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“Cecchini a Sarajevo”, parla l’indagato: “Io lì non ci sono mai stato”

Ex cacciatore piemontese si difende in tv: “Convivo male con l’accusa, temo l’inchiesta lunga”

“Cecchini a Sarajevo”

“Cecchini a Sarajevo” (foto di repertorio)

Si dice estraneo ai fatti, ma ammette il peso dell’accusa. Lucio Cavan, 64 anni, tra gli indagati dalla procura di Milano nell’inchiesta sui presunti “cecchini a pagamento” durante l’assedio di Sarajevo, rompe il silenzio e si difende pubblicamente.

Intervistato dalla Tgr Piemonte, l’ex cacciatore piemontese, residente in provincia di Alessandria, ribadisce con fermezza la propria posizione: «Io convivo male non tanto per l'accusa che non mi tange, perché io continuo a ribadire che io là non ci sono mai andato. Sono un po' preoccupato che per un'ingenuità e una leggerezza l'inchiesta vada avanti a lungo».

L’uomo è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti, nell’ambito di un’indagine che ipotizza la partecipazione a viaggi organizzati per uccidere, anche civili, nella Sarajevo assediata tra il 1992 e il 1995 dalle forze serbo-bosniache. Accuse pesanti, che lui respinge, pur riconoscendo una frequentazione di ambienti legati al tiro e alla caccia.

Diversamente da una precedente apparizione televisiva, questa volta Lucio Cavan ha scelto di mostrarsi a volto scoperto. In passato aveva dichiarato di essere stato in Bosnia come volontario con un gruppo paramilitare serbo, negando però di aver preso parte ai cosiddetti “safari dell’orrore”.

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Sarajevo negli anni '90

Nel corso dell’intervista, l’uomo racconta di aver frequentato poligoni di tiro, dove ascoltava racconti di altri frequentatori: «Frequentavo dei poligoni, sentivo racconti di persone che qualche anno addietro mi hanno detto 'siamo stati là', e li ascoltavo con venerazione, dico la verità». Una fascinazione per storie di guerra che, secondo la sua versione, non si sarebbe mai tradotta in partecipazione diretta.

Alla domanda su chi fossero queste persone, risponde: «Liberi professionisti, comunque sicuramente, non avevano i miei limiti di budget. Bastava vedere anche i veicoli con cui venivano ad allenarsi». Precisa inoltre che non gli avrebbero mai raccontato di aver sparato ai civili, ma solo di aver combattuto.

Quanto ai nomi, l’uomo sostiene di non ricordarli: «Io non mi ricordo questi nomi, tanto meno cognomi, ma se me li ricordassi non li farei».

Ex dipendente comunale e degli uffici giudiziari a Genova, oggi in pensione, Lucio Cavan si definisce estraneo alle accuse e preoccupato soprattutto per le possibili conseguenze di un’indagine destinata a protrarsi nel tempo. La magistratura milanese prosegue intanto gli accertamenti per chiarire i contorni di una vicenda che riporta alla luce uno dei capitoli più oscuri della guerra nei Balcani.

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