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Caso arbitri, bufera senza fine: cinque indagati ma nessun club coinvolto

La Procura di Milano allarga l’inchiesta: sotto accusa il sistema arbitrale, spuntano nuovi nomi ancora da identificare

Scandalo arbitri

Scandalo arbitri (foto di repertorio)

Il calcio italiano torna nella tempesta giudiziaria. L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale si allarga e, secondo quanto emerge da fonti inquirenti, sarebbero almeno cinque gli indagati, tutti arbitri. Nessun coinvolgimento, allo stato, per club o dirigenti: anche l’Inter risulta estranea, così come tutte le società e i rispettivi responsabili, che non figurano nemmeno come parti lese.

Il fascicolo, aperto da oltre un anno, continua però a svilupparsi e potrebbe allargarsi ulteriormente. Gli investigatori parlano infatti di persone ancora da identificare, con riscontri ritenuti utili alle indagini, lasciando intendere che il numero degli indagati sia destinato a crescere.

Tra i nomi già coinvolti spicca quello dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, raggiunto da un invito a comparire insieme al supervisore Var autosospeso Andrea Gervasoni. Il primo potrebbe scegliere di non rispondere ai magistrati nell’interrogatorio fissato per il 30 aprile, mentre il secondo, secondo quanto riferito dal suo legale, dovrebbe invece fornire la propria versione dei fatti.

Le contestazioni ruotano attorno a cinque partite finite nel mirino per ipotesi di frode sportiva. Per Rocchi le accuse sono tre: oltre al presunto condizionamento con le cosiddette “bussate” nella sala Var durante Udinese-Parma del primo marzo 2025, gli viene contestato di aver favorito l’Inter con una designazione arbitrale ritenuta “gradita” nella trasferta di Bologna del 20 aprile 2025 e di essersi attivato per evitare che l’arbitro Daniele Doveri, considerato “poco gradito” ai nerazzurri, dirigesse le partite decisive della stagione, tra cui l’eventuale finale di Coppa Italia.

Secondo l’impianto accusatorio, queste ultime vicende farebbero riferimento anche a un presunto accordo avvenuto allo stadio di San Siro il 2 aprile 2025 con più persone, alcune delle quali non ancora identificate. Un elemento che alimenta ulteriormente i sospetti e che potrebbe aprire nuovi scenari investigativi.

Per quanto riguarda Andrea Gervasoni, l’indagine si concentra sulla partita Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, con un rigore inizialmente assegnato agli emiliani e poi revocato dopo l’intervento della sala Var.

Nel registro degli indagati compaiono anche altri nomi del mondo arbitrale. Daniela Paterna, inizialmente ascoltato come testimone per Udinese-Parma, è stato poi iscritto per false informazioni al pubblico ministero. Rodolfo Di Vuolo è indagato per il suo ruolo di assistente Var in Inter-Verona del gennaio 2024, partita segnata dall’episodio della gomitata di Bastoni. In quell’occasione operava al Var anche Luigi Nasca, anch’egli indagato e presente pure nella gara Salernitana-Modena.

L’indagine, coordinata dal pm Maurizio Ascione e dalla Procura guidata da Marcello Viola, con il supporto del Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza, nasce da una denuncia presentata da un avvocato e tifoso veronese dopo Inter-Verona e da un esposto dell’ex guardalinee di Serie A Domenico Rocca, ascoltato come testimone lo scorso luglio. Negli ultimi mesi sono stati sentiti numerosi arbitri come persone informate sui fatti.

Un aspetto ancora da chiarire riguarda la competenza territoriale: la sala Var si trova a Lissone, sotto la giurisdizione della Procura di Monza, elemento che potrebbe incidere sul futuro dell’inchiesta.

Intanto, sulla posizione di Rocchi, la Procura ha già chiesto la proroga delle indagini, che comprendono anche intercettazioni. Le altre posizioni, invece, sarebbero state iscritte successivamente.

Il quadro resta in evoluzione, con un’indagine che continua a scuotere il sistema arbitrale italiano e che potrebbe riservare nuovi sviluppi nelle prossime settimane.

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