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Cronaca
19 Aprile 2026 - 09:47
Chivasso, pedina l’ex per 170 chilometri con un GPS nascosto: fermato dopo un inseguimento
Non una lite, non un episodio isolato. Ma una spirale di controllo e ossessione che per mesi ha trasformato la vita di una donna in una fuga continua. È una storia che attraversa regioni e confini, fatta di tecnologia usata per sorvegliare e di sentimenti degenerati, quella che si è conclusa nei giorni scorsi davanti a un supermercato del Torinese.
Lui non aveva accettato la fine di una relazione durata quasi vent’anni. Lei, invece, aveva deciso di voltare pagina, lasciandosi alle spalle un rapporto diventato nel tempo opprimente e difficile. Da quel momento, però, la separazione si è trasformata in qualcosa di diverso: un pedinamento costante, silenzioso, quasi invisibile.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo — residente nel Comasco — avrebbe installato un localizzatore GPS sotto la targa dell’auto della ex compagna, riuscendo così a monitorarne ogni spostamento. Un sistema che gli avrebbe consentito di seguirla per centinaia di chilometri, fino ai luoghi di lavoro oltreconfine, in Svizzera. Non più semplici telefonate o messaggi insistenti, ma un controllo sistematico, reso possibile dalla tecnologia.
Il punto di svolta è arrivato in un pomeriggio di aprile a Chivasso, dove la donna si era recata per incontrare alcuni amici. Proprio lì, nel parcheggio di un centro commerciale, qualcosa ha attirato l’attenzione di un maresciallo dei Carabinieri libero dal servizio. L’uomo si muoveva tra le auto con atteggiamento guardingo, fingendo di parlare al telefono, ma osservando con insistenza l’area.

Un comportamento che non è passato inosservato. Poco dopo, quando ha tentato di avvicinarsi nuovamente al veicolo della donna, è scattato l’intervento dei militari. Ne è nato un breve inseguimento a piedi, concluso a poca distanza, dove l’uomo è stato fermato mentre si stava già avvicinando alla ex, iniziando a insultarla.
Messo di fronte all’evidenza, avrebbe ammesso tutto, indicando anche il punto esatto in cui aveva nascosto il dispositivo. La donna, visibilmente scossa, è stata soccorsa e ha potuto finalmente interrompere quella che era diventata una persecuzione continua.
Per l’uomo si è aperto un percorso giudiziario complesso. In base agli elementi raccolti, sarebbe stato sottoposto alla misura del braccialetto elettronico, strumento sempre più utilizzato nei casi di stalking per garantire distanza e sicurezza alle vittime.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza psicologica e del controllo nelle relazioni. Non sempre si manifesta con gesti eclatanti, ma può assumere forme più sottili e persistenti, rese oggi ancora più invasive dalle tecnologie.
In questo caso, è stato decisivo uno sguardo attento, quello di un carabiniere fuori servizio, capace di cogliere un dettaglio fuori posto. Un intervento che ha spezzato una catena di pedinamenti lunga mesi e che, almeno per ora, segna la fine di una storia che aveva superato ogni limite.
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