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Cronaca
22 Aprile 2026 - 17:23
Droga tra città e carcere, smantellata rete di spaccio ad Alessandria (foto di repertorio)
Una rete di spaccio radicata sul territorio, capace di muoversi tra le strade della città e le celle del carcere. È un’indagine articolata e lunga quella condotta dalla Squadra mobile di Alessandria, che ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari, di cui 12 in carcere, nell’ambito di un’inchiesta antidroga avviata nell’estate del 2024.
Al centro dell’attività investigativa ci sono 25 persone indagate, in gran parte di origine nordafricana ma con la presenza anche di cittadini italiani. Gli accertamenti hanno fatto emergere una rete strutturata di spaccio, attiva principalmente nella vendita di cocaina e hashish nel capoluogo.
Il lavoro degli investigatori ha consentito non solo di documentare la distribuzione al dettaglio delle singole dosi, ma anche di ricostruire i canali di approvvigionamento dello stupefacente, delineando un sistema organizzato e continuativo, capace di alimentare il mercato locale.
Uno dei capitoli più delicati dell’inchiesta riguarda però lo spaccio all’interno della casa circondariale “Cantiello e Gaeta”. Secondo quanto emerso, alcuni indagati riuscivano a far entrare la droga in carcere grazie a contatti telefonici e a una rete di supporto esterna. Le modalità utilizzate erano quelle già note ma difficili da arginare: il lancio degli involucri oltre le mura e l’utilizzo dei colloqui con i familiari per introdurre le sostanze.
Una volta all’interno, lo stupefacente veniva rivenduto ad altri detenuti a prezzi maggiorati, dando vita a un mercato parallelo che moltiplicava i guadagni e rendeva ancora più complesso il controllo del fenomeno.
Nel corso dell’indagine non sono mancati interventi operativi significativi. All’inizio di aprile, ad esempio, due cittadini marocchini sono stati fermati con circa 1,2 chilogrammi di hashish durante una perquisizionxfe. Complessivamente, gli agenti hanno sequestrato numerose dosi di droga, oltre a oltre 10mila euro in contanti e tre telefoni cellulari di piccole dimensioni, strumenti destinati a essere introdotti clandestinamente all’interno del carcere.
L’operazione rappresenta un nuovo tassello nella lotta al traffico di stupefacenti sul territorio alessandrino, ma soprattutto accende ancora una volta i riflettori su un fronte particolarmente critico: quello dello spaccio dietro le sbarre, dove domanda e offerta continuano a incontrarsi nonostante i controlli.

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