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Lutto

Addio al nonno di Pecco Bagnaia: l’uomo che lo mise per primo su una moto

Fausto Atzori, figura chiave nella vita del campione, aveva trasmesso passione e disciplina fin dall’infanzia

Addio al nonno di Pecco

Addio al nonno di Pecco Bagnaia: l’uomo che lo mise per primo su una moto

Dietro ogni campione c’è una storia che parte da lontano, fatta di mani, passione e intuizioni. Per Francesco “Pecco” Bagnaia, due volte campione del mondo MotoGP, quella storia porta il nome di Fausto Atzori, il nonno materno scomparso nelle ultime ore, figura decisiva nella sua formazione.

Un legame forte, raccontato anche nel modo più semplice e diretto: pochi minuti fa Bagnaia ha condiviso una storia su Instagram, una foto del nonno accompagnata da un cuore bianco. Nessuna parola, ma un messaggio chiaro, intimo, che restituisce il peso affettivo di una figura che è stata molto più di un parente.

Fausto Atzori, classe 1939, nato a Terralba in Sardegna, è stato uno di quei personaggi difficili da incasellare. Meccanico, progettista, imprenditore, ma soprattutto uomo di motori. Dopo aver lasciato l’isola da giovane, aveva costruito il proprio percorso tra Italia ed estero, lavorando anche in Germania, ma trovando poi una dimensione tutta sua in Piemonte.

Aveva fondato la Stain, un’azienda con sede a San Raffaele Cimena, nella zona della Piana, dove progettava e realizzava offshore, motoscafi da competizione. Non una produzione industriale in serie, ma un lavoro artigianale, fatto di pezzi unici, prototipi, sperimentazione continua.

Era un laboratorio più che un’azienda, un luogo dove si costruiva su misura, come si fa con le macchine da corsa. “Era come preparare una Formula 3”, raccontano oggi. Ogni dettaglio veniva studiato, ogni soluzione testata. Atzori progettava, costruiva e seguiva direttamente i prototipi.

Un approccio che lo aveva portato a frequentare anche ambienti internazionali, come quelli delle competizioni a Montecarlo, dove il mondo degli offshore rappresentava una nicchia tecnica e spettacolare allo stesso tempo.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un “mezzo genio” dal punto di vista progettuale. Non per definizione accademica, ma per capacità concreta: quella di capire i mezzi, di anticipare i problemi, di trovare soluzioni.Questa mentalità è quella che ha trasmesso al nipote. Non a parole, ma con i fatti.

Fausto Atzori non è stato il nonno che osserva da lontano. È stato quello che costruisce, che insegna, che mette le mani. È lui che, quando Pecco aveva poco più di tre anni, gli realizza un triciclo motorizzato, usando il motore di un cinquantino. Non un gioco, ma un primo approccio alla meccanica. Un modo per entrare in contatto con il mezzo, capirlo, dominarlo.

Un anno dopo, il bambino sapeva già usare frizione e marce. Un dettaglio che racconta un’impostazione precisa: prima la tecnica, poi la velocità. “Sulla moto l’ho messo io”, aveva detto Atzori in più occasioni. Non una frase d’orgoglio, ma una constatazione. Una presa di responsabilità. Il loro rapporto era qualcosa di più di un legame affettivo. Era un rapporto formativo, quasi da maestro e allievo. Atzori trasmetteva un metodo: capire il mezzo, rispettarlo, lavorarci sopra. Non esisteva la teoria senza pratica. Non esisteva la velocità senza controllo.

Questo tipo di educazione ha inciso profondamente sulla mentalità di Bagnaia. Il pilota che oggi si distingue per precisione, sensibilità e capacità tecnica nasce anche da lì, da quell’impostazione iniziale. Ma c’è anche un altro livello, meno visibile. Quel rapporto costruisce fiducia, abitudine alla disciplina, capacità di affrontare le difficoltà senza viverle come imposizione. Un modo di stare nel mondo prima ancora che nello sport.

Atzori viveva a San Genesio, dove aveva costruito la sua vita insieme alla moglie, scomparsa da anni, e alla figlia Stefania, madre di Pecco. Un punto di riferimento familiare, ma anche umano. Nonostante il percorso lontano dalla Sardegna, il legame con Terralba era rimasto forte. Ogni estate era un ritorno, un momento per ritrovare le radici. E spesso, con lui, c’era anche il nipote.

Quelle radici hanno lasciato un segno anche nel carattere del campione. “A volte sono un testone, mia madre è sarda”, aveva detto Bagnaia, riconoscendo in quella origine una parte della sua determinazione. La storia di Fausto Atzori si intreccia così con quella di uno dei piloti più forti della MotoGP. Non come semplice contorno, ma come elemento fondante.

Perché Bagnaia non nasce solo dall’Academy VR46, dal talento o dalle opportunità. Nasce anche da un garage, da un laboratorio artigiano, da un nonno che gli ha insegnato prima a capire la moto e poi a correrci sopra. Nel mondo dello sport si celebrano i risultati. Ma dietro ogni risultato c’è un percorso. E dentro quel percorso ci sono figure che restano nell’ombra, ma che fanno la differenza.

Fausto Atzori era una di quelle figure.

Un uomo che progettava motori, costruiva barche da corsa, viveva tra officine e competizioni. Ma soprattutto, un uomo che ha saputo trasmettere una passione in modo concreto, diretto, senza retorica. Oggi quel percorso si chiude con un’immagine semplice: una foto e un cuore bianco. Un saluto silenzioso, ma pieno di significato. Perché ogni curva affrontata da Bagnaia, ogni vittoria, ogni titolo mondiale porta con sé anche un pezzo di quella storia iniziata tanti anni fa.

Un nonno, un’officina, un bambino. E da lì, tutto il resto.

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