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14 Ottobre 2023 - 00:29
Il primo vocabolario fu pubblicato nel 1502 dal frate bergamasco Ambrogio Calepio, detto Calepino: non a caso ancora oggi la parola “calepino” è sinonimo di dizionario o di persona sapiente ma un po’ barbosa. Si trattava allora di un fortunatissimo dizionario di latino, che negli anni successivi fu arricchito tanto da diventare un’opera imprescindibile per tutti gli intellettuali d’Europa.
Purtroppo, il vecchio Calepino non vide compiuto il suo lavoro, che nelle edizioni successive fu articolato in molte lingue. Il primo vocabolario della lingua italiana fu però quello dell’Accademia della Crusca, istituzione fondata a Firenze nel 1583, pubblicato nel 1612. Unità.
Le sue voci erano state scelte nelle opere di Dante, Boccaccio e Petrarca. Nelle edizioni successive vi furono ammessi vocaboli di altri autori, tra i quali Lorenzo de’ Medici e Machiavelli, e di non fiorentini, Bembo, e Ariosto.
Le regole del vocabolario della Crusca furono “legge” per oltre due secoli, ovvero fino al dizionario di Niccolò Tommaseo, la cui prima edizione risale al 1861, quando l’unità d’Italia era appena stata raggiunta. La conquista della nostra lingua per il ceto intellettuale e politico piemontese era una necessità e un dovere.
Oggi calepino viene detto, con delicatezza, che si può anche associare al personale quaderno di appunti.
Da una persona sapiente una parola dotta, che mantiene, nella sua tenerezza, un tono aulico.

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