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Cronaca

Cena con sonnifero: finta chef narcotizza un anziano e lo deruba, arrestata con il complice

Si fingeva chef di alto livello su un sito di incontri: droga nel piatto, vittima stordita e colpo da migliaia di euro. Decisiva una pentola di spaghetti per incastrare la coppia

Cena con sonnifero: finta chef narcotizza un anziano e lo deruba, arrestata con il complice

Cena con sonnifero: finta chef narcotizza un anziano e lo deruba, arrestata con il complice

Una cena promessa, un’identità costruita ad arte e un piano studiato nei minimi dettagli. È così che si è consumata una vicenda inquietante alle porte di Torino, dove la fiducia si è trasformata in trappola e un appuntamento galante si è rivelato un incubo.

Si presentava come “chef Francesca”. Sul sito di incontri per adulti Meetic si descriveva con tono accattivante — «Il mio talento segreto è… cucinare» — mentre su piattaforme professionali come ProntoPro si proponeva come chef a domicilio, vantando esperienze su navi da crociera e in ristoranti, con disponibilità a preparare pranzi e cene per famiglie e privati. Un profilo curato, rassicurante, quasi seducente nella sua normalità. Dietro quell’identità, però, si nascondeva Ester Giglio, 49 anni, originaria di Venaria e residente da alcuni mesi nell’Alessandrino insieme al compagno 63enne.

È con questa immagine che, la sera del 6 febbraio scorso, la donna è riuscita a ottenere l’accesso all’abitazione di un uomo di 68 anni a Venaria Reale, imprenditore nel settore alimentare, con una vita agiata e diversi interessi. Il contatto era nato proprio su Meetic, dove lei gli aveva promesso una cena speciale: «Vengo io da te e ti cucinerò degli spaghetti alla puttanesca che non hai mai assaggiato».

Quello che doveva essere un primo incontro si è invece trasformato in un’aggressione silenziosa, consumata tra le mura domestiche di un elegante appartamento nel quartiere Gallo Praile. Tre ore dopo, la scena era completamente diversa.

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A dare l’allarme è stato il figlio dell’uomo, preoccupato per l’improvvisa assenza di contatti. Quando è arrivato a casa del padre, lo ha trovato sul letto, intorpidito e confuso. Ha immediatamente chiamato il 118 e i Carabinieri, notando anche che qualcuno aveva rovistato nell’appartamento. Il sospetto di un’intossicazione si è presto trasformato in certezza.

Determinante, quasi simbolica, una pentola di spaghetti lasciata sul tavolo della cucina. Proprio quell’apparente dettaglio domestico si è rivelato la chiave dell’indagine: le analisi hanno infatti rilevato la presenza di benzodiazepine, lo stesso principio attivo riscontrato nel sangue della vittima dopo gli accertamenti in ospedale. La cena, promessa come esperienza culinaria d’eccellenza, si era trasformata nel mezzo per stordire la vittima e agire indisturbata.

Quando si è ripreso, il 68enne si è accorto del furto: spariti un orologio, documenti personali, carte di credito e circa 10mila euro in contanti.

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Operativo di Venaria, coordinate dal pubblico ministero della Procura di Ivrea Mattia Francesco Cravero, si sono sviluppate rapidamente grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza e al tracciamento dei pagamenti effettuati con le carte rubate. Le immagini hanno ripreso la donna mentre si allontanava a piedi dall’abitazione con passo spedito, per poi salire, poco distante, su un’auto guidata dal compagno, confermando il coinvolgimento di quest’ultimo.

Non solo. Le stesse immagini hanno smascherato un ulteriore elemento di inganno: la donna aveva dichiarato di essere affetta da una grave patologia invalidante, tale da costringerla su una sedia a rotelle, arrivando anche a presentare istanza per il riconoscimento di un’invalidità permanente. Una versione smentita dai fatti.

Le successive verifiche sui movimenti bancari hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità della coppia e all’abitazione nell’Alessandrino. Durante il blitz, i militari hanno rinvenuto oltre 8mila euro in contanti, parte della refurtiva, l’orologio e le carte della vittima, oltre a farmaci psicotropi — acquistati dal compagno anche utilizzando le carte rubate, come documentato dai sistemi di videosorveglianza di una farmacia.

Nell’appartamento sono stati trovati anche telefoni intestati a prestanome, utilizzati per eludere i controlli, e persino un tesserino falso da psicologa riconducibile alla donna.

Tra tutti gli elementi raccolti, uno in particolare ha colpito gli investigatori: un’agenda contenente un elenco dettagliato di possibili bersagli. Un documento che racconta di una pianificazione fredda, lucida, sistematica. Non un episodio isolato, dunque, ma il possibile tassello di un disegno più ampio, su cui ora gli inquirenti continuano a indagare per capire quante altre volte la coppia possa aver colpito.

Nei giorni scorsi, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari di Ivrea e su richiesta della Procura, è stata eseguita la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dei due.

Una storia che lascia dietro di sé non solo un reato, ma anche un senso profondo di vulnerabilità. Perché a essere tradita, ancora una volta, è stata la fiducia: quella che nasce da un incontro, da una promessa, da un volto che sembrava affidabile.

Il provvedimento è stato emesso nella fase delle indagini preliminari e, per gli indagati, vige la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

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