dei sassi emergenti dal greto di un fiume. Ventura lavora il vetro con sapienza, giocando con ombre e luci fino a ottenere la trasparenza leggera di una rugiada: ecco quello che nelle sue opere si riconosce, ecco ciò che riesce ad emozionarci.

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