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La Voce degli Animali
21 Aprile 2026 - 13:21
Strage di piccioni
Una scena che i volontari difficilmente dimenticheranno. Corpi senza vita sull’asfalto, altri animali ancora vivi ma feriti, incapaci di muoversi, in lotta tra la vita e la morte. È quanto si sono trovati davanti gli operatori intervenuti tra Caselle e Borgaro, nel Torinese, dopo le segnalazioni arrivate nella mattinata del 20 aprile 2026.
Quella che doveva essere una giornata come tante si è trasformata in una tragedia. Decine di piccioni sono stati colpiti a morte o feriti gravemente in strada, in prossimità di un centro abitato. Secondo quanto riferito alle associazioni, una persona avrebbe sparato contro gli animali senza alcuna segnalazione o delimitazione dell’area. Alla richiesta di chiarimenti, avrebbe dichiarato di essere in possesso delle necessarie autorizzazioni: una circostanza che ora dovrà essere verificata dalle autorità competenti.
Quando, intorno alle 13:30, i volontari delle associazioni Ali Urbane e Carrots Power sono riusciti a raggiungere il luogo indicato, si sono trovati davanti a una scena drammatica. Numerosi animali erano già morti, altri invece ancora vivi ma gravemente feriti. Il bilancio è pesantissimo: circa 50 carcasse rinvenute nei campi e 25 superstiti recuperati in condizioni critiche. I sopravvissuti sono stati immediatamente trasportati in diverse cliniche veterinarie della zona, dove si sta combattendo una corsa contro il tempo per salvarli.
Una testimonianza raccolta sul posto riferisce inoltre che alcuni animali sarebbero stati rimossi e inseriti in sacchi neri senza la certezza che fossero già morti, un elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il quadro.
Per i volontari, ogni minuto è stato decisivo. «Siamo intervenuti d'urgenza con i nostri volontari per soccorrere i sopravvissuti rimasti a terra tra i compagni che non ce l'hanno fatta», raccontano dal Progetto Picci – Ali Urbane, sottolineando anche il supporto fondamentale dei volontari di Carrots Power, intervenuti al loro fianco per salvare il maggior numero di vite possibile.
La situazione sanitaria degli animali è estremamente complessa e richiede interventi immediati e costosi: pronto soccorso veterinario per stabilizzare soggetti in stato di shock, radiografie per individuare proiettili e fratture, interventi chirurgici e ortopedici per ali e arti devastati, oltre a lunghe terapie e percorsi di riabilitazione.
Un impegno enorme per una realtà composta da circa quaranta volontari. «Gestire le cure per 25 animali feriti contemporaneamente è una sfida enorme», spiegano, lanciando un appello alla solidarietà: «Nessuna donazione è troppo piccola. Anche il costo di un caffè può fare la differenza per l'acquisto di una benda, di un farmaco salvavita o per contribuire a una lastra necessaria. Vi chiediamo di aiutarci a dare una seconda possibilità a questi 25 guerrieri che stanno lottando con tutte le loro forze».
Al di là delle responsabilità, che dovranno essere accertate, resta l’impatto emotivo di quanto accaduto. Anche nei casi in cui siano previsti interventi di contenimento faunistico, le associazioni ribadiscono la necessità che ogni attività venga svolta nel pieno rispetto delle norme, delle autorizzazioni, della sicurezza pubblica e del benessere animale.
Le associazioni stanno ora raccogliendo elementi e si stanno coordinando per presentare un esposto, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto: dall’eventuale esistenza delle autorizzazioni alle modalità operative adottate, fino alle responsabilità per le sofferenze inflitte agli animali.
Intanto, mentre nelle cliniche si tenta di salvare i superstiti, resta una domanda che pesa su tutta la vicenda: come è stato possibile arrivare a una scena simile, a pochi passi dalle case?
Per informazioni e sostegno alla raccolta fondi.



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