Cerca

Cronaca

Uccise la moglie a coltellate a Grugliasco: condannato a 14 anni

Disposta anche la permanenza in Rems per almeno tre anni: in aula l’imputato ha parlato di problemi di salute

Uccise la moglie a coltellate a Grugliasco

Uccise la moglie a coltellate a Grugliasco: condannato a 14 anni (foto di repertorio)

Una sentenza che chiude il primo grado di un caso che ha segnato profondamente una famiglia e un’intera comunità.

Il tribunale di Torino ha condannato a 14 anni di reclusione Pasquale Piersanti, il pensionato di 62 anni che il 29 maggio 2025 uccise la moglie Fernanda Di Nuzzo, 61 anni, nella loro abitazione di Grugliasco.

La donna, insegnante d’asilo, fu colpita con un’arma da taglio all’interno dell’appartamento. Dopo l’aggressione riuscì a uscire di casa e a scendere le scale della palazzina nel tentativo di chiedere aiuto, ma perse i sensi poco dopo. Trasportata in ospedale, morì il giorno successivo.

Durante il processo, la difesa – rappresentata dall’avvocato Andrea Battista – aveva chiesto l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere, sostenendo che l’uomo fosse affetto da una grave forma di depressione. Anche la Procura, attraverso il proprio consulente, aveva riconosciuto una incapacità parziale, proponendo una condanna più contenuta pari a 9 anni e 4 mesi.

Nel corso dell’udienza, prima della decisione dei giudici, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee. In un intervento segnato dall’emotività, ha riferito di aver iniziato ad avere problemi di salute dopo una vaccinazione, descrivendo sensazioni fisiche persistenti e difficoltà respiratorie nel giorno dell’omicidio. Ha inoltre affermato di non riuscire a spiegare quanto accaduto.

Il collegio giudicante ha disposto, oltre alla pena detentiva, anche il ricovero in Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) per un periodo minimo di tre anni, misura prevista nei casi in cui vengano accertate condizioni psichiche che richiedono un trattamento specifico.

La vicenda è aggravata dalla presenza della figlia della coppia, una 24enne affetta da sindrome di Down, che si trovava in casa al momento dei fatti e ha assistito all’aggressione. Anche il figlio maggiore, che non viveva più con i genitori, è rimasto coinvolto sul piano personale.

Entrambi i figli si sono costituiti parte civile nel procedimento, assistiti dall’avvocato Maurizio Riverditi, che ha evidenziato in aula le conseguenze psicologiche subite. Il tribunale ha riconosciuto una provvisionale di 180mila euro per la figlia e di 156mila euro per il fratello.

La sentenza arriva al termine di un percorso processuale complesso, in cui si sono confrontate valutazioni diverse sullo stato psichico dell’imputato e sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori