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Cronaca
15 Aprile 2026 - 15:41
Torino, a processo un 37enne: «Costringeva la compagna a prostituirsi e la minacciava» (immagine di repertorio)
Una relazione finita, una denuncia pesantissima e un processo che prova a ricostruire una vicenda fatta di presunti abusi, sfruttamento e minacce. A Torino è iniziato il procedimento a carico di un uomo di 37 anni, accusato di aver costretto l’ex fidanzata a prostituirsi, controllandone l’attività e trattenendo gran parte del denaro. Un caso delicato, che ora entra nella fase dibattimentale.
Il processo si è aperto oggi davanti al tribunale di Torino, dopo il rinvio a giudizio disposto al termine delle indagini coordinate dalla pm Valentina Sellaroli. Le accuse sono quelle di minacce e istigazione alla prostituzione. A portare il caso all’attenzione degli inquirenti è stata la denuncia della donna, madre di una bambina, che nel 2023 si era rivolta ai carabinieri dopo essere entrata in una comunità protetta.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, sarebbe stato l’uomo a organizzare l’intero sistema. La donna ha raccontato che l’ex compagno le avrebbe creato un profilo su un sito di incontri, utilizzando il nome “Daniela”, e che gestiva direttamente i contatti con i clienti, stabilendo compensi e modalità degli incontri. Gli appuntamenti si sarebbero svolti in un appartamento di via Oropa, a Torino.
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda proprio il livello di controllo esercitato: secondo la procura, l’uomo sarebbe stato presente durante gli incontri e avrebbe trattenuto fino ai tre quarti dei guadagni, lasciando alla donna solo una parte minima. Un quadro che, se confermato, delineerebbe non solo uno sfruttamento economico, ma anche una forma di pressione continua.
La donna avrebbe più volte cercato di interrompere quella situazione. «Adesso basta, non lo farà più», avrebbe detto, chiedendo di smettere. Ma, secondo l’accusa, il 37enne avrebbe insistito perché continuasse, arrivando a minacciarla e ad aggredirla. Tra gli episodi contestati, anche tentativi di isolamento, con l’obiettivo – secondo la ricostruzione degli inquirenti – di mantenerla in una condizione di dipendenza.
Particolarmente pesanti sono le frasi contenute nei messaggi vocali acquisiti agli atti. In uno di questi, l’uomo avrebbe rivolto insulti e minacce esplicite: «Non uscirai più nella tua vita, mangerai per sempre con la cannuccia». Nell’autunno del 2023 sarebbero arrivate anche ulteriori minacce di morte, che costituiscono uno degli elementi più gravi del procedimento.
La difesa respinge tutte le accuse. L’imputato sostiene che la ex compagna avrebbe inventato la vicenda per gelosia, dopo aver scoperto una sua nuova relazione. La nuova compagna, presente in aula, sarà ascoltata come testimone, su richiesta dell’avvocato difensore.
L’udienza si è chiusa con un rinvio a maggio. In quella data dovrebbe essere ascoltata la presunta vittima, che però non si è presentata alla prima convocazione. Secondo quanto emerso, potrebbe essersi trasferita in Romania, suo Paese d’origine.
È un passaggio tutt’altro che secondario. Nei procedimenti di questo tipo, la testimonianza della persona offesa rappresenta spesso un elemento centrale. La sua assenza non annulla le accuse, ma rende il percorso processuale più complesso e incerto.
Resta una vicenda che, al di là degli esiti giudiziari, mette in luce dinamiche difficili da ricostruire e da dimostrare: controllo, dipendenza e paura. Elementi che, quando entrano nelle aule di tribunale, si trasformano in prove, testimonianze e versioni contrapposte. Sarà il dibattimento a chiarire se e quanto queste accuse troveranno riscontro.

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