Lo schianto c’è stato davvero. Lo raccontano i resti: lo specchio parabolico abbattuto, il palo piegato, i pezzi di carrozzeria sparsi lungo il marciapiede. All’incrocio tra Corso Galileo Ferraris, via Togliatti e via Nino Costa, a Chivasso, oggi resta questo. Un segno concreto, visibile, difficile da minimizzare.
Ma non arriva nel vuoto. È qui che il racconto cambia.
Il consigliere comunale Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso, lo mette subito nero su bianco nel comunicato: “Cronaca di un incidente annunciato” . Non è una formula, è una ricostruzione. Perché quel punto era già stato segnalato, discusso, portato in Consiglio comunale.
Prestìa ricorda un passaggio preciso: gennaio 2024, una mozione formale. Dentro c’era una richiesta chiara, senza ambiguità: “Avevo chiesto l’installazione di uno specchio per migliorare la visuale e, soprattutto, la realizzazione di un passaggio pedonale sopraelevato” . Non solo visibilità, quindi, ma un intervento fisico capace di rallentare davvero le auto. “L’obiettivo era ed è quello di costringere le auto a rallentare in un punto cruciale per la nostra comunità” .
La proposta non è passata. È stata respinta. E oggi, nello stesso punto, resta uno specchio distrutto.
Lo sfogo, sui social, del consigliere comunale Bruno Prestìa
Il comunicato insiste su questo passaggio, perché è il nodo politico della vicenda: “Nonostante le segnalazioni e gli atti ufficiali, la sicurezza stradale in prossimità dei luoghi sensibili della nostra città continua a essere un’emergenza sottovalutata” . Il problema non è l’incidente in sé, ma il fatto che arrivi dopo. Dopo le segnalazioni. Dopo una richiesta formale. Dopo una scelta precisa dell’amministrazione.
E il contesto pesa. Non è un incrocio marginale. Prestìa lo definisce senza mezzi termini: “L’area interessata non è una strada qualunque” . È un punto che porta a servizi essenziali e luoghi frequentati ogni giorno: il parco giochi, il campo da calcio, la sede dell’ASL, il CISS. Qui attraversano bambini, famiglie, persone fragili. Qui la velocità non è un dettaglio.
Le immagini aiutano a capire più delle parole: lo specchio che doveva migliorare la visuale è stato divelto, i detriti sono finiti sul percorso pedonale, qualcuno li ha spostati per evitare altri rischi. È una scena semplice, quasi ordinaria, ma racconta un limite evidente. “La segnaletica verticale da sola non basta” , scrive il consigliere. E quello che resta sull’asfalto gli dà ragione.
Da qui la richiesta che torna, identica nei contenuti ma diversa nel peso: “Chiedo con forza che il Comune passi dalle parole ai fatti” . Non una generica attenzione, ma interventi precisi. “È necessario mettere in sicurezza l’area immediatamente attraverso dissuasori fisici della velocità e passaggi pedonali sopraelevati” .
Il punto, a questo livello, non è più tecnico. È una scelta. Perché quando un problema viene indicato, formalizzato e poi respinto, e nel giro di pochi mesi si materializza esattamente nello stesso punto, il fatto smette di essere episodico. Diventa la misura di una priorità mancata.
E su quell’incrocio, oggi, quella misura si vede tutta.