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Cronaca
15 Aprile 2026 - 12:14
Bancomat fatti saltare con esplosivi “da guerra”: smantellata la banda della marmotta
Una sequenza di assalti pianificati con metodi sempre più sofisticati e con l’uso di ordigni definiti “micidiali”, capaci di trasformare gli sportelli bancomat in bersagli di vere e proprie operazioni paramilitari. È il quadro che emerge dall’indagine coordinata dalla Procura di Vercelli e condotta dai carabinieri del comando provinciale, che questa mattina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di undici persone, tra Piemonte e Puglia.
Sette gli arrestati finiti in carcere, mentre per altri quattro è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Un’operazione che mette fine – almeno sul piano investigativo – all’attività della cosiddetta “banda della marmotta”, specializzata negli assalti a sportelli bancari e postali attraverso l’utilizzo di un ordigno artigianale inserito nella fessura del bancomat e fatto esplodere.
La definizione utilizzata dalla procuratrice Ilaria Calò restituisce la gravità della situazione: esplosivi paragonabili ad armi da guerra, non semplici strumenti di effrazione. Un salto di qualità che segna una linea di confine tra criminalità predatoria e tecniche operative di livello ben più elevato.
L’indagine prende le mosse da un episodio preciso, il colpo alla filiale Bnl di Santhià del 20 dicembre 2023. Da lì si sviluppa un lavoro investigativo complesso, fatto di intercettazioni, pedinamenti e analisi tecniche, che consente di ricostruire una lunga serie di assalti messi a segno nel corso dei mesi successivi.
Il bilancio è significativo: una ventina di colpi, distribuiti tra il Vercellese, il Torinese e altre aree del Nord Italia, con incursioni fino alla provincia di Bari. Il bottino complessivo supera i 750mila euro, segno di un’attività organizzata e continuativa.
La lista degli assalti racconta la capillarità dell’azione criminale. Dai primi episodi tra Santhià e Borgo d’Ale, passando per Saluggia, Sandigliano e Crescentino, fino a colpire istituti bancari e uffici postali in diverse province. Nel tempo, la banda ha ampliato il raggio d’azione, arrivando a operare anche nel Torinese – da Favria a Mazzè, da Nole a Rivalta – e spingendosi fino alla Puglia.

Secondo gli inquirenti, si trattava di una struttura organizzata su più livelli, una sorta di collaborazione stabile tra soggetti di origine piemontese e pugliese. Una joint venture criminale in grado di pianificare i colpi, reperire materiali e gestire la logistica con precisione.
Le modalità operative confermano un livello di preparazione elevato. Per gli assalti venivano utilizzate auto di grossa cilindrata con targhe clonate, strumenti per disturbare le comunicazioni – i cosiddetti jammer – e basi logistiche riconducibili a immobili intestati a prestanome.
Elementi che delineano un’organizzazione attenta non solo alla fase esecutiva, ma anche a quella preventiva e di copertura. Ogni dettaglio, dalla scelta del bersaglio alla fuga, veniva studiato per ridurre i rischi e aumentare l’efficacia dell’azione.
Le perquisizioni effettuate nel corso dell’operazione hanno portato al sequestro di circa 20 chili di polvere da sparo, oltre a due auto e un motociclo. Materiale che conferma la pericolosità del gruppo e la capacità di approvvigionamento di sostanze altamente esplosive.
Il fenomeno degli assalti ai bancomat con la “marmotta” non è nuovo, ma negli ultimi anni ha conosciuto una diffusione crescente, accompagnata da un’evoluzione delle tecniche utilizzate. L’uso di ordigni sempre più potenti ha aumentato non solo i danni materiali, ma anche i rischi per la sicurezza pubblica.
Ogni esplosione, infatti, non colpisce soltanto lo sportello, ma può coinvolgere edifici, veicoli e persone presenti nelle vicinanze. Un elemento che rende questo tipo di reati particolarmente allarmanti, soprattutto nei centri abitati.
L’operazione dei carabinieri rappresenta un colpo significativo a una delle realtà criminali più attive nel settore, ma il fenomeno resta sotto osservazione. La capacità di organizzarsi in reti flessibili e di operare su territori diversi rende queste bande difficili da intercettare e contrastare.
Resta ora da chiarire il ruolo dei singoli indagati e la loro posizione all’interno dell’organizzazione. Il procedimento giudiziario dovrà accertare responsabilità e dinamiche, ma il quadro emerso finora restituisce l’immagine di un gruppo strutturato, capace di operare con continuità e con strumenti ad alta pericolosità. Un’indagine che, oltre agli arresti, lascia in eredità una consapevolezza: gli assalti ai bancomat non sono più episodi isolati, ma parte di un fenomeno criminale evoluto, che richiede risposte investigative e preventive sempre più articolate.
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