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23 Novembre 2025 - 16:51
Il 23 novembre 1921, in un elegante palazzotto di Piazza Cavour 3, a Torino, nasceva Fred Buscaglione, i cantante-musicista che avrebbe incarnato il “gangster dal cuore tenero”, uomo dallo stile inconfondibile: baffetti alla Clark Gable, completo gessato, Borsalino calato sugli occhi, maniche rimboccate per il giro di poker, “whisky facile”. La Torino degli anni ’40 e ’50, tra jazz, swing e atmosfere americane, fu lo sfondo perfetto per il suo mito.

A quarant’anni dalla scomparsa, la memoria di Buscaglione vive ancora attraverso canzoni-cortometraggi, tra sirene urlanti, scazzottate, spari “contro un lampion”, pupe languide. La voce di carta vetrata, l’ironia, la melanconia: tutto rimane vivo.
È in questo scenario che Marina Rota, giornalista di talento, ha ambientato il suo libro ‘Sotto le stelle di Fred’, edito da Buendia Books, che mescola biografia e narrazione. In un’atmosfera da “sogno o son desta” l’autrice ha vissuto per lungo tempo proprio nell’appartamento che affaccia sul cortile di Piazza Cavour 3, lo stesso palazzo in cui Buscaglione visse per molti anni nella portineria ed è proprio da quella finestra, che con l’immaginazione compie “tre viaggi onirici a ritroso nel tempo” per confrontarsi con lui: dall’infanzia al successo, fino alla scomparsa.

Marina Rota con Fred Armenzoni, il nipote di Fred Buscaglione.
Il testo, pur avendo i tratti del romanzo, è costruito su rigore storico e fonti documentate: interviste, dati, fatti. Presentazioni, amici, musicisti, la famiglia Buscaglione, il mondo jazz-torinese: tutti elementi che Rota intreccia.
In occasione dell’anniversario della nascita di Buscaglione - per noi piemontesi "l Nando d' piassa Cavour" - il libro assume una risonanza speciale: è un ponte tra passato e presente, un invito a tornare a questa figura che ha segnato la musica italiana con leggerezza e profondità. Per chi ama Torino, per chi ama le storie che raccontano “il duro facile alle cotte”, è un’occasione per brindare sotto le stelle di Fred.

Ed è proprio da questo legame così intimo e narrativo che prende avvio la nostra intervista a Marina Rota, che ci accompagna dentro il suo libro e dentro il suo rapporto personale con il mito di Fred.

Francesca Mogavero, torinese ed editrice di Buendia Books, in compagnia di Marina Rota.
Marina, hai abitato in Piazza Cavour 3: quanto ha inciso il fatto di vivere nel luogo esatto dove è nata la storia di Fred nel creare questo libro?
“È stato determinante, perché solo nel momento della ‘rivelazione’ della nascita di Fred nella portineria del mio palazzo, ho incominciato a visualizzarlo mentre da bambino giocava al pallone infrangendo i vetri delle finestre, o, da ragazzo, quando inforcava la bicicletta con il suo violino per andare ad esibirsi nei localini torinesi, con la sua divisa da orchestrale fuori misura, accomodata dalla madre. Ho potuto immaginare di intrattenere un dialogo con la sua mamma, portinaia e pianista; e di affacciarmi languidamente dal davanzale del mio appartamento per ‘spiarlo’, un po’ innamorata di lui; di seguirlo al Faro, il locale di via San Massimo, per ascoltare le sue esibizioni, e perfino a casa sua, per assistere di nascosto- una ‘situazione di contrabbando’ canterebbe Paolo Conte- al processo creativo delle sue canzoni, scritte in simbiosi con il grande Leo Chiosso”.
Nel titolo compare “Sotto le stelle di Fred… T’ho veduto, t’ho seguito…”: che significato ha?
“È un’allusione a ‘Eri piccola’, una delle sue canzoni più famose, altamente evocativa del suo personaggio da gangster, da ‘duro’, così sensibile però al fascino femminile da allevare la minuscola protagonista a ‘latte, burro e marmellata’, e da ‘fare il grano col tressette’ per mantenerla; finendo poi, come spesso gli accade, vittima della ‘pupa’. È un testo emblematico del genio di Leo Chiosso, che inseriva in situazioni obiettivamente drammatiche- qui si tratta addirittura di un omicidio- elementi casalinghi, come appunto il latte, il burro e la marmellata, o un gioco innocente come il tressette per rendere i testi evidentemente ironici e caricaturali”.
Parliamo del protagonista: qual è stato, per te, il momento rivelatore della sua vita? Quale nodo ti ha colpito di più?
“Sono numerosi gli snodi della sua vita che mi hanno colpita. Ne riporterei brevemente due, rivelatori, rispettivamente, della sua adorabile sfacciataggine e della sua generosità. Durante la guerra, di stanza in Sardegna con la Brigata Calabria, riuscì a convincere il colonnello a permettergli di organizzare uno spettacolo musicale ‘patriottico’ per sollevare il morale delle truppe, millantando di poter vantare una vasta esperienza teatrale, in realtà inesistente; e organizzò una rivista (adesso si definirebbe un musical) dipingendo le scene, cucendo i costumi, inchiodando le quinte- oltre a comporre le musiche- e selezionando sessanta commilitoni fra attori, comici e cantanti. C’erano anche otto ‘efebi’ vestiti da ballerine, che fece accuratamente depilare. La primadonna bionda, che cantava con una splendida voce da soprano ed era applaudita freneticamente per tutto il suo numero, era un giovanotto romano di Trastevere. L’unico elemento patriottico era rappresentato dalla canzone finale Vincere!, che lui stesso cantava a fine spettacolo nel cerchio di luce di un riflettore. Quando divenne finalmente famoso- un successo che lo travolse per soli 5 anni, dal 1955 al momento della sua morte-, aveva l’abitudine di andare nei localini dove si era esibito quando era ancora sconosciuto, e di lasciare laute mance ai musicisti, ricordando i durissimi vent’anni della sua gavetta. In lui lo spessore umano non era certo inferiore a quello artistico”.
Il testo mescola “rigore, ricerca storica, biografia e puro amore per la narrazione”. Come hai bilanciato questi elementi nel processo creativo?
“Penso - e spero- di averli bilanciati in modo armonioso; prima con una lunga e accurata ricerca in varie Biblioteche, consultando tutto ciò che era stato scritto su di lui, anche sulle riviste dei suoi tempi, sulle quali spesso Fred compariva in copertina: Visto, Oggi, Gente, Epoca…. Ho quindi chiesto la collaborazione del più grande collezionista di Buscaglione, Gianni Cerri, per separare la leggenda dalla realtà: molti articoli e anche qualche biografia, infatti, riportavano episodi inventati per ‘caricare’ il personaggio. Solo sulla base di questa documentazione rigorosa mi sono permessa di lasciar spazio alla mia fantasia per immaginare di poter vivere nella sua epoca”.
Parli di “tre viaggi onirici a ritroso nel tempo”. Ci puoi raccontare come ha immaginato questi viaggi?
“Li ho ambientati in tre fasi differenti della sua vita: l’infanzia, connotata dal suo amore travolgente per la musica (diceva: “Mamma, io sono nato con la musica nella pancia”); i tempi durissimi della sua gavetta (“Spesso uscivo dalle trattorie ancora con la fame”) e infine i cinque anni del suo successo travolgente, bruscamente stroncato da una morte crudele che fece precipitare tutta l’Italia in un lutto doloroso. Era infatti nel 1960 il personaggio italiano più popolare: gli uomini lo emulavano, le donne lo adoravano, e così i bambini, che erano affascinati dal suo personaggio simpatico e fumettistico. In questi tre viaggi nel tempo mi sono fatta accompagnare da quello che fu il mio più grande amico nei suoi ultimi quindici anni di vita: il grande americanista Claudio Gorlier, una sorta di Virgilio che, oltre ad aiutarmi ad approfondire ogni aspetto del jazz e di altre musiche d’Oltreoceano, sa anche comprendere i moti del mio cuore che batte per Fred”.
In che misura Torino, con la sua atmosfera degli anni ’40 e ’50, è un personaggio del libro?
“Torino si può definire la protagonista assoluta di questa biografia romanzata. Fred non avrebbe potuto esistere se non in questa città: nessun altro come lui avrebbe potuto conferire luce, colore e musica in una città così grigia negli anni Cinquanta: una città povera come tutte le città del Dopoguerra, dominata dal monolite FIAT che regnava sugli orari, sul modus vivendi e sulla mentalità dei torinesi. E’ stato particolarmente affascinante per me raccontare della vera e propria rivoluzione che apportò Buscaglione, facendo sognare- con la sua musica, con la sua voce arrochita dalle sigarette, con il suo personaggio da gangster facile alle cotte e al whisky, inseguito dalle sirene della polizia-, quell’America a tinte forti che noi non avevamo conosciuto, ma che era arrivata da noi con i venti di guerra, portando sigarette, cioccolato, nuovi ritmi e soprattutto la promessa di una vita nuova e di lavoro per tutti. Ho ricostruito la Torino degli anni Quaranta e Cinquanta con ulteriori approfondite ricerche, per rendere realistica l’ambientazione del libro, anche con riferimenti al modo di corteggiare, di parlare, di vestire. Particolare cura ho rivolto all’ambientazione delle sale da ballo, che proliferarono a Torino per soddisfare la voglia di vivere così prorompente nell’immediato Dopoguerra; dalle sale più eleganti, come la Gay, detta ‘la sala dei malmarià’ a quelle più popolari, come il Caffè Fassio, definito ‘il ballo delle vene varicose’, perché vi si esibivano ballerine ormai in età pensionabile”.
In occasione, oggi, del suo compleanno, se potessi brindare con lui, davanti alla sua casa di Piazza Cavour 3, che canzone gli dedicherebbe e perché?
“In occasione dei cento anni di Fred Buscaglione avevo davvero organizzato una bella presentazione in piazza Cavour, con tanti amici suoi estimatori e un’enorme torta decorata con la tastiera di un pianoforte! Adoro tutte le sue canzoni, ma forse in questa circostanza gli dedicherei Che notte, per la quale ho una passione particolare. Trovo infatti che non dia solo spazio all’esibizione dei bravissimi Asternovas, ma che contenga tutti i toposdelle sue canzoni: il gangster che rischia la vita per raggiungere la bionda del Roxy Bar, le sirene della polizia che lo inseguono, la rissa con gli scagnozzi del boss che lui stende con ‘il sinistro da un quintale’ - sei mascelle rotte-; l’ironia di Leo Chiosso, che fa apparire subito irreali Buck la Peste, Jack Bidone ei fratelli Bolivar e la pupa che gli sistema la cravatta mormorandogli ‘Si va?” Una rivoluzione anche questa, in un’Italia anni Cinquanta in cui le ragazze erano schiave di convenzioni e di pregiudizi che di certo non avrebbero permesso loro di tentare un’avance”.

In questo giorno speciale, anniversario della nascita di un artista che ha saputo unire ironia, elenganza, jazz e malinconia, ‘Sotto le stelle di Fred’ appare come una lucida celebrazione in forma narrativa. Marina Rota ci invita a scoprire, o riscoprire, un mito che continua a vivere sotto il Borsalino e tra le note del contrabbasso.
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